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"Caldo, sabbia, vesciche e tutti i miei limiti: vi racconto la Marathon des Sables"

Filippo Canetta, primo degli italiani alla Marathon des Sables 2018, 36esimo in classifica generale  
Filippo Canetta è stato il miglior italiano alla 33esima edizione della corsa a tappe nel Sahara appena conclusasi: "Una gara contro se stessi di giorno e contro la natura di notte. In uno zaino tutto l'occorrente per una settimana, eccetto l'acqua. Un’esperienza di vita da nomadi. La rifarei"
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ERA il 1984 quando il francese Patrick Bauer attraversò il deserto del Sahara, a piedi, da solo, in dodici giorni. Un'esperienza che, decise, doveva diventare una vera gara. Due anni dopo nacque così la Marathon des Sables, una delle più impegnative competizioni di trail running al mondo: cinque tappe (più una non competitiva) in sette giorni, più di 250 chilometri di dune, sentieri e rocce del Sahara marocchino. Da percorrere in totale autonomia energetica: tutto l'occorrente per l'intera settimana in un pesantissimo zaino (acqua esclusa), una zavorra nell'afa del deserto.

Filippo Canetta è stato il migliore degli italiani alla 33esima edizione della maratona, appena conclusasi. Classe 1972, milanese, tre lavori, una famiglia e l'amore per la corsa in mezzo alla natura. Alla sua prima partecipazione è arrivato un 36esimo posto, su oltre mille partecipanti. In una classifica maschile dominata dagli esperti fratelli marocchini Rachid e Mohamed El Morabity: "Speravo di fare meglio nel piazzamento - ci racconta - ma porto a casa un'esperienza umana incredibile".

La Marathon des Sables infatti non è solo una competizione. La forza fisica deve conciliarsi con la resistenza, sì, ma anche con una buona dose di strategia. "Quando lasci la valigia e prendi lo zaino - spiega Canetta - ciò che hai deve essere sufficiente (ma non eccessivo) per tutti i giorni successivi. Il mio pesava 9 chili e mezzo". L'organizzazione fornisce agli atleti solo l'acqua, 9 litri al giorno lungo alcuni check-point. Il resto va tutto sulle loro spalle. Non si tratta di un calcolo facile, tra cibo, indumenti e strumenti utili: il consumo calorico quotidiano è imponente, ma lo sono anche gli sbalzi termici notturni.

A fine tappa, ad aspettare gli atleti, non c'è infatti nessun albergo: solo un bivacco itinerante, formato da tende berbere, sotto cui dormire dentro i propri sacchi a pelo. "Siamo passati dai 35 gradi di giorno ai 5 di notte - ricorda Canetta - ma è stato molto bello vivere in otto sotto un telo, condividendo anche i momenti difficili. Una tempesta di sabbia, una notte, ha distrutto la tenda. Abbiamo dormito tenendo il telo con le mani".
Sullo zaino di ogni atleta viene posizionato uno Spot Gps, che ne traccia la posizione in tempo reale e permette, in caso di malore, di inviare un sos. Nell'edizione del 1994, una tempesta di sabbia sorprese l'italiano Mauro Prosperi, che fu disperso per 10 giorni nel deserto  
Un'esperienza totalizzante che relega la competizione in secondo piano: "Non conoscevo nessuno all'inizio, ma poi abbiamo fatto un bel gruppo. Chi aveva più cibo lo condivideva con gli altri, ci si aiutava sempre. Ognuno con il suo sogno da coronare".

Le difficoltà, durante le quattro tappe corte da 40 chilometri e il tappone da 80, sono tante: la sabbia che provoca vesciche e che rallenta, le storte, il caldo, le crisi. Eppure questa è stata l'edizione con il minor numero di ritiri in assoluto, nessuno tra gli italiani: "Dopo i sacrifici per allenarsi, il ritiro non è mai contemplato".

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Rientrato in Italia, per Canetta è tempo di bilanci: "Il tappone doveva essere la mia specialità, invece ho sentito parecchio il caldo e ho dovuto rallentare. Il mio zaino pesava circa due chili in più rispetto agli altri. Ma questo è il bello, scommettere su cosa portare: meno vestiti e rischiare il freddo o meno cibo ed esporsi a cali di energie". È una gara complessa da preparare, ma all'atleta milanese scappa un sorriso quando si parla della prossima edizione: "È un ritorno alla corsa dei primitivi, alla vita da nomadi. Il deserto è meraviglioso, mi piacerebbe tornare e non ripetere gli errori di quest'anno. Ma non lo so". Noi non abbiamo dubbi: ci sarà.
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