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Rugby, la rivoluzione del Sei Nazioni: si parte con il "Bonus"

(reuters)
Comincia sabato con Scozia-Irlanda il torneo europeo più atteso. Gli azzurri in campo domenica contro il Galles. La novità è il punto in classifica per che fa più di quattro mete e un altro in caso di sconfitta con uno scarto finale di 7 lunghezze o meno. Cambia la classifica: non più 2 ma 4 punti per ogni vittoria, non zero ma 2 per il pari
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ROMA - Grande Slam, Calcutta Cup, Cucchiaio di Legno, Trofeo Garibaldi. E bonus. Il vocabolario del più antico torneo del mondo si arricchisce quest'anno di un nuovo termine, perché in nome dello spirito e del divertimento - che è poi la sua prima declinazione - il rugby sa essere granitico eppure metamorfico, moderno però primitivo: negli ultimi anni sono cambiate tante regole per rendere il gioco più spettacolare e comprensibile al pubblico, durante i tempi morti di gioco l'orologio si ferma, ci sono le espulsioni temporanee, è stata introdotta la prova video. Un esempio per tutte le discipline sportive, ma con quel buon vecchio gusto della sfida rude e leale. Bonus.
Il Sei Nazioni parte sabato alle due e mezza del pomeriggio con Scozia-Irlanda a Murrayfield e il punteggio in classifica cambia: si adegua alla formula già adottata da tempo in tutte le altre sfide ovali. Non più 2 ma 4 punti per ogni vittoria, non zero ma 2 per il pari. E poi un punticino - il bonus - nel caso in cui la squadra marchi almeno 4 mete, un altro in caso di sconfitta con uno scarto finale di 7 lunghezze o meno. Un modo per spingere comunque ad inseguire più marcature possibili, privilegiando soprattutto chi attacca, e dunque ad alimentare il piacere di protagonisti e spettatori: questa del 2017 è una prova, vediamo se funziona. "L'introduzione del bonus nel Sei Nazioni rappresenta un gigantesco passo in avanti", ha scritto The Times. C'è da capirli, gli inglesi: hanno citato i risultati delle ultime 5 edizioni, sottolineando che in 2 occasioni (2013, 2015) avrebbero vinto loro e non - rispettivamente - Galles e Irlanda. E l'Italia? No, dal 2012 ad oggi avrebbe in classifica qualche punto in meno ma alla fine non sarebbe cambiato nulla: ultima per 2 volte come la Scozia, e 2 volte quinta, quarta invece nel 2013.
 
LO SPECIALE SEI NAZIONI

Un torneo che profuma di Rosa - L'Inghilterra, campione uscente, è la grande favorita. Nei giorni scorsi il Guardian ha pubblicato 5 formazioni diverse che meriterebbero di essere schierate con la maglia bianca della Rosa: 75 potenziali titolari, una cosa che forse nemmeno in Nuova Zelanda. E con gli All Blacks, in questo momento gli inglesi si giocano il primato di squadra più forte del pianeta. Dopo il deludente mondiale casalingo del 2015 sono reduci da 14 vittorie consecutive e a marzo puntano a battere il record dei neozelandesi (18), hanno un tecnico geniale - Eddie Jones, che ha prima è stato lo stregonesco leader del Giappone - e una serie impressionante di fuoriclasse. Vale la pena di concentrarsi su Maro Itoje, giovane gigante di origini nigeriane che ama la poesia come le battaglie ovali, un Mohammed Alì meno chiacchierone.

 Ringrose, l'erede di O'Driscoll - Gli unici che sulla carta potrebbero tenere testa ai Bianchi sono i Verdi. L'Irlanda. Che quest'estate ha battuto meritatamente la Nuova Zelanda. Che negli ultimi 10 anni ha elaborato uno straordinario sistema di gioco: calci chirurgici, difesa asfissiante (però attenzione alla specialità della casa, ai 'chop tackles': sui placcaggi alti gli arbitri non saranno più permissivi), recupero del pallone e poi ripartenze irresistibili. Fosse calcio, lo chiamerebbero contropiede. Le province irlandesi adottano lo stesso schema nel torneo celtico o nella Champions e affrontarle è sempre un calvario. Forse la galattica selezione della Regina è un poco superiore per talento e forza fisica, ma i ragazzi di Joe Schmidt - attenzione a Garry Ringrose, l'erede di Brian O'Driscoll -  affrontano l'Inghilterra a Dublino nell'ultimo turno: giocare all'Aviva Stadium potrebbe essere un vantaggio decisivo.

 Francia, basterà Bastareaud? - La Francia dopo il rugby oscurantista di Philippe Saint-André sta riscoprendo tradizione e voglia di giocare con Guy Novès, ma ci vorrà ancora del tempo. La mediana non convince, basterà Bastareaud? Il Galles affronta i primi 2 match con tanti infortunati e ne gioca 3 in trasferta (ma al Millenium arriveranno Irlanda e Inghilterra) , la Scozia potrebbe essere la sorpresa del torneo: la squadra di Vern Cotter sfrutta il Rinascimento dei club, in particolare di Glasgow - e del gioco tutto di movimento dipinto da Gregor Townsed -, difficilmente chiuderà con il Cucchiaio.

 La miniera dei Leoni -  Il Sei Nazioni sarà anche la miniera dei British and Irish Lions, in partenza a giugno per un epico tour in Nuova Zelanda. Le Home Nations scelgono i loro campioni, i giornali inglesi da settimane hanno delle rubriche dedicate all'argomento e scelgono il loro XV ideale. Da Parigi, L'équipe ha appena dedicato un interessante servizio alle personali sfide dirette, 3 su tutte: l'inglese Ben Young contro l'irlandese Conor Murray per la maglia numero 9 da mediano di mischia; quello tra Dylan Hartley (Ing) e Rory Best (Irl) per il ruolo di tallonatore; Leigh Halfpenny (Gal) e Stuart Hogg (Sco) per il posto da estremo.

 In mischia anche le ragazze e gli Under 20 -  Calcio d'inizio sabato a Murrayfield alle ore 14:25 per Scozia-Irlanda e due ore e mezza più tardi c'è Inghilterra-Francia da Twickenham. L'Italia gioca domenica ma inaugura la settimana seguente, di sabato e sempre all'Olimpico: a seguire, Galles-Inghilterra e Francia-Scozia. Partono anche gli altri due Sei Nazioni, quello Under 20 - il presidente della Fir, Alfredo Gavazzi, promette grandi cose - e il femminile, che fino ad oggi ha regalato le soddisfazioni più belle alla squadra azzurra. Comunque vada, ci sarà da divertirsi.
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