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È nato Infantrump, l’imperatore dei pallonari

Il presidente americano Donald Trump con il presidente Fifa Gianni Infantino (afp)

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La rubrica settimanale di Gabriele Romagnoli
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John Kennedy amava tutti gli sport, seguì perfino gli esordi del “soccer” in America. Fino a pochi anni fa esisteva un torneo di calcio a lui intitolato. E in Brasile gioca, nel Fluminense, un attaccante di 23 anni misteriosamente chiamato John Kennedy. Non è però questo a spiegare perché venerdì prossimo il sorteggio per la fase finale dei Mondiali 2026 si svolgerà al Kennedy Center di Washington. Fondato nel 1971 in memoria del presidente ucciso a Dallas è nato, lo dice il nome completo, come “Centro per le arti”. Sul suo palco si sono alternati spettacoli di teatro, danza e musica di ogni genere. Finché l’attuale presidente ha avocato a sé la guida, cancellato la programmazione, inserito convegni contro la persecuzione dei cristiani (religione di quasi tutti gli immigrati risospinti oltreconfine) e una veglia per ricordare non Jfk, ma Kirk. Dopodiché, all’indomani dell’anniversario del 22 novembre, via tutto e spazio alla Fifa. Annullata ogni altra concessione, s’avanzino i pallona…

John Kennedy amava tutti gli sport, seguì perfino gli esordi del “soccer” in America. Fino a pochi anni fa esisteva un torneo di calcio a lui intitolato. E in Brasile gioca, nel Fluminense, un attaccante di 23 anni misteriosamente chiamato John Kennedy. Non è però questo a spiegare perché venerdì prossimo il sorteggio per la fase finale dei Mondiali 2026 si svolgerà al Kennedy Center di Washington. Fondato nel 1971 in memoria del presidente ucciso a Dallas è nato, lo dice il nome completo, come “Centro per le arti”. Sul suo palco si sono alternati spettacoli di teatro, danza e musica di ogni genere. Finché l’attuale presidente ha avocato a sé la guida, cancellato la programmazione, inserito convegni contro la persecuzione dei cristiani (religione di quasi tutti gli immigrati risospinti oltreconfine) e una veglia per ricordare non Jfk, ma Kirk. Dopodiché, all’indomani dell’anniversario del 22 novembre, via tutto e spazio alla Fifa. Annullata ogni altra concessione, s’avanzino i pallonari. Gratis, parrebbe, poiché non risulta un contratto d’affitto e di una presunta donazione (dalla dubbia regolarità) non è stata fornita la prova, nonostante le richieste di senatori democratici e mezzi d’informazione. Molte invece le prove dell’affettuosa relazione che lega Donald Trump e Gianni Infantino, quasi una persona sola: Infantrump, l’imperatore, se non del mondo, dei mondiali.

Il presidente della Fifa, ormai perennemente in cravatta rossa, è entrato alla Casa Bianca più spesso di qualsiasi capo di Stato e probabilmente di molti membri dell’esecutivo e di Melania. Una volta ha portato con sé Cristiano Ronaldo e poco dopo il portoghese ha ricevuto la grazia: tolta la giornata di squalifica che l’avrebbe escluso dalla prima partita della Coppa. La Fifa ha avuto un ufficio nella Trump Tower a Manhattan e i due si scambiano complimenti sia in pubblico che su Twitter, come neppure con Elon Musk ai bei tempi andati. In un murale di Tvboy si bacerebbero alla maniera di Salvini e Di Maio in un’estate lontana. Come contraccambiare l’ultimo omaggio? Istituendo un Premio per la pace che verrà consegnato durante il sorteggio. Non si sa chi l’abbia deciso, né chi lo voti, ma è diffuso un sospetto maligno sul vincitore. Tutti a chiedersi chi incontrerebbe l’Italia se arrivasse a dama battendo l’Irlanda del nord (probabile), la Bosnia (possibile) o il Galles (difficile). Altre domande? Scusate, ma allora, visto che avete desecretato tutto, chi ha ucciso John Kennedy? E possiamo metterci seduti tranquilli davanti ai mondiali di Infantrump?

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