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Massimo Mauro: la Fiorentina è un dramma sportivo, non sociale. Il club richiami Pioli

I giocatori della Fiorentina dopo la sconfitta con il Verona (cge)

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La rubrica ‘Visti dall’Ala’
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Inizio dalla situazione della Fiorentina, che sta vivendo un dramma sportivo di dimensioni enormi. Però non ne farei anche un dramma sociale, ed è pazzesco che i tifosi non capiscano che stressare l’ambiente non fa altro che peggiorare le cose. Esiste anche il fattore fatalità: la squadra è vittima di una sfortuna pazzesca. A Kean la scorsa stagione bastava guardare la palla perché entrasse in rete, in questa non c’è verso. De Gea sul primo gol del Verona è stato imbarazzante, mentre il cross sul secondo è rimasto in campo per un centimetro. Insomma, è la tempesta perfetta. Io, pur non accusando Vanoli che è un buonissimo allenatore, richiamerei Pioli. Mi sembra l’unico modo per dare una scossa e provare a uscire da questa situazione. Non semplice, al di là delle zero vittorie nelle prime 15 gare. Sarebbe infatti meglio avere una squadra abituata a lottare in queste situazioni che una quella qualità. Ovvio che i giocatori ci devono mettere qualcosa in più, ma capisco anche lo stato d’…

Inizio dalla situazione della Fiorentina, che sta vivendo un dramma sportivo di dimensioni enormi. Però non ne farei anche un dramma sociale, ed è pazzesco che i tifosi non capiscano che stressare l’ambiente non fa altro che peggiorare le cose. Esiste anche il fattore fatalità: la squadra è vittima di una sfortuna pazzesca. A Kean la scorsa stagione bastava guardare la palla perché entrasse in rete, in questa non c’è verso. De Gea sul primo gol del Verona è stato imbarazzante, mentre il cross sul secondo è rimasto in campo per un centimetro. Insomma, è la tempesta perfetta. Io, pur non accusando Vanoli che è un buonissimo allenatore, richiamerei Pioli. Mi sembra l’unico modo per dare una scossa e provare a uscire da questa situazione. Non semplice, al di là delle zero vittorie nelle prime 15 gare. Sarebbe infatti meglio avere una squadra abituata a lottare in queste situazioni che una quella qualità. Ovvio che i giocatori ci devono mettere qualcosa in più, ma capisco anche lo stato d’animo di Dodò: come scende in campo un giocatore dopo le minacce alla moglie?

Milan, basta con la favola del corto muso

Nella lotta scudetto la giornata di campionato ha chiarito poco, nel senso che manca il filotto di vittorie per una fuga e la vera squadra leader ancora non la conosciamo. Il Milan ad esempio continua a non battere le neopromosse, ma non solo: con il Sassuolo ha rischiato proprio di perdere. Direi che la favoletta del corto muso, del gol che basta a portare a casa il risultato, è andata abbastanza fuori moda. Il Milan di quest’anno non ha equilibrio, nè tattico, nè mentale. La voce generale è che serva un attaccante di peso, e su questo siamo tutti d’accordo. Ma questi attaccanti in giro ci sono? Ribadisco, in una grande squadra la programmazione è una delle qualità migliori, consente di cambiare poco e lavorare meglio. Quindi giocare in anticipo è sempre le cosa migliore. Sui singoli invece, penso che Allegri dovrà essere molto bravo a far riposare Modric al momento opportuno. Il livello del croato non si discute, ma anche lui ha bisogno di tirare il fiato.

L’Inter ha dimostrato di saper soffrire

All’Inter invece gli attaccanti non fanno difetto: ha due titolari molto forti, ha possibilità di fare cambi (uno con un centravanti italiano di alto livello come Esposito) senza contraccolpi. Con il Genoa è arrivata una bella vittoria, sono arrivati gol e per larga parte della gara un gioco di qualità che comunque l’Inter esprime spesso. Mi è piaciuto molto Luis Henrique: grande corsa e umiltà, pochi fronzoli, tipico giocatore utilissimo per una grande. Insomma, se hai una rosa così è giusto essere primi, anche se poi il dato che vorrei sottolineare è l’atteggiamento da provinciale mostrato quando il Genoa ha attaccato a pieno organico. La squadra di Chivu ha finalmente evidenziato quella capacità di soffrire che a volte in questa fase della stagione era mancata.

Juve in crescita, ma resta il dilemma dell’attacco

La Juve ha fatto una buonissima partita a Bologna, incominciata fortunosamente vista la traversa di Zortea e la grande parata di Di Gregorio. Scampati i pericoli, Yildiz, Locatelli e McKennie hanno alzato il livello, e anche Spalletti ci ha messo del suo sistemando la squadra in campo. Resta il dilemma dell’attacco. Su David me la cavo con una esclamazione. Boh! Chi ci capisce è bravo. Openda meglio, va in profondità, è arzillo, almeno fa i movimenti giusti per tirare in porta. Le prospettive sembrano in miglioramento in difesa, soprattutto se tornerà al 100% Bremer. Certo, per andare oltre la lotta per il quarto posto servono i gol del reparto offensivo. Con questi numeri però è dura. Scrivo anche una cosa sull’offerta di acquisto del club avanzata nei giorni scorsi. Penso non sia corretto avanzare certe proposte in quei termini – con comunicato su Instagram - da parte di persone che sono già dentro la società. La Juve non può andare nelle mani di due sconosciuti anche se ricchi. In tal senso ho accolto con piacere le precisazioni della proprietà.

Napoli stanco e sfortunato, ma si poteva fare qualcosa in più

Il Napoli sta soffrendo un calendario pieno di impegni. Una grande squadra deve essere capace di gestire tre competizioni, però se hai la sfortuna di incappare in tutti quegli infortuni rischi qualcosa di sgradevole, tipo il terribile secondo tempo di Udine. Comunque, anche se vuoti di energie, i giocatori dovevano fare qualcosa di più. La società ha costruito un organico di valore assoluto, ora sta a Conte – e sono certo che riuscirà – trovare la via d’uscita da questo momento complicata.

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