Rugby, un 'Mulo' azzurro per battere il Giappone: Nicotera, campione anche nel sociale
di Massimo CalandriGiacomo Nicotera detto “Mulo”, 28 anni festeggiati coi compagni della Nazionale di rugby al dodicesimo piano di un albergo di Tokyo: torta semplice, un velo di panna, molte fragole. Brindisi con acqua naturale. Frizzante, per i più spericolati. Gli azzurri stanno preparando il match col Giappone in programma domenica a Sapporo (in Italia saranno le 7 del mattino, diretta Sky Sport). È l’ ultimo appuntamento del tour estivo, dopo la sconfitta con Samoa e la vittoria su Tonga. “Il mio regalo? Essere qui”, sorride il tallonatore triestino.
Un tipo testardo, generoso, instancabile: “Mulo”, appunto. Meno di 3 anni fa giocava ancora contro squadre di semi-dilettanti, la prossima stagione sarà a Parigi con la prestigiosa maglia dello Stade Français. Letteralmente in prima linea, pure nel sociale: “Mi sembra giusto restituire, attraverso il mio sport, almeno un poco di tutto quello che ho avuto”. Basta ascoltare una delle sue storie - quella sulle scarpe pulite dei detenuti della prigione di …
Giacomo Nicotera detto “Mulo”, 28 anni festeggiati coi compagni della Nazionale di rugby al dodicesimo piano di un albergo di Tokyo: torta semplice, un velo di panna, molte fragole. Brindisi con acqua naturale. Frizzante, per i più spericolati. Gli azzurri stanno preparando il match col Giappone in programma domenica a Sapporo (in Italia saranno le 7 del mattino, diretta Sky Sport). È l’ ultimo appuntamento del tour estivo, dopo la sconfitta con Samoa e la vittoria su Tonga. “Il mio regalo? Essere qui”, sorride il tallonatore triestino.
Un tipo testardo, generoso, instancabile: “Mulo”, appunto. Meno di 3 anni fa giocava ancora contro squadre di semi-dilettanti, la prossima stagione sarà a Parigi con la prestigiosa maglia dello Stade Français. Letteralmente in prima linea, pure nel sociale: “Mi sembra giusto restituire, attraverso il mio sport, almeno un poco di tutto quello che ho avuto”. Basta ascoltare una delle sue storie - quella sulle scarpe pulite dei detenuti della prigione di Ferrara, ad esempio - per capire che è un ragazzo speciale.
Da Trieste a Parigi, storia di un ragazzo speciale
Ha cominciato coi Tandoi, la squadra triestina di rugby “old”: veterani di 40 anni e passa. “Ero un bambino, mio padre mi portava sul campo coi suoi amici. Però, niente placcaggi”. Papà Giorgio, fotografo per la Soprintendenza dei Beni Culturali, nella vita ovale mediano di apertura. Anche la mamma, Susanna, è stata una rugbista. Cresce a Trieste, appena maggiorenne passa al Mogliano. “Sono rimasto 3 stagioni, ho passato un’estate in Nuova Zelanda e tra i tecnici del club – il Sumner di Christchurch – c’era Scott Robertson, che oggi allena gli All Blacks. Avevo compagni con un passato molto importante, ma ci si cambiava in un container e tutti pagavano la quota annuale”.
Rugby. Un percorso diverso da tanti azzurri: nessuna Accademia di formazione. Però una determinazione incredibile. “Se avessi avuto più talento, forse mi sarei impegnato di meno”. Modesto. “Tornato in Italia, prima San Donà e poi Rovigo. Stavo pensando che quello sarebbe stato il mio livello, volevo tornare a iscrivermi alla Facoltà di Agraria”. Invece, all’improvviso, dopo 4 anni dalla prima volta arriva un’altra chiamata dalla franchigia di Treviso, il Benetton. Da quel giorno il “Mulo” ha continuato a progredire. L’esordio in azzurro nel Sei Nazioni del 2022, le grandi prestazioni in Nazionale e coi biancoverdi veneti fino al contratto con la super-squadra parigina dove in passato hanno giocato Dominguez, Parisse, i fratelli Bergamasco, Dallan. “Che emozione. Andrò a vivere nella capitale con Giulia, la mia fidanzata. Siamo due ragazzi di campagna. Sarà divertente”.
Le scarpe da gioco dei detenuti di Ferrara
La storia delle scarpe, dunque. “Sono andato con Marco Zanon e Aura Muzzo, anche loro azzurri, nel penitenziario di Ferrara. Ci siamo allenati coi detenuti. È stato molto formativo: sicuramente per noi, spero anche per loro. Vedevo questi ragazzi giocare, rispettare le regole, pensavo: non posso credere che abbiano violato la legge. La direttrice della struttura ha fatto un discorso bellissimo: il rugby come una famiglia”. Quel giorno ha notato un dettaglio: le scarpe da gioco dei detenuti erano perfettamente pulite. “Mentre le mie sono sempre state sporche di fango. Mi hanno spiegato che quell’allenamento era il loro unico momento di libertà, e andava rispettato. Ho capito che dovevo essere felice della mia fortuna. Rispettarla”. Ora le scarpe del ‘Mulo’ sono impeccabili. “E sto lavorando a un progetto con l’Imola rugby, per l’inserimento dei ragazzi problematici. Cerco di rendermi utile”.
Nicotera: "Uscire dalla comfort zone ci ha fatto bene”
La partita di Sapporo è difficile, delicata. Importante. È da più di un anno che il gruppo azzurro – tra Nazionale e club – non si ferma. “Questo tour estivo è duro, scomodo: ma uscire dalla comfort zone, affrontare avversari pesanti e scorbutici come gli isolani del Pacifico, non può che farci bene. Se vogliamo vedercela coi migliori, dobbiamo continuare a crescere: insieme”. Il Giappone è squadra meno impegnativa fisicamente delle altre appena incontrate, però molto organizzata. “Il rugby è uno sport crudo, prima di tutto scontro fisico: significa che dovremo vincere l’incontro a partire dalla mischia. Siamo pronti”.