LONDRA - Oggi è il "giorno della disperazione", titolano i giornali inglesi. E domani nella City andrà ancora peggio. Secondo una stima della London Business School, la sconfitta con l'Australia a Twickenham - che ha provocato la clamorosa uscita dai mondiali di rugby dei padroni di casa - farà calare dello 0,5% l'indice della Borsa. In ballo ci sono 3 miliardi di sterline, 4 miliardi e mezzo di euro. E' un disastro anche per gli sponsor della World Cup: piange Canterbury, produttrice delle maglie della Rosa; e Heineken, con i pub che si svuoteranno per le prossime partite (in caso di vittoria finale dei Leoni, si prevedevano 25 milioni di pinte per un introito di 130 milioni di euro). "Il sogno di una nazione è finito", titola il Sunday Telegraph.
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"Questa sconfitta non avrà solo serie conseguenze negative sul prestigio nazionale, sulla nostra serenità e sulle casse degli ambulanti che vendono panini davanti allo stadio. Qui si tratta dell'intera economia". Le tariffe della pubblicità in tv caleranno del 40%: Itv, il canale che gestisce l'evento, perderà tra 1,3 e 2,7 milioni di euro a partita. Nei supermarket le vendite di superalcolici e snack aumentavano del 20% alla vigilia dei match dell'Inghilterra: addio profitti. Non resta che puntare sul mezzo milione di turisti attesi per la rassegna iridata da metà settembre e fino al 31 ottobre.
Era da 6 anni, dal giorno in cui si era aggiudicata l'organizzazione della World Rugby Cup, che l'Inghilterra lavorava a questo evento (secondo solo ai mondiali di calcio e alle Olimpiadi estive): l'apoteosi di uno sport che è nato qui, una mattina del 1823, quando lo studente di un college - William Webb Ellis - "con grande disprezzo delle regole del calcio prese la palla con le mani e cominciò a correre". Ha trasformato l'appuntamento con la storia in un business da 3 miliardi e mezzo di euro, 41.000 nuovi posti di lavoro, 13 stadi esauriti con settimane di anticipo. E poi ha allestito una squadra giovane, ambiziosa, investendo un tesoro in tecnici, preparatori atletici, nutrizionisti, psicologi. Una sola cosa non ha previsto - non poteva prevedere -: il sorteggio.
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Inserita nel "girone della morte", la squadra inglese ha sofferto un po' all'esordio con i giganti delle Fiji ed è scivolata - ancora a Twickenham - con gli odiati Gallesi, gettando via una partita a lungo dominata. La lezione subìta dai Canguri ha fatto precipitare un intero paese nello sconforto (mentre nella vicina Cardiff la gente usciva nelle strade a festeggiare). "Abbiamo deluso tutta la nazione", dice il capitano Chris Robshaw, disperato sulla prima pagina del Sunday Times. Molti lo accusano di aver rovinato tutto 8 giorni fa, quando all'ultimo secondo aveva l'occasione per pareggiare con i gallesi ma ha voluto rischiare tutto (e ha perso). "Siamo stati umiliati nel nostro Tempio. Che disastro", piange l'allenatore Stuart Lancaster. E non ancora è finita.
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"Questa sconfitta non avrà solo serie conseguenze negative sul prestigio nazionale, sulla nostra serenità e sulle casse degli ambulanti che vendono panini davanti allo stadio. Qui si tratta dell'intera economia". Le tariffe della pubblicità in tv caleranno del 40%: Itv, il canale che gestisce l'evento, perderà tra 1,3 e 2,7 milioni di euro a partita. Nei supermarket le vendite di superalcolici e snack aumentavano del 20% alla vigilia dei match dell'Inghilterra: addio profitti. Non resta che puntare sul mezzo milione di turisti attesi per la rassegna iridata da metà settembre e fino al 31 ottobre.
Era da 6 anni, dal giorno in cui si era aggiudicata l'organizzazione della World Rugby Cup, che l'Inghilterra lavorava a questo evento (secondo solo ai mondiali di calcio e alle Olimpiadi estive): l'apoteosi di uno sport che è nato qui, una mattina del 1823, quando lo studente di un college - William Webb Ellis - "con grande disprezzo delle regole del calcio prese la palla con le mani e cominciò a correre". Ha trasformato l'appuntamento con la storia in un business da 3 miliardi e mezzo di euro, 41.000 nuovi posti di lavoro, 13 stadi esauriti con settimane di anticipo. E poi ha allestito una squadra giovane, ambiziosa, investendo un tesoro in tecnici, preparatori atletici, nutrizionisti, psicologi. Una sola cosa non ha previsto - non poteva prevedere -: il sorteggio.
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Inserita nel "girone della morte", la squadra inglese ha sofferto un po' all'esordio con i giganti delle Fiji ed è scivolata - ancora a Twickenham - con gli odiati Gallesi, gettando via una partita a lungo dominata. La lezione subìta dai Canguri ha fatto precipitare un intero paese nello sconforto (mentre nella vicina Cardiff la gente usciva nelle strade a festeggiare). "Abbiamo deluso tutta la nazione", dice il capitano Chris Robshaw, disperato sulla prima pagina del Sunday Times. Molti lo accusano di aver rovinato tutto 8 giorni fa, quando all'ultimo secondo aveva l'occasione per pareggiare con i gallesi ma ha voluto rischiare tutto (e ha perso). "Siamo stati umiliati nel nostro Tempio. Che disastro", piange l'allenatore Stuart Lancaster. E non ancora è finita.