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Rugby, Mondiale: l'Italia vuol fare bella figura, ma i numeri sono contro gli azzurri

Il capitano azzurro Sergio Parisse (afp)
Per qualificarsi ai quarti la squadra di O'Shea dovrà fare un'impresa, battere cioè una tra Sudafrica e Nuova Zelanda. Il destino sembra segnato. Esordio sabato contro la Namibia
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"Ci giocheremo tutto nella partita col Sudafrica", annunciava il mese scorso Conor O'Shea, ct dell'Italrugby. Ma si vede che l'ultimo periodo di preparazione - con 3 secche sconfitte (Irlanda, Francia, Inghilterra) e in mezzo un largo successo sulla modesta Russia - deve aver raffreddato l'entusiasmo dell'allenatore della Nazionale. Ora che i Mondiali stanno per cominciare, più prudentemente spiega: "Concentriamoci sugli incontri con Namibia e Canada: sono quelli il nostro obiettivo". Due vittorie contro squadre più che abbordabili, due sconfitte - Sudafrica, Nuova Zelanda - quando si farà sul serio per il passaggio del turno: la parabola azzurra sembra destinata ad essere la stessa delle ultime 2 edizioni. Però la palla bislunga fa rimbalzi strani. Imprevedibili.

Italia al via domenica con la Namibia

L'avventura degli azzurri in Giappone comincia alle 7.15 italiane di domenica, quando all'Hanazono Rugby Stadium di Higashiosaka sarà il primo pomeriggio (7 ore di differenza nel fuso): avversario di Parisse & C., la Namibia. L'incontro sarà trasmesso in diretta dalla Rai, così come tutti quelli della Nazionale. Il 2° appuntamento è in programma a Fukuoka giovedì 26 settembre (ore 9.45, per noi): c'è il Canada. Il 4 ottobre, un venerdì (ore 11.45), la partita "decisiva" col Sudafrica. Si chiude sabato 12 ottobre (6.45) con gli All Blacks.
Gli azzurri in allenamento (afp)

Ciao O'Shea, ma c'è Parisse

Presto O'Shea lascerà la squadra. Al suo posto dovrebbe arrivare il gallese Howley, finito però nei guai per uno scandalo di scommesse proibite. E allora, tocca ancora una volta fare da parafulmine a Sergio Parisse, totemico capitano. La Nazionale ruota intorno a lui, che avrà accanto delle terze linee affidabili (Polledri, Steyn, Negri, Mbandà): è il reparto più forte. L'antica tradizione della prima linea non c'è più, lo dimostra la convocazione - nonostante un brutto infortunio che lo ha tenuto a lungo lontano dal campo - del maturo Ghiraldini: cercansi disperatamente alternative. In mediana si è aggiunto da poco un ragazzo inglese Braley, pescato col solito - imbarazzante - giochetto delle antiche parentele, ma la maglia numero 9 dovrebbe essere di Tebaldi. L'apertura titolare? Allan. Più concreto del talentuoso Canna, secondo O'Shea. Nei tre-quarti si punto molto sul ritorno dell'elettrico Minozzi.

Tutti quei numeri contro

Se è la somma che fa il totale, allora siamo fritti. Ma per fortuna, Totò non ha mai giocato a rugby. I numeri bocciano l'Italia e O'Shea. Dall'arrivo del ct di origine irlandese, nella primavera di 3 anni fa, gli azzurri hanno giocato 37 partite perdendone 30, una percentuale di successi del 19% con una media di 6 mete subìte ad incontro e una sola marcata. Sono al 14° posto del ranking mondiale, un gradino in più rispetto all'ultima Coppa del Mondo in Inghilterra. Le probabilità che accedano ai play-off sono quasi nulle: se le vittorie con Namibia (23) e Canada (22) sembrano scontate, altrettanto lo sono le sconfitte con Sudafrica (4) e Nuova Zelanda (2).

"Col Sudafrica ci giochiamo tutto"

L'Italia ha partecipato a tutte le edizioni dei Mondiali: nel 2007 sfiorò il clamoroso passaggio ai quarti, tradita dall'estremo di origini francesi Bortolussi che fallì una punizione decisiva allo scadere nel match con la Scozia. Anche nel torneo iniziale, quello del 1987 agli ordini del mitico Marco Bollesan, gli azzurri andarono vicini a qualificarsi per la fase successiva, beffati dalla migliore differenza mete delle Fiji. Della seconda edizione si ricorda una orgogliosa sconfitta con la Nuova Zelanda, di quella successiva la vittoria sull'Argentina e un 20-27 con l'Inghilterra. Il 1999 invece fu un mezzo disastro, con l'umiliante 3-101 dai Blacks. Sergio Parisse esordì nel 2003, ct Kirwan, squadra giovane e spensierata che avrebbe retto a lungo (troppo?) le sorti del movimento azzurro. Nel 2011 e 2015 la stessa storia, che rischia di ripetersi ancora: 2 vittorie con le squadre più facili, 2 sconfitte nelle partite che contano. "Ci giochiamo tutto con il Sudafrica", dice Parisse. In fondo li abbiamo già sconfitti a Firenze, 3 anni fa. Il capitano ci crede. Ed è uno che non si arrende. Mai.
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