Il curaçao è un liquore a base di bucce di arancia amara, spesso messo in commercio nella versione colorata di blu, ho l'impressione che sia un po' passato di moda, ma mi dicono che da qualche parte si trova anche lo spritz blu, per cui non si sa mai. Prende il nome da Curaçao, che è un'isola del Mar dei Caraibi, di fronte al Venezuela, con circa 180 mila abitanti che parlano la lingua dal nome più bello del mondo, il Papiamento o Papiamentu, che è un creolo di origine spagnola e portoghese con innesti olandesi. Già perché Curaçao, come le vicine isole di Aruba e Bonaire (insieme le chiamano, appunto, le isole ABC) è quello che un tempo si chiamava un possedimento o una colonia olandese, e che da pochi decenni è assurto a nazione costitutiva del regno dei Paesi Bassi. Curaçao insomma non è un vero e proprio Stato, però ha la sua nazionale di calcio, che forse non a caso indossa una divisa blu, e pochi giorni fa si è qualificata per la prima volta ai Mondiali maschili che si terranno l'anno prossimo in Canada, Usa e Messico. È il Paese più piccolo che abbia mai conquistato questo onore, stracciando il record dell'Islanda, un colosso da 400 mila abitanti approdato a Russia 2018.
Curaçao si qualifica per la prima volta ai Mondiali di calcio, esplode la gioia dei tifosi
A notizie del genere ci sono due reazioni possibili. Quella per così dire gattusiana di chi si indigna per i criteri di qualificazione decisi dalla Fifa, che non solo tengono l'Italia appesa a un playoff, ma escludono dai Mondiali anche otto dei dieci paesi più popolosi del mondo (ci saranno solo gli Stati Uniti, qualificati di diritto, e il Brasile che è il Brasile; Cina e India non ce l'hanno fatta, e nemmeno la Nigeria di Osimhen, mentre la Russia resta esclusa per via dell'aggressione all'Ucraina). L'altra reazione è quella romantica, probabilmente ingenua: evviva i Mondiali dove, nonostante il football internazionale sia sempre più dominato dai grandi capitali, c'è ancora spazio per favole come quella di Curaçao. O di Haiti, un Paese devastato da terremoti, epidemie e criminalità, che però si è qualificato anche lui. O ancora Capo Verde, piccolo arcipelago africano al largo del Senegal, meno di 500 mila abitanti, qualificato a spese del glorioso Camerun.
E qui un cerchio si chiude, perché anche la nazionale di Capo Verde ha la maglia blu, e anche a Capo Verde si parla un creolo portoghese simile al Papiamentu, visto che i mercanti portoghesi provenienti (con i loro schiavi) dall'Africa occidentale furono tra i colonizzatori di Curaçao e delle altre isole caraibiche. Magari ai Mondiali tra tutto questo blu ci sarà spazio anche per un po' di azzurro. Magari.
P.s.: di Curaçao e di Capo Verde e delle loro nazionali hanno scritto rispettivamente Angelo Carotenuto e Gabriele Romagnoli nelle loro belle rubriche su Repubblica.
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