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Rugby, O'Shea e Parisse contro l'arbitro: ''Due pesi e due misure''

Conor O'Shea (agf)
Ct e capitano azzurro dopo la sconfitta con il Galles
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ROMA - "Vorrei tanto che in campo i giocatori blu valessero come quelli rossi". Sintetizzando l'analisi di Conor O'Shea: non è l'arbitro che è razzista, siamo noi che siamo italiani. Al termine della partita persa con il Galles, il ct spiega che la "nuova strada" del rugby azzurro deve passare anche attraverso il diverso modo con cui gli altri lo percepiscono: "Bisogna cambiare. E fare in modo che anche gli arbitri ci guardino nello stesso modo con cui guardano i nostri avversari". Come dire: il direttore di gara, l'inglese JP Doyle, ha usato 2 pesi e 2 misure. "Guardate il numero delle punizioni contro: 15. E quelle a favore? Cinque. Ora, io credo che quei 15 calci fossero meritati: siamo stati troppo indisciplinati. Ma 5 calci per noi, mi sembrano un po' pochi".

La chiave della sconfitta sta nell'orribile inizio della ripresa: "Con quei 3-6-9 punti subìti, è cambiato il momentum della partita: l'energia e l'inerzia è passata tutta per il Galles. Però ho visto anche delle cose buone. E fisicamente abbiamo tenuto per tutto l'incontro". Sergio Parisse scuote la testa, quasi rassegnato: "Siamo l'Italia, è così. I gallesi ci mettevano 2 o 3 secondi, prima di far uscire la palla dalle ruck: e tutto andava bene. Noi, dopo 2 secondi ci fischiava contro. Ma non scrivete che la sconfitta è colpa dell'arbitro. Siamo stati indisciplinati". Peccato, ripete il capitano. "Nel primo tempo li abbiamo dominati, ma non siamo riusciti a raccogliere quanto meritavamo. Nella ripresa abbiamo avuto un po' troppi problemi in mischia e in qualche ricezione". Mea culpa, Sergio. "Mi sono fatto fischiare 2 punizioni contro. Pensiamo a sabato prossimo, all'Irlanda. Se vogliamo cambiare la percezione che gli altri - arbitri compresi - hanno di noi, dobbiamo diventare più competitivi".
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