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Martin, campione del mondo e di prudenza: “Volevo fare la storia”

Jorge Martin con la maschera omaggio al suo soprannome: Martinator 

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Lo spagnolo soffia il titolo della Motogp a Bagnaia con tre gran premi vinti e tanti piazzamenti. “Il segreto? Prima ero nervoso e non dormivo”
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“Non ti preoccupare, capo. Quest’anno faremo la storia”. Alla fine di maggio, quando Martin scoprì che all’improvviso Ducati gli aveva preferito Marc Marquez — era una vita che il ragazzo sognava di entrare nella squadra ufficiale: due anni prima avevano scelto Bastianini, stavolta era sicuro fosse il suo turno — il mondo gli era crollato addosso. Addio alla Rossa. Albert Valera, il manager, era subito andato a bussare alla Ktm. Niente da fare. Lo aveva preceduto Carlo Pernat, chiudendo un accordo per il suo pilota: Enea, la “Bestia”, anche lui sacrificato da Borgo Panigale sull’altare del catalano. Non rimaneva che Aprilia: complice Aleix Espargaró, una sorta di fratello maggiore per Jorge, l’accordo venne rapidamente trovato. Però, quella era davvero una giornata da mettersi a piangere. Invece, quando nel paddock toscano Martin si mise a chiacchierare col suo “capo”, Paolo Campinoti — patron del team Pramac, che ora avrà le moto Yamaha — gli uscì fuori lo spirito guerriero. “Quest’a…

“Non ti preoccupare, capo. Quest’anno faremo la storia”. Alla fine di maggio, quando Martin scoprì che all’improvviso Ducati gli aveva preferito Marc Marquez — era una vita che il ragazzo sognava di entrare nella squadra ufficiale: due anni prima avevano scelto Bastianini, stavolta era sicuro fosse il suo turno — il mondo gli era crollato addosso. Addio alla Rossa. Albert Valera, il manager, era subito andato a bussare alla Ktm. Niente da fare. Lo aveva preceduto Carlo Pernat, chiudendo un accordo per il suo pilota: Enea, la “Bestia”, anche lui sacrificato da Borgo Panigale sull’altare del catalano. Non rimaneva che Aprilia: complice Aleix Espargaró, una sorta di fratello maggiore per Jorge, l’accordo venne rapidamente trovato. Però, quella era davvero una giornata da mettersi a piangere. Invece, quando nel paddock toscano Martin si mise a chiacchierare col suo “capo”, Paolo Campinoti — patron del team Pramac, che ora avrà le moto Yamaha — gli uscì fuori lo spirito guerriero. “Quest’anno faremo la storia”, appunto. È stato di parola. Campione del mondo, a 26 anni: il secondo titolo iridato, dopo quello del 2018 in Moto3. Ma vuoi mettere il sapore?

Martin e quel mental coach per non pensare troppo

“Il mio nome completo è Jorge Martin Almoguera. Discendo dagli almogavares”, dice orgoglioso di sé. Erano i feroci mercenari medievali che cacciarono gli arabi dalla penisola iberica. Guerrieri, appunto. Anche la scorsa stagione se l’era giocata fino all’ultimo con Bagnaia. “Ma ero troppo nervoso, la sera prima delle gare non riuscivo a prendere sonno. Pensavo troppo”. All’inizio del 2024, il team manager della Pramac, Gino Borsoi, folgorato da L’Arte della Guerra di Sun Tzu, lo ha convinto ad affidarsi a un mental coach. Jorge all’inizio si era rifiutato: “Non sono mica matto”. E poi è arrivato questo professionista spagnolo, molto discreto. Che gli ha insegnato a dire basta all’overthinking. I pensieri. Il talento c’era già: “Ma avete visto la bellezza di quando guida?”, dice di lui Andrea Dovizioso. La grinta non gli è mai mancata. È arrivato l’equilibro, con la capacità di gestirsi e frenare quella fierezza a volte autolesionista.

Martin, le lacrime dietro la visiera

La sua stagione iridata è stata come una collezione di pareggi, inframezzata da qualche vittoria (3 gp, 7 sprint) ma soprattutto rarissime sconfitte. Tipo domenica, nel gp della Solidarietà di Barcellona: terzo al traguardo, rischiando nulla e prendendosi tutto. “A un certo punto nella testa si sono fatte strada delle immagini. Mio padre Ángel, con la sua passione di pilota, e la minimoto cinese che mi aveva regalato per l’Epifania, a 5 anni. La mamma, Susanna, quando preparava da mangiare prima del nostro girovagare nei circuiti”. I genitori trepidavano nel box, accanto a Campinoti e a Maria, la fidanzata. “Mi sono messo a piangere. Mancavano ancora parecchi giri: non pensare, non pensare. Impara dal passato e vivi il presente, perché il futuro non lo conosci”. Tagliato il traguardo, ha celebrato nel suo soprannome, Martinator: da robot, con una maschera di teschio a metà, mandando in frantumi a colpi di pistola un blocco di ghiaccio. Dentro, il casco d’oro col numero 1. Indossato. Campione. “Hasta la vista, baby!”, diceva Schwarzenegger nel film.

Martedì, nella prima giornata di test della stagione 2025, salirà sull’Aprilia. Il numero 1 sulla carena. “Un team ufficiale, finalmente. Una moto costruita per me, un progetto tutto mio: quello che volevo. Voglio fare ancora la storia”.

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