LONDRA - Domenica dopo la sconfitta con l'Irlanda Sergio Parisse lo ha indicato come uno dei possibili leader della nazionale del futuro, ma Edoardo "Ugo" Gori ancora sul serio in questo ruolo non si prende. "No, certo, fa piacere, ma prima di diventare un leader in campo devo ancora lavorare molto. E' vero che la Nazionale fra un po' rinuncerà ad alcuni giocatori che ne sono stati la spina dorsale, amici in campo e fuori. Anche io ho amici in questa squadra, Campagnaro, Minto e altri. Ma l'amicizia deve diventare un sodalizio in campo, se ci sarà permesso di giocare ancora molto insieme, allora, forse, diventeremo il nuovo asse portante di questa squadra".
Proviamo a fare un bilancio di questo mondiale.
"Un mondiale a mezzavia si dice dalle mie parti. Dobbiamo assolutamente vincere contro la Romania, sarà una partita difficile, ma dobbiamo mantenere la stessa intensità e concentrazione avute contro l'Irlanda. Certo l'eliminazione ha lasciato un grande senso di delusione e frustrazione, come quattro anni fa quando sempre l'Irlanda ci eliminò a Dunedin. L'immagine di questo mondiale quindi è negativa".
Con la Romania non c'è il rischio di essere rilassati visto che siete già fuori?
"Non credo proprio, anzi. E' fondamentale dare il massimo come abbiamo fatto finora e non oso immaginare cosa potrebbe succedere in caso di sconfitta".
Avrete visto qualche partita in tv. Ci sono squadre che vi hanno colpito più di altre?
"Sì, vedere le altre partite in tv è bello anche se noi poi alla fine dobbiamo restare sempre concentrati sul nostro lavoro. Io in questo momento tifo Australia. D'altra parte uno dei miei modelli di riferimento è stato Gregan, insieme a Marshal degli All Blacks".
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Non credete che contro l'Irlanda avreste potuto osare di più?
"Osare di più si poteva e si può sempre fare, purtroppo è andata così. Mi chiedete cosa manca a questa squadra per fare di più, se lo sapessimo forse vinceremmo le partite. Credo cinismo e lucidità. Non voglio che si entri in un loop che la normalità è perdere, è vero ci manca il sapore della vittoria. Per ottenerlo va alzato il livello delle franchigie, quello del campionato".
E per far migliorare le franchigie, Benetton e Zebre, che si può fare?
"Direi che ci vuole soprattutto organizzazione. I giocatori non crescono sugli alberi, bisogna progettare il futuro, e fare un progetto che sia vincente e non fine a se stesso".
Si diceva che la partita con l'Irlanda ha mostrato un miglioramento. Quale?
"Mi pare che in questa partita ci sia stata molta più volontà di giocare, di fidarci dei trequarti cosa che dovevamo fare già anni fa. E noi trequarti dobbiamo dimostrare che siamo in grado di giocare, sfidando l'avversario e portando avanti la palla. Dobbiamo volere di più questo pallone".
Gori si vede a giocare all'estero in un prossimo futuro?
"Penso che si possa crescere e migliorare lavorando molto anche dentro di sé. Ma è chiaro che andare all'estero significa andare in squadre che vincono, penso per esempio a Simone Favaro nel Glasgow. Io non amo guardare gli altri vincere, chi fa sport per professione come noi non vuole solo partecipare, vuole vincere".
LESIONE AL LEGAMENTO CROCIATO PER RIZZO, 6-8 MESI FUORI - Il pilone della nazionale italiana di rugby e dei Leicester Tigers Michele Rizzo è stato sottoposto oggi a risonanza magnetica al ginocchio sinistro a seguito dell'infortunio riportato domenica a Londra contro l'Irlanda nella terza giornata della World Cup. L'esame strumentale ha evidenziato una lesione del legamento crociato anteriore, già operato nel 2002, e uno stiramento del collaterale mediale. Nei prossimi giorni l'atleta verrà sottoposto ad intervento chirurgico di ricostruzione del crociato anteriore. I tempi di recupero sono stimati in sei-otto mesi.
Proviamo a fare un bilancio di questo mondiale.
"Un mondiale a mezzavia si dice dalle mie parti. Dobbiamo assolutamente vincere contro la Romania, sarà una partita difficile, ma dobbiamo mantenere la stessa intensità e concentrazione avute contro l'Irlanda. Certo l'eliminazione ha lasciato un grande senso di delusione e frustrazione, come quattro anni fa quando sempre l'Irlanda ci eliminò a Dunedin. L'immagine di questo mondiale quindi è negativa".
Con la Romania non c'è il rischio di essere rilassati visto che siete già fuori?
"Non credo proprio, anzi. E' fondamentale dare il massimo come abbiamo fatto finora e non oso immaginare cosa potrebbe succedere in caso di sconfitta".
Avrete visto qualche partita in tv. Ci sono squadre che vi hanno colpito più di altre?
"Sì, vedere le altre partite in tv è bello anche se noi poi alla fine dobbiamo restare sempre concentrati sul nostro lavoro. Io in questo momento tifo Australia. D'altra parte uno dei miei modelli di riferimento è stato Gregan, insieme a Marshal degli All Blacks".
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Non credete che contro l'Irlanda avreste potuto osare di più?
"Osare di più si poteva e si può sempre fare, purtroppo è andata così. Mi chiedete cosa manca a questa squadra per fare di più, se lo sapessimo forse vinceremmo le partite. Credo cinismo e lucidità. Non voglio che si entri in un loop che la normalità è perdere, è vero ci manca il sapore della vittoria. Per ottenerlo va alzato il livello delle franchigie, quello del campionato".
E per far migliorare le franchigie, Benetton e Zebre, che si può fare?
"Direi che ci vuole soprattutto organizzazione. I giocatori non crescono sugli alberi, bisogna progettare il futuro, e fare un progetto che sia vincente e non fine a se stesso".
Si diceva che la partita con l'Irlanda ha mostrato un miglioramento. Quale?
"Mi pare che in questa partita ci sia stata molta più volontà di giocare, di fidarci dei trequarti cosa che dovevamo fare già anni fa. E noi trequarti dobbiamo dimostrare che siamo in grado di giocare, sfidando l'avversario e portando avanti la palla. Dobbiamo volere di più questo pallone".
Gori si vede a giocare all'estero in un prossimo futuro?
"Penso che si possa crescere e migliorare lavorando molto anche dentro di sé. Ma è chiaro che andare all'estero significa andare in squadre che vincono, penso per esempio a Simone Favaro nel Glasgow. Io non amo guardare gli altri vincere, chi fa sport per professione come noi non vuole solo partecipare, vuole vincere".
LESIONE AL LEGAMENTO CROCIATO PER RIZZO, 6-8 MESI FUORI - Il pilone della nazionale italiana di rugby e dei Leicester Tigers Michele Rizzo è stato sottoposto oggi a risonanza magnetica al ginocchio sinistro a seguito dell'infortunio riportato domenica a Londra contro l'Irlanda nella terza giornata della World Cup. L'esame strumentale ha evidenziato una lesione del legamento crociato anteriore, già operato nel 2002, e uno stiramento del collaterale mediale. Nei prossimi giorni l'atleta verrà sottoposto ad intervento chirurgico di ricostruzione del crociato anteriore. I tempi di recupero sono stimati in sei-otto mesi.