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A New York la giornata dell’orgoglio azzurro

Lorenzo Musetti 

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Grande prova degli italiani nel primo turno degli Us Open
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Piove su Broadway, su Manhattan, sul Queens. Per ore a Flushing Meadows circolano solo ombrelli. La pioggia sul tennis ha precedenti letterari illustri. Il primo, forse, è del 1913 quando Osip Mandel'štam, che il tennis lo praticava, nella raccolta "La pietra" descrisse in versi una palla che "vola da sola, come un'esca magica", un tennista che è un "soldato attico, innamorato del suo nemico", i brandelli di nubi di temporale che s'addensano sulle dacie fuori San Pietroburgo mentre "il lillà odora di benzina". Il temporale, in quei versi, non interrompe il gioco: lo circonda, come un presentimento. L'anno dopo arriva la guerra.

La rivelazione di Berrettini

Altrettanto metaforicamente, è pioggia acida quella che scatena la rivelazione di Matteo Berrettini che finor…

Piove su Broadway, su Manhattan, sul Queens. Per ore a Flushing Meadows circolano solo ombrelli. La pioggia sul tennis ha precedenti letterari illustri. Il primo, forse, è del 1913 quando Osip Mandel'štam, che il tennis lo praticava, nella raccolta "La pietra" descrisse in versi una palla che "vola da sola, come un'esca magica", un tennista che è un "soldato attico, innamorato del suo nemico", i brandelli di nubi di temporale che s'addensano sulle dacie fuori San Pietroburgo mentre "il lillà odora di benzina". Il temporale, in quei versi, non interrompe il gioco: lo circonda, come un presentimento. L'anno dopo arriva la guerra.

La rivelazione di Berrettini

Altrettanto metaforicamente, è pioggia acida quella che scatena la rivelazione di Matteo Berrettini che finora nessuno aveva avuto l'animo di fare con tanta chiarezza: gli scommettitori sono talmente impudenti da minacciare di morte i giocatori. Il romano ha raccontato un episodio accaduto nel giugno scorso al Roland Garros: suo fratello Jacopo ricevette sul cellulare messaggi di minaccia, "Matteo è scarso. Se non gli dici di perdere, uccideremo la tua famiglia". Non è un caso isolato: per esempio, di recente nel mirino sono finite anche Lucrezia Stefanini, destinataria su WhatsApp della foto di una pistola, ed Elina Svitolina. Berrettini ha chiesto di proteggere i giocatori e di creare un ambiente sicuro per tutti, ricordando che soprattutto nei Challenger è impossibile controllare chi entra e chi esce dalle tribune. Io mi limito a sottolineare che quest'anno a Roma, a Parigi, perfino a Wimbledon la presenza a bordo campo di gruppi di scommettitori italiani molto aggressivi era più che evidente.

La rimonta di Cobolli

In mattinata, a Flavio Cobolli importa poco della pioggia: il tetto mobile del Louis Armstrong Stadium è chiuso. Cede malamente i primi due set all'avversario, l'argentino Francisco Comesana, 25 anni, 119 ATP (ma è una posizione bugiarda). Per più di un'ora sembra incapace di combattere e di reagire. Poi le gocce sul tetto si fanno meno insistenti, e magicamente lui si riprende: sotto 3-6 2-6, comincia a macinare servizi e vincenti. Non è la prima né sarà l'ultima volta che l'approccio di Flavio a uno Slam è ad altissimo rischio e tensione. Va a prendersi i tre set successivi (6-3 6-4 6-4) ma fino all'ultimo errore di Comesana, quando si gioca da 4 ore e 11 minuti, ci lascia tutti lì a soffrire con lui.

Bellucci dilaga

Il fatto è che quando a qualche torneo Jannik Sinner non s'iscrive, dà forfait o viene eliminato, gli altri italiani si ringalluzziscono. Alla finale di Davis a Bologna, l'anno scorso, Cobolli e Matteo Berrettini si prendono in carico la squadra e la conducono al terzo titolo consecutivo: senza Sinner. A Wimbledon 2024 Lorenzo Musetti arriva in semifinale dopo che Sinner si ferma ai quarti. All'ultimo Roland Garros, Cobolli e Matteo Arnaldi si ritrovano contro in semifinale (passerà il turno il romano per il ritiro del ligure) anche perché il numero 1 del mondo è uscito di scena al secondo turno, battuto da Juan Manuel Cerundolo. Così, quando nel pomeriggio newyorkese riprende l'attività sui campi scoperti, fanno faville sia Mattia Bellucci sul 10, sia il carrarino numero 19 ATP sul rettangolo del Grandstand. Il varesotto, dopo un'attesa resa snervante dai rinvii, liquida in tre set l'ungherese Zsombor Piros, 118 ATP, arrivato dalle qualificazioni: 6-4 6-2 6-0, appena sei game concessi in tutto e un terzo set a zero che è un messaggio di fiducia. Solo nel primo parziale Piros riesce a restare in scia, poi cala e Bellucci dilaga.

La ritrovata solidità di Musetti

Ancora meglio fa Musetti, al rientro in uno Slam dopo l'infortunio che gli è costato Roland Garros e Wimbledon. Sul Grandstand l'esordio non era dei più morbidi: Arthur Fery, britannico nato a Sèvres da famiglia francese, è la sorpresa dell'estate. A giugno era fuori dai primi cento del mondo, poi sull'erba dei Championships si è inventato una cavalcata fino alla semifinale, l'exploit che gli ha cambiato la carriera, e pochi giorni fa ha giocato la sua prima finale nel circuito maggiore a Winston-Salem. Oggi a New York, non c'è storia: l'allievo di Simone Tartarini concede undici game al piccolo Arthur, classe 2002, 33 ATP: 6-3 6-3 7-5. Il punteggio è il combinato disposto della maggiore qualità espressa da Musetti e del tasso di errore del giocatore cresciuto sui campi del Westside Lawn Tennis Club, a due passi dall'All England Club, figlio di Olivia, ex professionista e socia proprio del circolo dei Championships. Per Musetti, al sesto tabellone principale consecutivo a Flushing Meadows, è un rientro che pesa perché New York, per lui, è speciale: qui un anno fa raggiunse i quarti, fermato da Sinner, e qui nel 2018 giocò da juniores la finale del torneo. Al secondo turno troverà l'australiano Dane Sweeny, che ha goduto del ritiro del francese Corentin Moutet nel terzo set.

La battaglia tra Sonego e Zverev

A notte ormai fonda, quando in Italia è giornata piena, non c'è il rombo della pioggia a disturbare il campo centrale, dove il protagonista è Lorenzo Sonego. Il torinese, adesso allenato da Vincenzo Santopadre, affronta a viso aperto Alexander Zverev, testa di serie numero 1, e lo costringe a una battaglia di 4 ore e 53 minuti che non meriterebbe un perdente. Finisce 6-4 3-6 6-7 7-5 6-4 per il tedesco, ma la differenza sta tutta in cinque punti: 174 a 169. Sonego lotta fino all'ultimo come un leone, e nei momenti che contano è il più lucido dei due: vince venti dei ventisette punti "di pressione", sfrutta tre palle break su cinque mentre Zverev ne converte 5 su 22, a rete passa 51 volte su 71 discese. Nel quinto set il tedesco strappa il servizio in apertura e deve poi difendere il vantaggio con fatica, punto su punto, fino alla fine.

Una sconfitta che lascia consapevolezza

Partita bellissima, di alta qualità anche spettacolare (61 vincenti per Zverev, 51 per Sonego), favorita da una temperatura notturna che consente a entrambi di mantenere un livello eccezionale fino all'ultimo scambio. Pur sconfitto, Lorenzo conferma il proprio valore assoluto, tecnicamente e soprattutto come carattere. A 31 anni è in condizioni fisiche ottimali – quasi quattro chilometri percorsi sul cemento dell'Arthur Ashe – e la presenza all'angolo del tecnico romano, per anni guida di Berrettini e motivatore di rara efficacia, lo sta aiutando molto. Alla fine, l'abbraccio a rete tra i due è tra le immagini più belle della giornata. Sonego lascia New York con la certezza di poter chiudere la stagione in crescendo. Ed è una consapevolezza che deve avere anche il tennis italiano.

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