VENEZIA - E' un secolo che un italiano non allena gli azzurri del rugby, e almeno fino ai prossimi mondiali sarà ancora così: la Fir ha ufficializzato la nomina di Kieran Crowley, sessantenne neozelandese che da oggi sarà il nuovo ct fino al 2023 e prende il posto del sudafricano Franco Smith, sempre sotto contratto e diventato 'responsabile dell'alto livello' del nostro movimento ovale. Dal Duemila e prima di loro, a guidare la Nazionale s'erano alternati l'irlandese O'Shea, il francese Brunel, il sudafricano Mallett, l'altro francese Berbizier, i neozelandesi Kirwan e Johnstone. I risultati purtroppo li conosciamo tutti. Crowley è stato buon giocatore nel ruolo di estremo (campione del mondo con gli All Blacks nel 1987), poi tecnico dell'U20 neozelandese che vinse il titolo iridato nel 2007, quindi per 2 World Cup del Canada e infine del Benetton Treviso, che nel 2019 ha portato ai quarti di Pro14. Ma per i recenti, cattivi risultati, all'inizio di quest'anno era stato "esonerato a tempo" dal club veneto.
Innocenti: "L'uomo giusto per tornare a un livello importante"
Secondo Marzio Innocenti, da primi di marzo nuovo presidente Fir, è l'uomo sui cui "contiamo per tornare a un livello importante". Da vecchio capitano azzurro, Innocenti punta però soprattutto sulla squadra: Crowley, che si occuperà anche del gioco dei tre-quarti, è una tessera del mosaico in cui si incastrano le nomine di Daniele Pacini come direttore tecnico, Andrea Moretti responsabile della mischia e degli avanti della Nazionale, Marius Goosen della difesa, Corrado Pilat specialista delle skills e del gioco al piede, Giovanni Sanguin per la preparazione atletica col supporto di Flavio Di Giorgio, poi il vice-presidente Fir Giorgio Morelli come capo delegazione, Giovanbattista Venditti manager logistico, Claudio 'Bobby' Robazza mental coach. Una rivoluzione. Che forse non a caso parte da Venezia, luogo scelto da Innocenti per questa presentazione: piccolo Galles d'Italia, sembra proprio che il Veneto sarà la locomotiva trainante.
"Dobbiamo cavarcela da soli: presto, perché è tardi"
"Il nostro è un movimento in difficoltà dal punto di vista dei risultati sportivi: inutile nasconderlo", chiarisce Innocenti. "Però non ha senso autoflagellarci, parlare di prossima esclusione dal Sei Nazioni: le Grandi del rugby hanno fiducia in noi, anche perché - con 60 milioni di abitanti - non c'è un altro Paese con un potenziale come il nostro, certo non il Galles, l'Irlanda o la Scozia (si parla in termini di appassionati: gli altri hanno fatto il pieno da sempre). Però oggi questo sport, con gli investimenti che sono stati fatti a livello mondiale, pretende un ritorno: partite combattute, dal risultato non scontato. E noi italiani - oggi - siamo la parte scontata di questo gioco". Quanto ci vorrà per tornare competitivi? "Difficile dirlo. Ma di sicuro non c'è molto tempo. Io ho fiducia nei nostri ragazzi, credo abbiano talento: però, per vincere, dovranno dare sempre il 120%. Sul campo e fuori". Innocenti insiste nel ricordare che ognuno e a tutti i livelli ha una sua parte - decisiva - di responsabilità, in tutto questo. "Siamo in mare aperto, non verrà nessuno a salvarci: dobbiamo fare da soli". La missione è non ripetere le ultime stagioni: "Non è divertente, vedere la Nazionale ridotta così. Smith era stato abbandonato a sé stesso, non accadrà più. Ma noi dobbiamo cambiare". Ecco spiegato il mosaico, la necessità di dare a tutto il movimento e soprattutto ai più giovani "l'imprinting necessario per affrontare a un certo livello questo sport". Sì, un'altra storia.
Il ct Crowley: "Rivoglio la mischia di un tempo"
"Una tempo la mischia era un punto di forza dell'Italia universalmente riconosciuto. Adesso si è persa un po' di brillantezza, però se non vinci in quel settore è difficile vincere una partita": Crowley racconta dove concentrerà la sua attenzione. Poi la difesa, la disciplina: "Pendiamo troppe mete e cartellini gialli". La concretezza: "Se andiamo nei 22 metri avversari, dobbiamo fare punti". Per la prima volta, un allenatore azzurro che all'esordio non si lancia un roboanti proclami: "L'obiettivo è migliore giorno per giorno, tutti insieme. I risultati arriveranno". A giugno è in programma un primo raduno. World Rugby ha annullato il previsto viaggio in Nuova Zelanda, ufficialmente i prossimi appuntamenti della Nazionale sono quelli autunnali (All Blacks, Argentina, Uruguay), poi il Sei Nazioni. "Sette quadre nei primi 9 posto del ranking: i risultati non cambieranno rapidamente, non sarebbe possibile. I giocatori devono imparare a vincere, ma se dovessero arrivare anche piccoli successi sarebbe importante per la crescita", spiega Crowley. No0n ci sarà più contemporaneità tra il più antico torneo del mondo e le partite delle franchigie in Europa. "Questo potrebbe essere importante per il nostro percorso, che deve sempre essere comune: da oggi la Nazionale e le franchigie (Treviso, Zebre) dovranno essere una sola cosa". La rivoluzione del rugby italiano parte da qui: una grande squadra comune.