L'ultimo esordiente dell'Italia ovale si chiama Montanna, ma tutti dicono: Monty. Ha appena compiuto 26 anni e da qualche giorno - dopo 3 stagioni al Benetton Treviso - è ufficialmente "eleggibile" per la maglia azzurra. Infatti la Fir non ha perso tempo. Monty Ioane, australiano di origini samoane, 1.80 per 95 chili di muscoli, corse e tatuaggi, è stato convocato per il raduno in vista della partita di sabato pomeriggio a Llanelli. La Nazionale affronta il Galles allo stadio Parc Y Scarlets, c'è in palio il 5° posto della Autumn Nations Cup: dopo le
brutte figure all'Olimpico con la Scozia,
e a Parigi con la Francia, un tre-quarti come lui fa decisamente comodo. Anche perché non ci sarà Minozzi, e allora il nuovo arrivato - che di solito gioca all'ala sinistra - potrebbe anche essere schierato ad estremo. Sarà una partita complicata coi Dragoni rossi: ma evitare la Georgia, che era nell'altro girone ma solo sulla carta dovrebbe affrontare le Figi azzerate dal Covid, di questi tempi grami è forse la cosa migliore.
Un'Italia sempre più "italiana"?
Nei buoni propositi, l'Italia del rugby cerca di essere sempre più "italiana": però si vede che più di tanto - pure se alla fine si perde, comunque - non è possibile. Non ora. L'antica sorgente argentina, che in passato aveva offerto talenti come Dominguez, Castrogiovanni, Canale, Nieto, Dellapé, Garcia, Orquera, Pertile, Pez, Aguero e tanti altri ancora (qualcuno ci metterebbe dentro anche Parisse), si è esaurita. Pazienza. Assenti per infortunio Polledri e Negri, italiani di passaporto però cresciuti in Inghilterra, questa settimana sono presenti i sudafricani Steyn e Meyer, più il diciottenne gallese Varney ("Il mio bisnonno era un italiano prigioniero nel campo di Newcastle Emlyn. Alla fine decise di fermarsi in Galles e vivere in una fattoria con sua moglie, italiana pure lei", spiega il ragazzo): perché la nostra cantera non è così prolifica, facciamocene una ragione.
Arriva il nipotino di Digby
Monty è il nipote di Digby Anthony Natu Ioane, ala dell'Australia che ai mondiali del 2011 segnò una meta contro l'Italia nel match di Auckland allo stadio di North Harbour: un gioiello di ala, pure lo zio, che in difesa copriva le magagne della stella Cooper e che proprio con gli azzurri si infortunò ad un pollice, fu operato ma riuscì a rientrare nella semifinale (persa) dai Wallabies con la Nuova Zelanda, poi conquistò il bronzo nella semifinale di consolazione col Galles. Digby aveva voluto con sé il giovane Monty a Parigi, dopo aver firmato con lo Stade Français di Sergio Parisse. Poi però Monty era tornato down under, nel mondo di sotto, in Nuova Zelanda coi Bay of Plenty Streamers e quindi con i Makos di Tasman, franchigia che ha appena vinto per la seconda volta consecutiva la Mitre Cup di Aotearoa. Sì, ma Montanna nel frattempo è tornato di sopra, in Europa: a Treviso, dove da novembre 2017 ha giocato e segnato un arcobaleno di mete nella lega celtica, indossando la maglia biancoverde dei veneti. Sono passati giusto 3 anni, eccolo in azzurro.
In arrivo altri "azzurri" dell'altro mondo
Ioane potrebbe presto essere seguito da Haime Faiva, neozelandese di Auckland e tallonatore degli All Blacks U20 per 2 mondiali consecutivi: anche lui è arrivato a Treviso 3 anni fa, la Fir ha qualche rimorso di coscienza nel convocarlo - nel suo ruolo gioca l'attuale capitano,
Luca Bigi -, ma ci sono buone ragioni per vederlo resto in azzurro. Tra gli altri, prossimi "possibili", un paio di seconde linee. Ad oggi, sono 57 gli stranieri che negli ultimi 20 anni hanno vestito la maglia della Nazionale: poco meno di 4 squadre al completo. L'Italia non ha mai vinto con il Galles: in 20 anni di Sei Nazioni riuscì strappare un pareggio nel 2006 (18-18) grazie anche ad un memorabile intercetto di Pablo Canavosio.