Trenta migranti runner nelle strade di Roma: "Così dimostriamo di esistere"
di CARMELO LEOIl gruppo di richiedenti asilo partecipa alla Run for Peace, la 5 km non competitiva parallela alla mezza maratona Via Pacis: li porta la cooperativa 'L'Angolò di Modena ed è passato a salutarli anche Vénuste Niyongabo, primo campione olimpico della storia del Burundi con l'oro nei 5000 ad Atlanta '96. Sanneh Arona, 23 anni, viene dal Gambia: "Qui in Italia mi sento in un posto sicuro. Corriamo per integrarci".
ROMA - Lo raccontò anche Filippo Canetta, dopo la sua incredibile Marathon des Sables: durante una corsa non esiste solo il traguardo individuale. Condividere la fatica con l'avversario diventa un'occasione di incontro: "Ci si aiuta sempre, ognuno col suo sogno da coronare". E' proprio su quell'indescrivibile spirito di fratellanza tra atleti che farà leva, domenica 23 settembre, l'esperimento di integrazione pensato dalla cooperativa sociale "L'Angolo" di Modena. Trenta richiedenti asilo, ospiti dell'associazione, parteciperanno alla Rome half marathon via Pacis, la mezza maratona multi-religiosa organizzata da Roma Capitale e dal Pontificio consiglio della cultura della Santa Sede.
Ai nastri di partenza di via della Conciliazione, i trenta ragazzi si uniranno ai 5000 iscritti alla Run for Peace, la sezione non agonistica della competizione. Insieme correranno lungo un percorso di cinque chilometri, attraverso i luo…
Ai nastri di partenza di via della Conciliazione, i trenta ragazzi si uniranno ai 5000 iscritti alla Run for Peace, la sezione non agonistica della competizione. Insieme correranno lungo un percorso di cinque chilometri, attraverso i luo…
ROMA - Lo raccontò anche Filippo Canetta, dopo la sua incredibile Marathon des Sables: durante una corsa non esiste solo il traguardo individuale. Condividere la fatica con l'avversario diventa un'occasione di incontro: "Ci si aiuta sempre, ognuno col suo sogno da coronare". E' proprio su quell'indescrivibile spirito di fratellanza tra atleti che farà leva, domenica 23 settembre, l'esperimento di integrazione pensato dalla cooperativa sociale "L'Angolo" di Modena. Trenta richiedenti asilo, ospiti dell'associazione, parteciperanno alla Rome half marathon via Pacis, la mezza maratona multi-religiosa organizzata da Roma Capitale e dal Pontificio consiglio della cultura della Santa Sede.
Ai nastri di partenza di via della Conciliazione, i trenta ragazzi si uniranno ai 5000 iscritti alla Run for Peace, la sezione non agonistica della competizione. Insieme correranno lungo un percorso di cinque chilometri, attraverso i luoghi simbolo della convivenza tra confessioni religiose diverse: San Pietro, la sinagoga, la moschea, la chiesa valdese e la chiesa ortodossa. "I nostri ospiti - afferma la presidente della cooperativa, Silvia Garretto - partecipano proprio per abbattere i tanti pregiudizi ancora presenti oggi".
L'iniziativa, spiegano dalla cooperativa, non ha precedenti in Italia. Quando è stata proposta a monsignor Melchor Sánchez de Toca, responsabile del dipartimento Sport del Vaticano, ha trovato il favore di tutti. Anche del Papa, che ringrazierà pubblicamente i trenta partecipanti durante l'Angelus di domenica. Un'ulteriore prova di come lo sport possa fare rima con l'accoglienza.
Ognuno di quei ragazzi ha alle spalle una storia particolare. Tutti hanno in comune un passato di violenze, la difficile risalita lungo il deserto libico e la traversata via mare. "Ho lasciato il Gambia - racconta in inglese Sanneh Arona, 23 anni, considerato uno dei più forti del gruppo - quando avevo 15 anni. Vivevo in condizioni pessime. Anche se poi, nel mio viaggio verso l'Italia, è stato addirittura peggio. Da quando sono qui, invece, la mia vita è cambiata. Mi sento in un posto sicuro".
Sanneh è ospite della cooperativa da giugno 2017. In Gambia faceva già sport, ma era soprattutto uno scattista. Cento e duecento metri le sue specialità: alcune vittorie scolastiche, qualche intervista ai media locali. E la convinzione che lo sport possa trasformarsi in un lavoro: "Sono felice in Italia, ho conosciuto tante brave persone. So che qui ci sono stranieri che non si comportano bene e alimentano pensieri razzisti, ma io voglio tenermi fuori e costruire una carriera puntando sull'atletica". Per la gara di domenica, la speranza di un buon piazzamento, ma soprattutto di dare un segnale di pace: "Un'occasione - continua Sanneh - per tutti noi ragazzi, quella di arrivare a Roma in mezzo a persone provenienti da tutto il mondo e dimostrare fisicamente che esistiamo".Quella dei trenta ragazzi di Modena non sarà dunque solo una presenza simbolica. L'obiettivo è mettere a frutto gli allenamenti degli ultimi tre mesi: "Si sono preparati per tre volte alla settimana - spiega il loro coach, Roberto Beltrami, una vita nella Serie A femminile di pallavolo, di cui è stato anche presidente di Lega - e adesso sono pronti per i cinque chilometri. Per la mezza maratona, invece, è ancora troppo presto". Alcuni dei ragazzi hanno preso l'impegno molto seriamente: "Il mio spirito - continua Beltrami - è cercare una strada per dar loro una chance in più, magari anche un'opportunità lavorativa. Ma per ora lo scopo primario è l'integrazione".
A pochi giorni dalla gara, i ragazzi hanno ricevuto una visita d'eccezione: quella di Vénuste Niyongabo, primo campione olimpico della storia del Burundi grazie all'oro conquistato nei 5000 metri ad Atlanta '96. Ma il suo non è solo un esempio sportivo: l'ex atleta infatti vive in Italia dal 1992. Arrivò come immigrato, oggi è perfettamente integrato. "Io - ha detto Niyongabo durante l'incontro - sono un nero come voi. Il Paese in cui vivete non è razzista, ha solo paura del diverso. Imparate la lingua e andate a confrontarvi con le altre persone". I ragazzi cominceranno a farlo dalla via Pacis di domenica.
Ai nastri di partenza di via della Conciliazione, i trenta ragazzi si uniranno ai 5000 iscritti alla Run for Peace, la sezione non agonistica della competizione. Insieme correranno lungo un percorso di cinque chilometri, attraverso i luoghi simbolo della convivenza tra confessioni religiose diverse: San Pietro, la sinagoga, la moschea, la chiesa valdese e la chiesa ortodossa. "I nostri ospiti - afferma la presidente della cooperativa, Silvia Garretto - partecipano proprio per abbattere i tanti pregiudizi ancora presenti oggi".
L'iniziativa, spiegano dalla cooperativa, non ha precedenti in Italia. Quando è stata proposta a monsignor Melchor Sánchez de Toca, responsabile del dipartimento Sport del Vaticano, ha trovato il favore di tutti. Anche del Papa, che ringrazierà pubblicamente i trenta partecipanti durante l'Angelus di domenica. Un'ulteriore prova di come lo sport possa fare rima con l'accoglienza.
Ognuno di quei ragazzi ha alle spalle una storia particolare. Tutti hanno in comune un passato di violenze, la difficile risalita lungo il deserto libico e la traversata via mare. "Ho lasciato il Gambia - racconta in inglese Sanneh Arona, 23 anni, considerato uno dei più forti del gruppo - quando avevo 15 anni. Vivevo in condizioni pessime. Anche se poi, nel mio viaggio verso l'Italia, è stato addirittura peggio. Da quando sono qui, invece, la mia vita è cambiata. Mi sento in un posto sicuro".
Sanneh è ospite della cooperativa da giugno 2017. In Gambia faceva già sport, ma era soprattutto uno scattista. Cento e duecento metri le sue specialità: alcune vittorie scolastiche, qualche intervista ai media locali. E la convinzione che lo sport possa trasformarsi in un lavoro: "Sono felice in Italia, ho conosciuto tante brave persone. So che qui ci sono stranieri che non si comportano bene e alimentano pensieri razzisti, ma io voglio tenermi fuori e costruire una carriera puntando sull'atletica". Per la gara di domenica, la speranza di un buon piazzamento, ma soprattutto di dare un segnale di pace: "Un'occasione - continua Sanneh - per tutti noi ragazzi, quella di arrivare a Roma in mezzo a persone provenienti da tutto il mondo e dimostrare fisicamente che esistiamo".Quella dei trenta ragazzi di Modena non sarà dunque solo una presenza simbolica. L'obiettivo è mettere a frutto gli allenamenti degli ultimi tre mesi: "Si sono preparati per tre volte alla settimana - spiega il loro coach, Roberto Beltrami, una vita nella Serie A femminile di pallavolo, di cui è stato anche presidente di Lega - e adesso sono pronti per i cinque chilometri. Per la mezza maratona, invece, è ancora troppo presto". Alcuni dei ragazzi hanno preso l'impegno molto seriamente: "Il mio spirito - continua Beltrami - è cercare una strada per dar loro una chance in più, magari anche un'opportunità lavorativa. Ma per ora lo scopo primario è l'integrazione".
A pochi giorni dalla gara, i ragazzi hanno ricevuto una visita d'eccezione: quella di Vénuste Niyongabo, primo campione olimpico della storia del Burundi grazie all'oro conquistato nei 5000 metri ad Atlanta '96. Ma il suo non è solo un esempio sportivo: l'ex atleta infatti vive in Italia dal 1992. Arrivò come immigrato, oggi è perfettamente integrato. "Io - ha detto Niyongabo durante l'incontro - sono un nero come voi. Il Paese in cui vivete non è razzista, ha solo paura del diverso. Imparate la lingua e andate a confrontarvi con le altre persone". I ragazzi cominceranno a farlo dalla via Pacis di domenica.