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Italia con onore: gli All Blacks vincono 29-11

Ferrari in placcaggio su Barrett (reuters)

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La squadra di Quesada a Torino gioca una gara di qualità contro i vicecampioni del mondo
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Torino – Non è stata una tempesta. Una burrasca, magari: ma l’Italrugby non è affondata come si temeva, ha tenuto il mare nero neozelandese grazie a un gruppo giovane e unito, una difesa coraggiosa e timonata da un ragazzo di 22 anni – Ross Vintcent – che un giorno indosserà i gradi di capitano, potete scommetterci. Solo un anno fa, gli azzurri erano stati feriti a morte dagli All Blacks: nel punteggio, con un vergognoso gap di 79 punti, e soprattutto nell’animo. Ieri sera gli ospiti hanno naturalmente vinto ma con un punteggio per noi davvero «onorevole» (29-11), e questa volta è un aggettivo a proposito: l’esordio ovale allo Juventus Stadium è stato un successo di pubblico (41.000 presenze) che ha ricordato quella serata magica di Milano del 2009, quando ancora una volta gli azzurri avevano retto il confronto con i giganti della Nuova Zelanda. Allora era sembrato che questo sport potesse davvero spiccare il volo, poi però erano arrivate tante delusioni. Da un anno e mezzo un nuovo c…

Torino – Non è stata una tempesta. Una burrasca, magari: ma l’Italrugby non è affondata come si temeva, ha tenuto il mare nero neozelandese grazie a un gruppo giovane e unito, una difesa coraggiosa e timonata da un ragazzo di 22 anni – Ross Vintcent – che un giorno indosserà i gradi di capitano, potete scommetterci. Solo un anno fa, gli azzurri erano stati feriti a morte dagli All Blacks: nel punteggio, con un vergognoso gap di 79 punti, e soprattutto nell’animo. Ieri sera gli ospiti hanno naturalmente vinto ma con un punteggio per noi davvero «onorevole» (29-11), e questa volta è un aggettivo a proposito: l’esordio ovale allo Juventus Stadium è stato un successo di pubblico (41.000 presenze) che ha ricordato quella serata magica di Milano del 2009, quando ancora una volta gli azzurri avevano retto il confronto con i giganti della Nuova Zelanda. Allora era sembrato che questo sport potesse davvero spiccare il volo, poi però erano arrivate tante delusioni. Da un anno e mezzo un nuovo ct, l’argentino Gonzalo Quesada, ha cambiato gioco e atteggiamento dell’Italrugby: insieme al miglior Sei Nazioni di sempre sono arrivati successi storici. Tre settimane fa, la pesante sconfitta di Udine con l’Argentina aveva fatto riaffiorare antichi dubbi. La bella prova di ieri, con quella meta nel finale di Menoncello che ha incendiato il pubblico, suona come una promessa per il futuro.

All Blacks meno feroci del solito

Che gli All Blacks non fossero la feroce macchina da guerra vista nelle scorse settimane a Twickenham e Dublino – ma pure a Parigi non avevano scherzato, anzi - lo si era intuito dalla haka iniziale. TJ Perenara ha scelto di guidare la versione tradizionale della haka, invece della truculenta kapa o pango che mima lo sgozzamento dell’avversario. Ancora una volta, come a Lione un anno fa, è stato un omaggio alla prima, storica ka mate eseguita in Italia, dal 28° battaglione maori che nel 1944 combatté Montecassino. Va bene il rispetto, nessuno però poteva immaginare tanti errori neozelandesi nel primo tempo: in parte provocati dall’aggressione degli azzurri (106 placcaggi nel primo tempo, 17 solo di Vintcent), in parte da una certa loro sufficienza presuntuosa. Dopo 24 minuti, e nonostante qualche imperdonabile pasticcio in attacco – quando ci ricapita un’occasione del genere? – l’Italia era sorprendentemente in vantaggio grazie a due punizioni di Paolo Garbisi contro un calcio Beauden Barrett. E pure quando sono andati a segno col peggiore dei loro, Roigard, i Neri non sono riusciti a prendere il largo. Il ‘nostro’ Ioane, Monty (perché gli avversari schieravano Rieko: è solo un’omonimia tra isolani) ha poi fermato Jordan e Vintcent ha fatto lo stesso con Sititi, a un passo dalla linea di meta: mai visto gli All Blacks sprecare così. La marcatura di Jordan ha restituito un po’ di logica ma anche un risultato (6-17) che tutto sommato era quello che il ct Quesada si augurava: «Se riusciamo a restare attaccati nel punteggio, chissà…».

I 10 minuti migliori dell’Italia

All’inizio della ripresa, Capuozzo, l’Ange Azzurro, ha improvvisamente acceso i suoi e l’Allianz Stadium con una corsa leggera e imprevedibile: per 10 minuti l’Italia ha percosso, spinto e sbuffato a un paio di metri dall’ultima trincea ospite, cercando caparbiamente la meta ma cozzando il muro neozelandese. Per mezz’ora il punteggio è rimasto fermo, poi è arrivata la marcatura di Telea. Ancora una volta, molti temevano un improvviso cedimento, è arrivata una splendida prova d’orgoglio e l’esaltante meta di Menoncello, 21 anni, un altro gioiello. Pazienza per la segnatura finale di Barrett. Al termine dell’incontro, Quesada ha accarezzato i suoi. «Ci siamo meritati il rispetto degli All Blacks». Di questi ragazzi ci si può fidare.

Italia-Nuova Zelanda 11-29 (6-17)

Marcatori: 12’, 16’ pt cp Paolo Garbisi, 15’ cp Beauden Barrett, 24’ meta Roigard tr. Barrett, 39’ meta Jordan tr. Barrett; 30’ Telea tr. Barrett, 36’ meta Menoncello, 29ì meta Barrett.

Italia: Capuozzo – Trulla (35’ st Zanon), Brex, Menoncello, Ioane – Paolo Garbisi, Page-Relo (15’ st Alessandro Garbisi) – Vintcent, Zuliani (29’ st Izekor), Negri – Lamb (26’ st Ruzza), Ruzza (11’ st Cannone) – Riccioni (3’ st Ferrari), Lucchesi (11’ st Nicotera), Fischetti (22’ st Spagnolo).

Nuova Zelanda: Jordan– Tele’a, Ioane, Lienert-Brown (22’ st Havili), Clarke (22’ st McKenzie) – Beauden Barrett, Roigard (18’ st Perenara) – Savea, Cane (27’ st Lakai), Sititi – Tuipulotu (10’ st Vaa’i), Scott Barrett – Lomax (15’ st Newell), Taylor (10’ st Aumua), de Groot (10’ st Tu’ungafasi).

Arbitro: Brousset (Fra)

Note: 20’ pt cartellino giallo Scott Barrett; 11’ st Lienert-Brown, 27’ Ferrari. Spettatori: 42.000

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