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Rugby, O'Shea a caccia di conferme: ''Ma con gli Usa bisogna vincere''

Nella notte tra sabato e domenica la sfida con gli Stati Uniti, confermata la formazione che ha ben impressionato contro l'Argentina

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ROMA - Squadra che perde - ma bene - non si cambia. Conor O'Shea, il neo ct irlandese dell'Italrugby, conferma gli azzurri protagonisti della bella partita una settimana fa in Argentina e attesi sabato con gli Usa alle ore 18 locali (in Italia le 3 di domenica notte: il match sarà disponibile per gli abbonati al canale online www.therugbychannel.tv) ad una prova per certi versi ancora più difficile. Perché con gli statunitensi serve una vittoria chiara, una dimostrazione di forza ed entusiasmo. Bisogna dimostrare che il movimento ovale sta davvero svoltando nella direzione giusta: le Aquile americane sono al 17° posto nel ranking mondiale - l'Italia è al 14° - ma hanno maledettamente voglia di crescere e stupire. E allora fiducia al gruppo azzurro che ha così bene impressionato, nonostante la sconfitta coi Pumas (24-30). L'unico, inevitabile cambio per l'appuntamento all'Avaya Stadium di San José, California, è quello di Bram Steyn: la terza linea a Santa Fé si è rotto una clavicola dopo una manciata di minuti, al suo posto giocherà dal primo minuto Robert Barbieri, che già gli era subentrato durante l'incontro. In panchina va Maxime Mbandà, 23 anni, del Calvisano: ci sono buone ragioni per credere che sarà il terzo esordiente del tour dopo Castello e Panico, anche loro provenienti dall'Eccellenza.

O'Shea: "Voglio un'identità italiana" - O'Shea sabato scorso ha apprezzato la determinazione dei suoi, ma la sconfitta non gli è andata giù. Quella coi Pumas era una partita da vincere, dice. "La settimana passata il gruppo ha offerto quello che deve essere il punto di riferimento in termini di work-rate e di approccio, ed il risultato avrebbe potuto essere diverso. C'è molto potenziale e l'obiettivo è quello di costruire una vera identità italiana in tutto quello che facciamo. Vogliamo assolutamente essere una squadra vincente ed essere efficaci nei dettagli è quello che fa la differenza a questo livello". Dettagli, appunto. Il placcaggio mancato da Gori e Bernabò su Sanchez che è costato una meta forse decisiva. Qualche rallentamento di troppo nei punti di incontro. L'uso del piede non appropriato in almeno 3 occasioni. Ma l'Italia ha mostrato uno spirito che negli ultimi tempi della gestione Brunel sembrava perduto. "Nella scelta della squadra abbiamo tenuto in considerazione il poco tempo a disposizione per gli allenamenti a causa del viaggio di 30 ore dall'Argentina e non abbiamo apportato cambi alla formazione. So che non è una decisione facile per i ragazzi che non hanno ancora trovato spazio, ma dobbiamo concentrarci sul battere gli Stati Uniti".

Quella meta di Francescato - Nelle precedenti 5 occasioni, l'ultima a Houston 4 anni fa, l'Italia ha sempre battuto gli Stati Uniti. Due volte è accaduto nei gironi eliminatori dei mondiali: la prima in assoluto fu ad Otley (Inghilterra) nel 1991, una partita indimenticabile che vide Ivan Francescato segnare una delle mete più belle della storia azzurra. In media gli azzurri hanno vinto per 32-14, rifilando 4 mete a 2 agli americani. Che da poche settimane hanno esordito con un campionato professionistico a 10 squadre in cui hanno trovato posto anche Mirco Bergamasco e Filippo Ferrarini. Questa volta sarà più dura che in passato, c'è da scommetterci.
Italia: McLean - Sarto, Campagnaro, Castello, Odiete - Canna, Gori - Van Schalkwyk, Favaro, Barbieri - Fuser, Geldenhuys - Cittadini, Gega, Lovotti. A disposizione: Fabiani, Panico, ceccarelli, Bernabò, Mbandà, Palazzani, Allan, Venditti.
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