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Il ministero di Abodi è un cucù

(ansa)

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La rubrica “È sempre domenica”
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Metti che il proverbiale, invadente marziano a Roma, dopo aver assistito allo spettacolo teatrale dell’assalto alla Federazione Calcio si aggirasse chiedendo: «Scusi, ma a che cosa serve esattamente il ministro dello Sport?». Le domande ingenue sono quelle a cui è più difficile rispondere. Finché non vengono fatte si può fingere che il fondamento di una cosa sia innato, poi tocca invece spiegarlo. E va detto che questo ministero è un cucù, a volte sbuca, a volte no. A volte compare da solo, altre in compagnia. Già negli Anni Cinquanta s’affacciò con Turismo e Spettacolo, titolare il Dc Giovanni Ponti. Poi s’abbinò ad altro, tipo la Gioventù, atletica per definizione. In Olanda l’affiancano a Salute e Welfare. In Grecia a Istruzione e Affari religiosi, amen. È raro in Europa avere un ministro esclusivo per la materia. In Italia, quando accade, il mondo sportivo esulta perché, si dice, ne viene riconosciuta la rilevanza. Poi il designato, tra una comparsata e l’altra, prova a toccare qu…

Metti che il proverbiale, invadente marziano a Roma, dopo aver assistito allo spettacolo teatrale dell’assalto alla Federazione Calcio si aggirasse chiedendo: «Scusi, ma a che cosa serve esattamente il ministro dello Sport?». Le domande ingenue sono quelle a cui è più difficile rispondere. Finché non vengono fatte si può fingere che il fondamento di una cosa sia innato, poi tocca invece spiegarlo. E va detto che questo ministero è un cucù, a volte sbuca, a volte no. A volte compare da solo, altre in compagnia. Già negli Anni Cinquanta s’affacciò con Turismo e Spettacolo, titolare il Dc Giovanni Ponti. Poi s’abbinò ad altro, tipo la Gioventù, atletica per definizione. In Olanda l’affiancano a Salute e Welfare. In Grecia a Istruzione e Affari religiosi, amen. È raro in Europa avere un ministro esclusivo per la materia. In Italia, quando accade, il mondo sportivo esulta perché, si dice, ne viene riconosciuta la rilevanza. Poi il designato, tra una comparsata e l’altra, prova a toccare qualcosa e s’alza il grido: giù le mani della politica dallo sport. Sarà stato questo a indurre l’attuale titolare ad agire dietro le quinte, mandando in scena l’imbarazzato presidente per caso del Coni, con una pistola finta in mano, a cercare di uccidere il padre.

L’elenco dei predecessori che ebbero la denominazione nell’incarico è questo: Melandri (governo Prodi bis), Gnudi (con Monti), Idem (Letta), Lotti (Gentiloni), Spadafora (Conte bis). E ora, con Meloni, Abodi. Lotti è quello che si è divertito di più, ma era una sua naturale inclinazione. Idem la più effimera, indotta a dimissioni per cui altri hanno resistito secoli e alcuni ancora resistono. Spadafora il più coerente: ammise di non conoscere il mondo dello sport quando fu nominato e lo ribadì andandosene dopo 17 mesi, poi precisò che non era quello il punto, contava aver elaborato strategie, ma non specificò quali fossero state. Non si è ancora capito se occorra un’esperienza sportiva o una gestionale, pare si escluda che servano entrambe. Abodi ha fatto il presidente di B, già allora considerando la serie cadetta una vetrina dell’Italia autentica e meno in vista, tipo il nuovo canale 57. Poi è passato con successo alla presidenza del credito sportivo, ma dare credito non significa avere credito. In comune, rileggendo l’elenco, i ministri trascorsi hanno che l’incarico non è stato esattamente un trampolino per le stelle, anzi. E questo dà conforto in vista delle prossime e sempre più vicine elezioni. Ci sono allenatori che imbroccano i cambi. O che vengono esonerati.

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