Parole e fatti. Alla vigilia del match-clou di oggi, Alex de Minaur aveva detto: “Sono entusiasta all’idea della battaglia. Non ho mai battuto Alcaraz finora, ma c’è sempre una prima volta per tutto. Spero che accada martedì”. Ora che il martedì è arrivato, i fatti sono che, dopo dodici minuti di scambi, l’australiano di formazione spagnola è sotto 3-0 e che le formidabili variazioni del murciano sembrano sgretolare le sue sicurezze. Invece no: passa un quarto d’ora e de Minaur, veloce e preciso, agguanta l’avversario. Con il sostegno della quasi totalità del pubblico della Rod Laver Arena e sotto gli occhi del mentore Lleyton Hewitt, Alex dà spettacolo tanto quanto Carlos, lo aggredisce con i passanti incrociati e gli sventagli a uscire, lo costringe a sbagliare spesso, ma è comunque costretto a cedere nel dodicesimo game (7-5).
Il guaio per de Minaur è che, una volta dimostrato che il numero 1 del seeding è contendibile dal numero 6, la partita non deraglia più dai binari delle previsioni. Che lo vedono inevitabilmente soccombere. Alcaraz ottiene un break in apertura e uno nel finale: accade sia nel secondo set (6-2), sia nel terzo e ultimo (6-1). Per de Minaur, la vittoria contro l’ex allievo di Juan Carlos Ferrero diventa adesso l’obiettivo del prossimo testa-a-testa, il settimo in cinque stagioni, che approccerà con un bilancio di sei match persi e due set vinti contro tredici persi. I numeri perimetrano una superiorità che rende superfluo ogni ulteriore commento. La semifinale di venerdì sarà la prima in Australia per il capofila del ranking ATP, oggi talmente soddisfatto da accettare, su richiesta del maestro di cerimonie Jim Courier, di esibirsi in numeri da prestigiatore con la racchetta: uno show che entusiasma chi ha già digerito sugli spalti la delusione per la débâcle di de Minaur.
Battendo Learner Tien con un eloquente 6-3 6-7 6-1 7-6, è Alexander Zverev ad approdare al penultimo atto degli AusOpen 2026 nella parte alta del tabellone. La partita con il californiano di origine vietnamita si sviluppa lungo la linea sottile che separa l’ambizione di un newcomer dalla solidità di chi sa già come si vincono i quarti di uno Slam. Nel primo set il tedesco trova profondità e protezione col servizio: gli basta un break per cominciare al meglio. Tien però non arretra, regge gli scambi, migliora con la prima di servizio, nel tie-break del secondo parziale s’impone con personalità (7-5). Zverev reagisce nel modo più semplice ed efficace: alza la percentuale di prime, riduce il rischio, prende campo. Il terzo set scivola via, con l’inerzia che sembra definitivamente dalla sua parte. Ma Learner resta lì, rimette ordine al proprio gioco, porta anche il quarto parziale al tie-break, nel quale però l’esperienza di Sascha fa la differenza (7-3).
Quattro dati resocontano bene la dinamica del match: Zverev chiude con 24 ace e un solo doppio fallo; Tien risponde con 11 ace, troppo pochi, e paga assai i 9 doppi falli, compiuti perlopiù quando è indispensabile la continuità. La differenza la fanno la capacità del tedesco di trasformare il colpo iniziale in un’assicurazione e l’inesperienza di Learner se si tratta di sostenere il peso dell’aggressività dell’avversario. L’allievo di Michael Chang, recente vincitore delle Next Gen Finals, conferma comunque di non essere una parentesi effimera del torneo e del circuito. Crescerà in fretta. Zverev passa senza dare spettacolo ma con autorità: non domina, controlla. Ed è ciò che potrebbe servirgli per mettere in difficoltà Alcaraz e arrivare fino alla finale di Melbourne dopo quella persa nel 2024.
Nei due appuntamenti dei quarti di finale femminili, Aryna Sabalenka ed Elina Svitolina si sbarazzano con imbarazzante autorevolezza delle rispettive avversarie americane, la giovane Iva Jovic (6-3 6-0 in un’ora e mezza) e l’ormai espertissima Coco Gauff (6-1 6-2 in 59 minuti). Da appassionato di geopolitica, mi verrebbe da dire che l’ucraina moglie di Gaël Monfils può così continuare la missione per conto del suo popolo: dopo aver eliminato domenica la russa Andreeva, giovedì avrà la possibilità di fare altrettanto con la bielorussa Sabalenka. Per fortuna, il tennis se ne infischia delle follie dei grandi del mondo, visto che sui campi in sintetico, erba e terra rossa non possono schierare carri armati o milizie personali a favore dei propri beniamini: figuriamoci quindi se, al tennis, importano le mie ubbìe.