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Rugby, dagli stadi pieni ai social: è stato il mondiale dei record

Duecento milioni di introiti da vendita biglietti, un boom di contatti su internet, visti 270milioni di volte i video postati sulla pagina ufficiale del mondiale, 25 milioni gli utenti unici. Sono alcuni dei numeri di una edizione straordinaria. Arrivederci nel 2019 in Giappone, poi tra le candidate per il 2023 ci prova anche l'Italia

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LONDRA - La finale della Coppa del mondo di rugby, Nuova Zelanda-Australia, 34-17, è stata vista da almeno 120 milioni di spettatori in tutto il mondo. E' l'ultimo record del mondiale dei record. "La sfida ora è sul Giappone, nel 2019", dice Bernard Lapasset, il presidente di World Rugby. E dopo? Ci sarà l'Italia nel 2023? "Ci sono quattro candidati: Irlanda, Sudafrica, Francia e Italia. Lavoreremo alla scelta migliore, ma certo tutto sarebbe più semplice se le federazioni non pensassero a sostituire i propri membri nei comitati all'improvviso". Lapasset è da troppo tempo nel mondo della pallaovale per fare nomi, ma il messaggio è chiaro ed è per Gavazzi: "Lasci Dondi nel rugby council". Solitamente si è seguita un'alternanza fra Europa ed emisfero sud, il Giappone è nel nord, ma non è Europa quindi in teoria i concorrenti veri sono tre e fra questi l'Irlanda è quella che offre meno stadi capaci di contenere un pubblico adeguato a una competizione in crescita come la Coppa del mondo di rugby. Ecco che torna d'attualità un progetto vecchio di 20 anni: un mondiale a doppia organizzazione, Francia-Italia.  
 
Chiude la Coppa del mondo dei record, quella che ha generato oltre 250 milioni di introiti da vendita biglietti, 80 dei quali andati a World Rugby e 15 alla Federazione inglese, soldi per lo sviluppo del rugby. E chissà quanti ne sarebbero arrivati ancora se l'Inghilterra fosse restata in gara fino alla fine.
 
I biglietti venduti sono stati oltre 2 milioni e 470mila, e l'85% di questi sono andati a semplici fan che li hanno comprati presso rivenditori ufficiali, soprattutto internet, mentre il 6% sono andati ai tour organizzati, il 3% nei prestigiosi pacchetti ospitalità che comprendevano cene, posti privilegiati, regali e accoglienze vip. Infine un 6% è stato venduto attraverso programmi commerciali legati agli sponsor.
 
E' stato il mondiale di internet e dei social. L'hashtag #RWC2015 è stato usato oltre 5 milioni di volte, sono stati visti 270milioni di volte i video postati sulla pagina ufficiale del mondiale, 25 milioni gli utenti unici, e 2 milioni e 800mila sono i fan che hanno scaricato l'applicazione ufficiale della Coppa del mondo. Una novità ha colpito: gli schermi giganti di twitter messi a Twickenham sui quali oltre duemila spettatori hanno postato messaggi durante le partite.
 
E' stato il mondiale dei volontari e della sicurezza, dei treni e dei bus navetta. I volontari erano 6mila  e hanno dato alla Coppa del mondo in totale 239mila ore. Un milione e 600mila i passeggeri sui treni, 250mila dei quali sui treni speciali (soprattutto verso Cardiff), un milione e 300mila le persone che si sono spostate su strada, soprattutto grazie alle oltre 300mila corse dei bus navetta fra il centro delle città e gli stadi.
 
Numeri impressionanti di appassionati che si sono mossi intorno a England2015, senza che ci siano stati episodi di particolare tensione, richiesta di interventi delle forze dell'ordine. "Avevamo preparato tutto molto bene, in anticipo, con le forze di polizia  -  dice Stephen Brown, direttore generale di England2015  -  ma non c'è stato bisogno di alcun intervento, perché questo è lo spirito del rugby, ed è anche lo spirito degli sportivi inglesi".
 
Grandi numeri anche nei controlli antidoping. 20 squadre, 31 giocatori a squadra, 620 atleti, 48 partite giocate e più della metà dei giocatori, 317, giocatori sottoposti a controlli antidoping, un terzo dei quali sul sangue. A questi si aggiungono i 1300 test effettuati a sorpresa nei ritiri delle nazionali nal primo gennaio scorso.
Alessandro Cecioni
 
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