ROMA - Gli si chiedeva di essere eroici, epici. Però alla fine ci saremmo accontentati di vederli umili, concreti. Invece. Forse traditi dal successo dell'U20 a Treviso, gli azzurri hanno affrontato spavaldi l'Inghilterra, dimenticando che tra i due movimenti ovali c'è una differenza siderale. Per provare ad avvicinarli, serviva tanta umiltà. Placcaggi, sacrificio, difesa, l'uso saggio del gioco al piede: l'obiettivo era restare attaccati al punteggio almeno sino alla fine del primo tempo, ripetere la grintosa mezz'ora di novembre con gli All Blacks, mettere pressione agli ospiti e sperare s'intrappolassero da soli. Al contrario: con presunzione o più semplicemente perché non all'altezza, la coppia mediana Varney-Garbisi (pure il ct Crowley e il capitano Lamaro sono coinvolti in questo disastro, non fosse altro per il ruolo che ricoprono), oggi ha provato a sfidare gli avversari sullo stesso piano. Che errore, che imprudenza. Agli inglesi sono bastati 10 minuti per capire che avrebbero "illuminato" Roma, come aveva previsto Eddie Jones. Non c'è stata partita, i 14.000 tifosi inglesi - sulle 32.000 presenze concesse all'Olimpico - dopo nemmeno due minuti hanno cominciato ad intonare "Swing low, sweet chariot". E' finita 33 a 0, cinque mete contro nessuna, sconfitta consecutiva numero 34 nel Sei Nazioni. Notte fonda per l'Italia. Che resta a zero e tra due settimane gioca a Dublino. Sarà un altro calvario.
La meta di Smith, come un pugno sul naso
Al calcio d'inizio, l'errore dell'Italia è stato quello di accettare la sfida sulla velocità lanciata dagli inglesi: gli ospiti hanno subito commesso qualche errore nella gestione dell'ovale, approfittando però dell'indisciplina azzurra (3 punizioni fischiate contro nei primi 7 minuti di gioco) e di una colpevole incertezza difensiva di Mori. Su di una serie di rapidi punti d'incontro avversari, protagonista Genge, l'ala destra azzurra si è fatto passare da Malins che ha servito all'interno per Smith. Come un pugno sul naso all'improvviso: la meta è stata trasformata dalla stessa apertura. La lezione non è servita, perché gli azzurri hanno di nuovo provato ad accelerare finendo però per pasticciare, mentre gli altri hanno capito che il pomeriggio era già loro: da una dormita in rimessa laterale nei nostri 22 la pressione dei Bianchi ha premiato il tallonatore George, che ha marcato in mezzo ai pali. Quattordici punti a zero e la sensazione di una partita già segnata dopo 20 minuti.
Lo sciagurato Varney fa sorridere gli inglesi
Murphy annulla giustamente una meta di Itoje dopo una rimessa laterale in cui Isiekwe si mette in mezzo irregolarmente. Ma l'inerzia dell'incontro è tutta dalla parte degli inglesi, gli azzurri sono in confusione e ci si sono messi da soli. Ogni volta, un errore costringe ad immani fatiche per rimediare. Poi però allo scadere del primo tempo Varney ne combina un'altra: una settimana fa aveva già regalato una meta alla Francia facendosi intercettare un pallone da Jelonch, questa volta butta di nuovo via l'ovale e l'Inghilterra ringrazia. Al termine di un'azione che pare inarrestabile, George si tuffa ancora in meta. E Smith ingrassa il punteggio fino a un deludente 0-21.
Anche la ripresa è un calvario, azzurri bocciati
La ripresa si apre con altri errori nella gestione dell'ovale, la mischia ordinata azzurra travolta da quella inglese, Smith che apre al largo direttamente su Daly con Mori ancora una volta preso in contropiede. L'Italia non c'è più. Oggi non c'è mai stata. L'Inghilterra controlla senza spingere sull'acceleratore, approfitta delle scontate incertezze azzurre come quella di Marin che porta ad un'altra meta in mezzo ai pali: questa volta la segna Sinckler. Smith è il miglior giocatore dell'incontro, per Garbisi un bagno di umiltà che speriamo sia salutare. Varney, un'altra partita da dimenticare. Che confusione, Mori. E che leggerezza, Padovani. Difficile oggi salvare qualcuno: forse Fischetti e Lucchesi, Ruzza, ma più che altro per la voglia di lottare. Zambonin ha esordito, speriamo possa crescere in futuro. Questi ragazzi hanno delle qualità, ma devono prima capire cosa sono davvero e cosa vogliono: quanto faranno chiarezza dentro, quando si daranno una direzione chiara, allora forse saranno pronti per giocarsela in questo torneo altrimenti impossibile.
Italia-Inghilterra 0-33 (0-21)
Marcatori: 10' meta tr. Smith, 20' e 40' meta George tr. Smith; 5' st meta Daly, 33'meta Sinckler tr. Smith.
Italia: Padovani - Mori (15' st Marin), Brex, Zanon, Ioane - Garbisi, Varney (25' st Fusco) - Halafihi (38' pt Negri, dal 15' st Pettinelli), Lamaro, Steyn - Ruzza (32' st Zambonin), Cannone - Ceccarelli (1' st Pasquali), Lucchesi(11' st Faiva), Fischetti (6' st Traoré).
Inghilterra: Steward - Malins, Marchant (34' st Ford), Slade, Nowell (1' st Daly), - Smith, Randall (15' st Youngs) - Dombrandt , Curry (25' st Chessum), Itoje - Isiekwe(15' st Simmonds), Ewals - Stuart (1' st Sinckler), George (16' st Cowan-Dickie), Genge (25' st Marler).
Arbitro: Damon Murphy (Australia)