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Rugby, Mondiali; il trionfo degli All Blacks: "Ripagato il lavoro di quattro anni"

Il capitano neozelandese McCaw, primo ad alzare la Coppa per due volte di seguito: "Nel 2011 è stata un sollievo, quest'anno una soddisfazione". Sulla partita con l'Australia: "Loro stavano rimontando, ma noi non siamo orchi cattivi, siamo persone normali in grado di giocare abbastanza bene"

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LONDRA - E ora Richie, ora come ti senti che hai alzato la coppa per la seconda volta come nessuno aveva mai fatto prima? Come si sente il capitano degli invicibili All Blacks? Dicono che la vittoria sia una gioia di un secondo, un lampo e poi resta il vuoto. E' vero? McCaw ci pensa un attimo, come a riordinare le emozioni. "Sì un lampo, è vero. Ma proprio per questo ho costruito il momento giorno per giorno in queste settimane, partita dopo partita. La vittoria è un lampo, ma quello che c'è dietro dura a lungo, è fatto di tanti altri piccoli momenti. E quelli io li posso assaporare uno per uno. La vittoria del 2011 è stata un sollievo, questa invece ci ha dato la soddisfazione per il lavoro fatto in questi quattro anni". Il capitano ha appena posato la coppa del mondo davanti a lui sul tavolo della sala stampa, a chi gli chiede cosa farà ora, se è vero che si ritira risponde che "ritiro è una brutta parola e che cosa farò lo dico una volta tornato in Nuova Zelanda. Per adesso faccio ancora parte di questo gruppo bellissimo e mi godo questo momento".
 
Sulla partita dice che con l'Australia a meno quattro "abbiamo sentito che stavano montando, che erano rientrati nel match. Ci è capitato anche altre volte, non bisogna farsi prendere dal panico, fare le cose semplici e rimettere le mani sul pallone, rimpadronirsi della partita. E lo abbiamo fatto". Come se fosse facile essere semplici. "Non siamo i grandi orchi cattivi, come ogni tanto ci dipingono i media, siamo solo persone normali in grado di giocare a rugby abbastanza bene", chiarisce Steve Hansen, allenatore degli All Blacks.
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A lui  chiedono chi sia il più grande fra Richie McCaw e Dan Carter. "Io credo che siano grandissimi  entrambi. Ma giocare 148 partite come flanker a questo livello è una cosa che nessuno credo sia in grado di fare. Quindi se me lo chiedete vi rispondo che sì, Richie è il più grande All Blacks di sempre. Carter lo segue a ruota. Un grande anche lui". Ed lo stesso Carter a dargli ragione: "McCaw è un emblema di questa squadra, sono orgoglioso di aver giocato con un leader come lui. Il drop? Vi assicuro che quando non è previsto, programmato, viene più facile".
 
Quando gli chiedono degli australiani Steven Hansen ha la diplomazia dei più forti, dei campioni. "Perdere è difficile lo so, ti fa passare una notte dura. L'Australia quando era sotto 21-3 è riuscita a risalire e ad arrivare a meno quattro, a rientrare in partita. Sono stati bravi, davvero. Ma noi ci eravamo dati un obiettivo quattro anni fa, subito dopo la finale con la Francia: essere la prima squadra a confermarsi campione. E ci siamo riusciti. Sono fiero di quello che hanno fatto questi ragazzi oggi. Abbiamo giocato superbene". Michael Cheika non nasconde la sua amarezza. "Hanno vinto loro, che posso dire? Alla fine a ben guardare fra noi e loro c'è una meta di differenza, noi ne abbiamo fatte due, loro tre. Decisioni arbitrali sfavorevoli? Per favore. Noi non cerchiamo scuse, è la nostra mentalità questa: la Nuova Zelanda ha vinto senza alcuna discussione possibile. Sono molto fiero della mia squadra, deve continuare su questa strada, con il lavoro che abbiamo fatto in questi mesi. I risultati sono sicuro arriveranno".
 
Ancora Steve Hansen. "E' vero, è la fine di un ciclo, alcuni grandi campioni lasciano, e per loro non c'è finale migliore. Ma ci sono dei giovani pronti ad entrare in squadra. Se dei campioni lasciano per altri c'è l'opportunità di impegnarsi a fare meglio. Alcuni dei giovani hanno fatto già esperienza".
 
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