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Sinner giochi la Davis, per amore o per opportunità

Jannik Sinner al Six Kings Slam 

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La Davis è uno sforzo da fare per far tacere i detrattori e non seguire solo i compensi arabi
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Consiglio non richiesto a Jannik Sinner: giochi la coppa Davis. Si vesta d’azzurro e faccia questo sforzo di cui s’intuisce non abbia gran voglia. Non lo dico per la bandiera. Sarebbe la terza vittoria di fila e i successi hanno un rendimento marginale decrescente. Da un certo punto in poi si nota se non vengono. Lo stesso per Sinner. Niente sarebbe più visibile della sua assenza. E i detrattori ne farebbero una prova, dopo tre indizi di scarso amor patrio: 1) ha la residenza, soprattutto quella fiscale a Montecarlo 2) in casa parla tedesco 3) ha declinato un invito del presidente della Repubblica. Manca soltanto che, dopo aver giocato in Arabia saudita per una borsa milionaria, non si presenti a farlo per la gloria.

C’è del vero in questo ragionamento, ma anche del falso. Quasi tutti, …

Consiglio non richiesto a Jannik Sinner: giochi la coppa Davis. Si vesta d’azzurro e faccia questo sforzo di cui s’intuisce non abbia gran voglia. Non lo dico per la bandiera. Sarebbe la terza vittoria di fila e i successi hanno un rendimento marginale decrescente. Da un certo punto in poi si nota se non vengono. Lo stesso per Sinner. Niente sarebbe più visibile della sua assenza. E i detrattori ne farebbero una prova, dopo tre indizi di scarso amor patrio: 1) ha la residenza, soprattutto quella fiscale a Montecarlo 2) in casa parla tedesco 3) ha declinato un invito del presidente della Repubblica. Manca soltanto che, dopo aver giocato in Arabia saudita per una borsa milionaria, non si presenti a farlo per la gloria.

C’è del vero in questo ragionamento, ma anche del falso. Quasi tutti, in quasi tutte le professioni, vanno dove li attira il compenso più alto. Non c’è di che stupirsi, viviamo in una società che segue logiche di mercato e gli eretici non fanno di solito gli atleti professionisti. Chi fa la morale dovrebbe accertarsi di appartenere alle eccezioni, di non essersi mai prestato al miglior offerente, di non figurare tra quelli che hanno perfino cambiato idea politica a seconda del tempo, mettendosi ora a cantare l’inno a squarciagola per non vivacchiare nell’ombra, ma splendere sotto i riflettori. Gli avvocati americani adottano un sistema: difendono qualsiasi categoria di criminali disposti a pagare onorari a molti zeri, poi riservano una parte della loro attività a cause “pro bono”, fornendo prestazioni professionali gratuite a persone svantaggiate o a organizzazioni senza fini di lucro. Anche un tennista dovrebbe mettersi una mano sul cuore e sentirlo battere pur in assenza di montepremi. Troppe partite? Basta scegliere. E magari farlo sincronizzandosi con Alcaraz, lasciando qualche torneo libero da entrambi, alla portata di un vincitore che non sia determinato dal caso e dai crampi.

Questo formato di Davis poi non richiede uno sforzo titanico (stavolta ha ragione Pietrangeli: è un’altra coppa). Evitando il doppio, bastano pochi set in pochi giorni e passa la stanchezza. Se non lo si fa per amore, lo si faccia per opportunismo, per non subire la morale: la sconfitta sarebbe perdonata, la mancata partecipazione no (immagina se Musetti e altri perdessero 2 a 1 in finale). Se poi dovesse scapparci la terza insalatiera di seguito vorrà dire che il destino non ha ricevuto la lista di nozze, ma la festa sarà breve e si andrà a letto presto. E stavolta si può presumere che dal colle non pioverebbero inviti.

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