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Vento, pioggia, canguri e gabbiani: benvenuti a Phillip Island, la pista più imprevedibile (e pericolosa) del mondo

I piloti in azione a Phillip Island 

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Il circuito australiano è un terno al lotto, dove può davvero accadere di tutto
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Se fosse una strada come le altre, sarebbe un rosario di cartelli: attenzione, pericolo! Vento. Pioggia. Freddo. Attraversamento animali: canguri, oche, gabbiani. Occhio, ragazzi: Phillip Island è il circuito più imprevedibile e rischioso del mondo, un terno al lotto, una metamorfosi ambulante. Può accadere di tutto, e da un momento all’altro: lo scorso anno gli organizzatori sono stati costretti addirittura ad anticipare la gara al sabato, e la sprint race – prevista per la domenica – è saltata a causa del maltempo. Ieri, sempre a causa di un temporale, la prima sessione delle prove libere è saltata. Oggi, un forte vento da nord – trasversale al suggestivo rettilineo che pare tuffarsi nel Pacifico - stava per provocare un tamponamento tra Marc Marquez e Martin: alla prima curva, pochi secondi dopo il via. E questa sorta di tramontana è sicuramente complice dell’impressionante incidente che ha coinvolto Bezzecchi e Vinales a 2 tornate dal termine: sono usciti malconci dopo un ruzzolon…

Se fosse una strada come le altre, sarebbe un rosario di cartelli: attenzione, pericolo! Vento. Pioggia. Freddo. Attraversamento animali: canguri, oche, gabbiani. Occhio, ragazzi: Phillip Island è il circuito più imprevedibile e rischioso del mondo, un terno al lotto, una metamorfosi ambulante. Può accadere di tutto, e da un momento all’altro: lo scorso anno gli organizzatori sono stati costretti addirittura ad anticipare la gara al sabato, e la sprint race – prevista per la domenica – è saltata a causa del maltempo. Ieri, sempre a causa di un temporale, la prima sessione delle prove libere è saltata. Oggi, un forte vento da nord – trasversale al suggestivo rettilineo che pare tuffarsi nel Pacifico - stava per provocare un tamponamento tra Marc Marquez e Martin: alla prima curva, pochi secondi dopo il via. E questa sorta di tramontana è sicuramente complice dell’impressionante incidente che ha coinvolto Bezzecchi e Vinales a 2 tornate dal termine: sono usciti malconci dopo un ruzzolone nella ghiaia a trecento all’ora. Altri piloti per terra, traditi dalle condizioni meteo.

Qui è tutto così incerto che nessuno ha ancora scelto quali gomme montare nella gara di domani – piccolo, decisivo particolare -. Impossibile prevedere il meteo con un minimo di attendibilità. Pensare che quello australiano, a meno di un mese dalla fine del campionato, è tradizionalmente un appuntamento decisivo. Ma allora, benedetto don Carlos (Ezpeleta, padre-padrone del motomondiale nonostante Liberty Media): che bisogno c’è di venire qui in autunno?

Martin: “Pioggia, vento. E gli animali?”

Sull’Isola di Filippo, estremo sud-est d’Australia, si passa dal forno d’umidità indonesiana a qualcosa come 10-12 gradi centigradi (e tra pochi giorni, di nuovo a fare la sauna in Thailandia): la divisa d’ordinanza del paddock prevede giaccone e cappello di lana. “Ma la vera incognita sono gli animali”, si lamenta Jorge Martin, leader della classifica. Ecco, questa ci mancava. Venerdì gli steward hanno sventolato le bandiere rosse: con Pecco e gli altri pista, improvvisamente ha attraversato una grossa oca. Fermi tutti. C’è poco da stupirsi: questo è un paradiso selvaggio, ai bordi delle strade – quelle per i comuni mortali – ogni giorno trovate carcasse di wallabies investiti. Sono piccoli canguri che zompano a branchi, una delle principali cause di incidenti. A volte sconfinano sulla pista. Oppure sono gli uccelli, a fare invasione: molti ricorderanno quella volta che un (incolpevole) Andrea Iannone ne face secco uno, centrandolo col casco durante la gara. Episodio tutto sommato fortunato, perché The Maniac poi salì sul podio. Era il 2019, un infuriato Valentino se la prese con Marc Marquez, secondo lui colpevole di averlo volutamente penalizzato: era l’inizio di quel pasticcio che portò al successivo “contatto” di Sepang e fece perdere la stella del decimo titolo al Doc.

Lo scorso anno, Martin stava dominando proprio come in questo week-end: diede un’occhiata alla previsioni del tempo e optò per la gomma morbida davanti, arrivando sui cerchioni all’ultimo giro. In fuga solitaria, il madrileno scivolò in un amen al 5° posto e finì per dire addio al mondiale. Mai fidarsi di Phillip Island, leggete bene il cartello: attenzione, pericolo!

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