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Fenomenologia di Bublik, l’ex genio intermittente

Alexander Bublik
Alexander Bublik (afp)

L'approfondimento sulla giornata agli Australian Open

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Fino a qualche tempo si sentiva ripetere: “Mi piace perché è uno alla Bublik”, oppure “alla Kyrgios”, “alla Paire”, “alla Gulbis”. Anni prima si diceva “alla Dolgopolov”, “alla Dustin Brown” oppure “alla Santoro”. Tennisti con poco in comune se non l’estro, i comportamenti talvolta eccentrici, il piacere del colpo impossibile che va a segno. Decoubertiniani all’eccesso: per loro l’importante è partecipare e, soprattutto, stupire.

Adesso, da questa lista di nomi eccellenti si deve – forse – cancellare quello di Alexander Bublik, classe 1997, nato a Gatcina, a sud di San Pietroburgo, che ha deciso di rinunciare alle vecchie magie e di provare a diventare un serio Top Ten, uno che vince tre o quattro tornei l’anno e va avanti nei tabelloni negli Slam. Meno tweener, basta servizi dal basso, avanzamenti arditi solo quando c’è la chance di fare punto, rinuncia a fracassare le racchette. La decisione di cambiare registro è di un anno fa, paradossalmente preceduta da pensieri di ritiro dal circuito. A determinarla, il rapporto con il piccolo Vasily, nato il 16 agosto 2022 (la data ha qualche significato in questa vicenda) e le parole della moglie Tatiyana, detta “Tati”.

Il russo naturalizzato kazako racconta di aver visto il figlio imitare i suoi gesti poco sportivi, come lanciare la racchetta dopo uno scambio finito male, e di aver da allora migliorato il comportamento in campo: “Non voglio che Vasily debba un giorno vergognarsi di suo padre”. A Tati riconosce il merito di essergli rimasta accanto, nell’ombra, nei periodi bui seguiti ai tentativi falliti di mettere ordine alla vita (eccessi alcolici compresi) e al lavoro. La novità è che il successo in un torneo gli sembra valere più di una sconfitta infarcita di magie che esaltano il pubblico.

La stretta di mano tra Bublik e De Minaur
La stretta di mano tra Bublik e De Minaur 

Gli effetti del cambiamento sono stati pressoché immediati. Quindici giorni dopo essere stato battuto da Jannik Sinner nei quarti del Roland Garros (6-1 7-5 6-0), Bublik si vendica sull’erba di Halle eliminando l’allora numero 1 ATP con il punteggio di 3-6 6-3 6-4. In finale mette sotto Daniil Medvedev. Poi vince, quasi in sequenza, gli ATP 250 di Gstaad, di Kitzbühel e di Hangzhou. Agli US Open incrocia di nuovo Sinner negli ottavi e stavolta incassa un eloquente 6-1 6-1 6-1. Ma tra lui e il ragazzo rosso c’è un rapporto di ammirazione e affetto reciproci, forse dovuto anche al fatto che Jannik è nato il 16 agosto come Vasily. Al termine del match Alexander gli sussurra: “You’re incredible… It’s crazy. I’m not that bad”. Stima e autostima, con quel “non sono poi così male”. La relativa clip diventa virale sui social.

Il 2026, poi, comincia con il titolo conquistati a Hong Kong ai danni di Lorenzo Musetti (7-6 6-3) e l’approdo tra i Top Ten.Una favola a lieto fine, quindi? A dar retta ai commenti dei tifosi, no. Loro preferivano il Bublik perdente e divertentissimo a quello vincente ma “normale”, oppure a quello ugualmente perdente ma spento, senza show né pazzie: nell’ottavo di oggi viene dominato (6-4 6-1 6-1) dal beniamino di casa Alex de Minaur e, a parte un paio di scambi a ridosso della rete nel terzo set, il match è tra i meno godibili degli AusOpen 2026. Non che sugli altri campi del torneo maschile si sia visto qualcosa di meglio. Alexander Zverev si sbarazza di Francisco Cerundolo (6-2 6-4 6-4), Learner Tien umilia Medvedev (6-4 6-0 6-3). L’unico ottavo di finale davvero combattuto è Carlos Alcaraz vs Tommy Paul, durato quasi tre ore sebbene non sia stato necessario un quarto set per il passaggio di turno dello spagnolo. Il punteggio, 7-6 6-4 7-5, è come un grafico dell’andamento del match. L’americano corre, contrattacca, cerca in ogni modo un varco nel tennis mai scontato del capofila ATP. È una vittoria che racconta la maturità dell’ex allievo di Juan Carlos Ferrero: meno circo, più dominio, stessa capacità di far sembrare inevitabile ciò che per gli altri è impossibile.

Elina Svitolina
Elina Svitolina 

L’ultima partita della giornata nella Rod Laver Arena ha un particolare valore, come dire?, geopolitico: lo scontro tra le numero 1 di Russia e Ucraina, Mirra Andreeva, 7 WTA, 18 anni, ed Elina Svitolina, 12 WTA, 31 anni. La moglie di Gaël Monfils, che visibilmente frigge nel suo angolo, parte benissimo, ordinata e potente. La moscovita va in confusione, come talvolta le accade se messa sotto pressione, sbaglia troppo e rinuncia presto a combattere. Nel secondo set Svitolina deve soffrire un po’ di più, ma ha motivazioni ed esperienze che per ora difettano ad Andreeva. Il break nel decimo game cristallizza il risultato sul 6-2 6-4. Ovviamente, all’uscita dal campo le due ragazze non si salutano, come accade tra russe e ucraine dal giorno dell’aggressione di Putin, nel 2022. La felicità di Elina è anche dovuta alla piccola soddisfazione regalata ai connazionali che sopravvivono sotto le bombe, senza elettricità né riscaldamento, in uno degli inverni più freddi del secolo.

A Melbourne, invece, il caldo estremo continuerà a condizionare il torneo nei prossimi giorni. Dopo il sabato rovente che ha messo in crisi Sinner, oggi s’è registrata una tregua relativa. Domani, quando Sinner tornerà in campo contro Luciano Darderi, la colonnina risalirà verso i 30 gradi: non un inferno, ma abbastanza per rendere critiche le ore centrali e spingere gli organizzatori a giocare d’anticipo con le coperture. Martedì 27, primo giorno dei quarti della parte alta del tabellone, è invece annunciato come il punto di massima tensione climatica, con una punte fino a 43 gradi e probabilità di pioggia quasi nulle. Il giorno successivo le temperature dovrebbero rientrare sotto i 30 gradi, ma in un contesto ancora secco e pesante, che non cancella i rischi per chi ha già mostrato segni di sofferenza dovuti al caldo.

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