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Rugby, in Galles è girata la storia: e ora tutti cercano la giovane Italia

Paolo Garbisi esulta a Cardiff (reuters)
La vittoria della nazionale maggiore sul campo dei Dragoni, bissata da quella degli Under 20, ha totalmente cambiato la percezione internazionale del movimento azzurro dopo le richieste di esclusione dal Sei Nazioni
2 minuti di lettura

Dopo il successo di Cardiff, la stampa britannica - la stessa che fino al giorno prima chiedeva la cacciata degli azzurri dal Sei Nazioni, per rimpiazzarli col Sudafrica o almeno costringerli a uno spareggio con la Georgia - ha glorificato la Giovane Italia e i suoi gioielli, pronosticando un "luminoso futuro" per una squadra che può contare su "talenti purissimi" - sempre parole loro - come Capuozzo (22 anni), Garbisi (21), il capitan Lamaro (23). E Menoncello, in meta con la Francia a soli 19 anni, o il ventenne Marin: entrambi, schierati con la Nazionale maggiore, avrebbero in realtà potuto e forse dovuto giocare con la U20 che domenica ha chiuso il torneo con 3 vittorie (Inghilterra, Scozia, Galles). "Questo trionfo italiano potrebbe trasformarsi nel trampolino di lancio di un percorso di successi ben più ampio", scrive il Guardian. 

Dopo il successo di Cardiff, la stampa britannica - la stessa che fino al giorno prima chiedeva la cacciata degli azzurri dal Sei Nazioni, per rimpiazzarli col Sudafrica o almeno costringerli a uno spareggio con la Georgia - ha glorificato la Giovane Italia e i suoi gioielli, pronosticando un "luminoso futuro" per una squadra che può contare su "talenti purissimi" - sempre parole loro - come Capuozzo (22 anni), Garbisi (21), il capitan Lamaro (23). E Menoncello, in meta con la Francia a soli 19 anni, o il ventenne Marin: entrambi, schierati con la Nazionale maggiore, avrebbero in realtà potuto e forse dovuto giocare con la U20 che domenica ha chiuso il torneo con 3 vittorie (Inghilterra, Scozia, Galles). "Questo trionfo italiano potrebbe trasformarsi nel trampolino di lancio di un percorso di successi ben più ampio", scrive il Guardian. 

Club francesi e inglesi a caccia di azzurri 

I club più ricchi dei campionati francesi e inglesi si stanno accaparrando i ragazzi: Capuozzo da Grénoble andrà a Tolosa, Garbisi sarà raggiunto a Montpellier da Sante, apertura dell'U20, anche Mori è da quest'anno sotto contratto con Bordeaux, Zanon finisce a Pau, Fischetti passerà ai Saracens dove lo aspetta Riccioni, pure Zilocchi andrà a Londra ma ai London Irish, Varney rimane con Gloucester. All'estero giocano anche Fuser, Ceccarelli e naturalmente Parisse. A sua volta, la Fir spera di convincere alcuni "azzurrabili" oggi protagonisti in Inghilterra a vestire il prossimo anno la maglia della Nazionale: la seconda linea Lamb, i tre-quarti Lynagh, Lozowski e Odogwu. 

Il ct Brunello: "Lasciamo crescere i talenti"

"Nelle ultime stagioni abbiamo dimostrato di essere competitivi rispetto ai migliori", conferma Massimo Brunello, allenatore dell'U20 protagonista della prestazione migliore per una squadra italiana maschile nel Sei Nazioni. Anche la U18 ha battuto con uno scarto imbarazzante i pari età irlandesi. Sì, gli azzurrini sono forti almeno quando i coetanei delle Grandi ovali. Ma che succede, quando diventano adulti? "Manca la formazione finale: non riusciamo - non ancora, almeno - a completare il passaggio nelle franchigie e in Nazionale", continua Brunello. 

"Diamo più fiducia ai nostri tecnici federali" 

"Treviso sta lavorando abbastanza bene, le Zebre anche, ma con qualche difficoltà. Forse i ragazzi a livello mentale e gestionale andrebbero gestiti come nell'U20, da tecnici italiani. Questo non perché gli allenatori stranieri non siano all'altezza, anzi: ma spesso coi nostri giovani danno per scontate cose che non lo sono affatto". Ma lei è felice che i giovani talenti vadano all'estero? "Dipende. Se proprio vogliono andare, suggerisco lo facciano dalla porta principale e non da quella di servizio. Altrimenti è meglio restare in una franchigia italiana, e crescere. Con calma". 

"Mischia solida e difesa feroce: viva il gioco all'italiana" 

La formazione dei tecnici locali, che passano attraverso un percorso federale, secondo Brunello è molto buona. Però bisogna dare loro più fiducia. "E' fondamentale adattarsi al materiale umano a disposizione: noi non abbiamo tanti atleti, non possiamo sfornare un Parisse ogni anno. Dobbiamo adattarci a quale che c'è: lavorare sull'inventiva e la furbizia , caratteristiche che fanno parte della nostra cultura". Perché può esistere una identità tricolore nel rugby. "Forti in mischia ordinata e rimessa laterale. Se non abbiamo giganti che saltano, possiamo comunque trovare delle soluzioni. Una volta che la base è sistemata, serve una difesa feroce. La cultura del placcaggio, del sacrificio, del gruppo: quello che sta permettendo alla U20 di fare così bene". 

E' sempre uno straniero che guida la Nazionale 

 Marzio Innocenti, presidente Fir, si è detto "entusiasta" del ct Kieran Crowley. Neozelandesi, francesi, irlandesi, sudafricani: nell'èra del professionismo, a parte una brevissima parentesi con Massimo Mascioletti, gli allenatori della Nazionale sono sempre stati stranieri. Ma nei nostri migliori mondiali di sempre, quelli del 1987, al timone c'era Marco Bollesan. "Forse uno straniero è più difficilmente attaccabile, in caso di sconfitta". E un italiano? "Speriamo arrivi, prima o poi: io ci credo. Con queste belle generazioni di ragazzi nati verso la fine degli anni Novanta si possono fare grandi cose".