TOYOTA - Mentre gli azzurri entravano in campo, accolti dall'applauso di una decina di persone, dagli altoparlanti sono salite alte le note dell'Inno di Mameli. Sul maxischermo è apparsa la scritta su sfondo azzurro: "La Nazionale di rugby italiana è benvenuta al Toyota Stadium". Erano le 13.45 di oggi, esattamente 24 ore dopo la
partita-fantasma con gli All Blacks. Spalti naturalmente deserti, Parisse & C. che si guardavano intorno, il terreno in perfette condizioni. Surreale. La visita all'impianto nipponico non ha fatto che aumentare il rammarico dei ragazzi per il
match cancellato da World Rugby "per ragioni di sicurezza e pubblica incolumità". Ma se sul resto del Giappone
l'uragano Hagibis si è scatenato causando 24 morti e incredibili danni (il tifone più devastante degli ultimi 60 anni, secondo gli esperti), sulla provincia di Aichi c'è stata solo una lunga pioggia fine. Si poteva giocare a porte chiuse, anche se la copertura dello stadio - per via della mancata manutenzione - non funziona da 7 anni. "Che peccato".
O'Shea, è tempo di bilanci
Domani gli azzurri torneranno a casa. Quattro mesi insieme, 4 test-match (Francia, Inghilterra, Irlanda, Russia), poi i 3 incontri della poule B: i larghi successi con Namibia e Canada, la
pesante sconfitta con Sudafrica, l'assurdo pareggio con la Nuova Zelanda. Il sogno impossibile dei quarti che ancora una volta sfuma, però c'è la qualificazione conquistata ai prossimi mondiali. Per il ct Conor O'Shea è tempo di bilanci: "Sono deluso per l'annullamento della partita per il tifone. Non penso al risultato finale, ma al fatto che tu non puoi mai sapere cosa succede in un match e ai vari fattori che possono condizionarlo. Mi dispiace per i giocatori perché per loro è giusto finire una competizione del genere sul campo. Vittoria o sconfitta che sia: è arrivata la fine del nostro sogno in Giappone. Sono arrivate buone prestazioni nelle prime due partite, e ovviamente dopo il match contro il Sudafrica nessuno era contento".
Il ct resta per il Sei Nazioni?
Il contratto del tecnico scade a maggio, è probabile che finirà per guidare l'Italia anche nel prossimo Sei Nazioni: il prossimo raduno, tra meno di 3 mesi. "Abbiamo una speranza per il futuro. C'è una profondità più ampia e siamo saliti al 12° posto nel ranking. Nel passato abbiamo vinto contro Fiji, Giappone e altre squadre che sono sopra di noi in classifica. Il prossimo obiettivo è arrivare all'altissimo livello e scalare posizioni. Ci sono le possibilità per farlo: in questo gruppo avevamo giocatori come Parisse, Zanni e Ghiraldini che hanno esperienza, e tanti atleti che erano al primo mondiale. Un fattore su cui si può costruire per i prossimi anni. Guardiamo avanti".
"Senza ambizione non c'è vita"
Giura di essere orgoglioso dei ragazzi. "I momenti duri capitano, nello sport come nella vita. E si affrontano. Vinciamo e perdiamo sempre insieme, in ogni momento. Tanti giocatori si sono messi in mostra: saranno la base dei prossimi anni e ci sono tante cose che ci fanno sperare per un buon futuro. Con questa squadra - staff compreso - dobbiamo fare il tutto sempre al meglio anche per noi stessi per arrivare al livello che noi vogliamo. Non è facile, ma siamo sulla strada per poterlo fare. Una vita senza ambizione non è una vita".