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Sei Nazioni, Francia-Irlanda sembra già una finale. La missione dell’Italia, evitare il cucchiaio di legno

Ange Capuozzo, punto di forza dell'Italia (ansa)
Scatta venerdì a Parigi, con la sfida tra le due favorite, l’edizione numero 130 del torneo più antico del mondo. Azzurri sabato contro l’Inghilterra
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Francia-Irlanda, in programma venerdì sera (ore 21, diretta Sky Sport) suona come già una finale. Edizione numero 130 del Sei Nazioni di rugby, il torneo più antico del mondo che dal Duemila accoglie anche l’Italia: le due squadre favorite si affrontano nel primo turno, scherzi del calendario. I Verdi sono i campioni in carica, i Bleus una perfetta macchina da guerra nonostante l’assenza del loro giocatore-simbolo: Antoine Dupont ha rinunciato alla Nazionale a 15 giocatori per concentrarsi su quella a 7, che in estate sarà protagonista delle Olimpiadi. La partita ha il sapore di una rivincita, dopo le delusioni dei recenti mondiali: entrambe sembravano destinate a prendersi la World Cup; invece, sono state eliminate nei quarti da All Blacks e Springboks, col trionfo in finale dei sudafricani proprio sui neozelandesi.

Francia-Irlanda, in programma venerdì sera (ore 21, diretta Sky Sport) suona come già una finale. Edizione numero 130 del Sei Nazioni di rugby, il torneo più antico del mondo che dal Duemila accoglie anche l’Italia: le due squadre favorite si affrontano nel primo turno, scherzi del calendario. I Verdi sono i campioni in carica, i Bleus una perfetta macchina da guerra nonostante l’assenza del loro giocatore-simbolo: Antoine Dupont ha rinunciato alla Nazionale a 15 giocatori per concentrarsi su quella a 7, che in estate sarà protagonista delle Olimpiadi. La partita ha il sapore di una rivincita, dopo le delusioni dei recenti mondiali: entrambe sembravano destinate a prendersi la World Cup; invece, sono state eliminate nei quarti da All Blacks e Springboks, col trionfo in finale dei sudafricani proprio sui neozelandesi.

Scozia ambiziosa, Inghilterra cinica

L’incontro inaugurale si disputa al Velodrome di Marsiglia: Parigi prepara i Giochi, lo Stade de France è un cantiere. Difficile credere che francesi e irlandesi possano di nuovo fallire l’obiettivo, dal punto di vista fisico e di organizzazione sembrano sempre su un altro pianeta rispetto agli avversari. Dopo una rassegna iridata c’è sempre un cambio generazionale. Chi approfitterà del momento propizio, con tanta confusione sotto il cielo? Alla finestra ci sono l’Inghilterra, reduce da un prestigioso – ma forse non così meritato - terzo posto nella rassegna iridata; e la Scozia, che ha fatto importanti progressi sul piano del gioco e ai mondiali ha pagato carissimo il fatto di essere nello stesso girone preliminare di Sudafrica e Irlanda. Su un piano più basso, un Galles in grande sofferenza per mancanza di fondi (e un poco anche di talenti) e la solita Italia, che ha smesso di contare i Cucchiai di Legno.

Bleus senza Dupont, che punta alle Olimpiadi

La Francia rimane una formazione mostruosamente forte nei primi 5 uomini, nonostante il ct Galthié – rispetto all’ultimo match di ottobre - abbia cambiato le due seconde linee. Locu è il naturale sostituto di Dupont, mancherà pure Romain Ntamack (naturale partner di Antoine) ma il vero interrogativo è il cambio nel sistema d’attacco: il nuovo tecnico, Arlettaz, appartiene più alla ‘vecchia scuola’ che – a differenza del predecessore, Labit – si affida meno ai data e più all’estro dei suoi uomini. L’Irlanda scommette ancora su di una terza linea formidabile guidata dal capitano O’Mahoney, con van der Flier e Doris: un trio che fa semplicemente paura. Se poi in mischia si aggiungono giganti come Porter e Furlong, per non dire di Beirne, ecco che con un pacchetto così è ragionevole pensare di distruggere qualsiasi avversario. A chiudere il conto ci pensano i tre-quarti: Keenan, Aki, Lowe, il solo dubbio è se Crowley sarà un valido successore di Sexton all’apertura.

I francesi Alldritt e Dupont (afp)

L’esperienza di Ford, il genio di Russell

L’Inghilterra ha confermato Bortwhick ma sembra ancora risentire della schizofrenica gestione di Eddie Jones. Il primo punto interrogativo è legato al numero 10: perso Owen Farrell, i Bianchi devono – per ora – rinunciare all’infortunato Marcus Smith. E’ probabile che il ct punterà sull’esperto Ford, ma chissà non rischi il giovane Fin Smith. Una possibile fragilità il regìa può essere molto pericolosa. Jamie George non sembra un capitano equilibrato. L’impressione è che questa squadra possa fare tutto, e il suo contrario. La Scozia invece appare molto solida, nonostante l’addio dell’estremo Hogg: può contare su uno straordinario allenatore, Greg Townsend, e su di un fuoriclasse assoluto come Finn Russell. Come l’Italia, non ha mai vinto il torneo: chissà non sia la volta buona. Comincia sabato sfidando il Galles a Cardiff: se parte bene, potrebbe combinare grandi cose, anche perché ospiterà a Edimburgo la Francia e l’Inghilterra.

Finn Russell (reuters)

La ‘stella’ gallese ha scelto il football americano

La perdita del campione più rappresentativo – Louis Rees-Zammitt, clamorosamente passato al football americano – è l’ultima brutta notizia per il rugby gallese, reduce da 18 tormentatissimi mesi. Warren Gatland è un allenatore magico, ma la decisione di affidare la fascia di capitano al ventunenne Dafydd Jenkins potrebbe non bastare: i Dragoni hanno perso molti atleti importanti, la squadra è rinnovata – a parte l’infinito George North e il numero 9, Garteh Davies - e il talento naturale potrebbe non bastare a sopravvivere in questo tornea. Il solo punto a favore è che la probabile sfida con l’Italia per evitare il Cucchiaio di Legno – quinto e ultimo turno, il 16 marzo - si giocherà a Cardiff.

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