Mohamed Hajjy galoppa intorno alle 110 maratone, ma dimenticatevi i collezionisti di medaglie giramondo, i recordman che puntano tutto solo sulla somma di chilometri percorsi. A rendere interessante la storia di Mohamed è questa complicatissima armonia tra quantità e qualità. Il suo è stato un inverno caldo, una presenza fissa nelle più importanti corse su strada in Italia, ed è impossibile ignorarlo: il 13 novembre arriva terzo alla Maratona di Napoli in 2h23'44''; la domenica seguente è primo in 2h21'13" alla Hoka Verona Marathon; passano due settimane ed è settimo assoluto e primo italiano alla Asics Firenze Marathon del 28 novembre in 2h22'08"; e siamo al 19 dicembre, con lo stesso tempo dell'edizione 2018 è secondo alla XXII Cetilar Maratona di Pisa in 2h20'52". Non che le domeniche 'buche' abbia riposato visto che il 5 dicembre è secondo alla Mezza Maratona di Cagliari in 1h08'19" e il 4 novembre era presente a Roma ai Campionati italiani assoluti di Mezza Maratona con un discreto 1h09'31". È un tour de force estenuante, una fame di risultati insaziabile.
Numeri, i suoi tempi, che battono sempre attorno alle due ore e venti. Questo sport è fatto così, contano quelli, i numeri danno un senso alle parole, e non il contrario. Potrebbero non sembrare eclatanti in senso assoluto, non sono tempi da atleti di élite mondiale di prima fascia (comunque di primato personale vanta un 2h14' in maratona e 28h24' sui 10000 metri): a far pensare è piuttosto la regolarità nelle prestazioni; a stupire è che non è quasi mai stato un vero e proprio professionista della corsa da quando nel 1998 è arrivato in Italia da Marrakech dove nasce nel 1979. Quindi capirete che non stiamo parlando nemmeno di un atleta giovanissimo...
Hajjy è anche un operaio saldatore, a questa attività 'normale' è legato il suo permesso di soggiorno illimitato come lavoratore e residente stabile, dal 2018 ha iniziato le pratiche per la cittadinanza italiana che, si augura, terminato l'iter burocratico dovrebbe risolversi in questi mesi. Il paradosso della condizione di 'atleta equiparato' è che pur non essendo cittadino italiano è atleta italiano, quindi può partecipare e vincere titoli nazionali, sia Master che Assoluti, come gli è già successo nel 2019 anno in cui si è laureato Campione italiano Assoluto di 50 chilometri su strada.
Quelli come lui li vediamo in cima alle classifiche che scorriamo per trovarci, magari noi podisti lenti li invidiamo un po', oppure li ignoriamo perché ci sembrano di un pianeta sconosciuto, loro sono in doccia e noi siamo ancora per strada, e non ci facciamo troppe domande sulla loro vita dal lunedì seguente, magari ci raccontiamo che per forza vanno forte, non fanno altro, non pensano ad altro che a correre, mentre noi abbiamo le incombenze di una vita normale. Balle.
Giovanni, il "presidente" della Repubblica dei runner
L'esistenza non è semplice per questa fascia di atleti che non sono né top runner, né atleti che gareggiano per gruppi sportivi militari, né amatori, banalmente sono i semiprofessionisti, un sottobosco che affascina perché durissimo, a testimoniarlo sono anche i suoi spostamenti: appena arrivato in Italia si stabilisce a Brescia, poi nel Reggiano, gareggia per diversi anni per la società del paese, l'Atletica Scandiano, nel 2008 si trasferisce a Luino nel Varesotto, a complicare le cose arriva un problema al tibiale, segue una operazione e una sospensione di due anni dall'attività, in quel periodo gareggia per la Calcestruzzi Corradini Excelsior Rubiera, ma questo problema lo allontana dalla squadra: Comunque sono annate importanti, è allenato da Emilio Benati, il primo coach di Stefano Baldini, apprende "tutto quello che c'è da sapere", il resto è l'ascolto del proprio corpo, però rimane a cartellino scoperto due anni, poi arriva all'LBM Sport di Roma e infine approda a una società bolognese il Celtic Druid Castenaso dal 2012.
Pur in un contesto così complicato il suo è l'atteggiamento psicologico tipico da agonista vero, aggressivo quasi, ma mai avventato, un ottimo stratega, parte sempre per vincere. Racconta che quando non vince una gara sta malissimo, alla Maratona di Pisa si è risolta a suo sfavore solo nell'ultimo chilometro, il trentanovenne ruandese Jean Baptiste Simukeka se ne è andato sull'ultimo cavalcavia, i due si conoscono benissimo, stradaioli di razza, di certo le loro traiettorie si sono incrociate spesso e succederà di nuovo. Hajjy parla con voce ferma, ma zero arroganza, è pragmatico, sa che alla sua età può vincere una maratona internazionale di prima fascia, ma quando smetterà di essere competitivo smetterà di correre immediatamente, nei vocali che ci manda durante le pause si sentono i rumori inequivocabili di una fabbrica in piena attività.
Per quanto riguarda la preparazione atletica il suo rigore è estremo, osserva regole fisse, sa che negli anni ha perso fatalmente velocità, è normale, ma sa mantenersi su buoni standard nello sforzo prolungato e soprattutto, ha recuperi fuori dal comune, mi pare questa la sua caratteristica principale. Hajjy divide l'annata in periodi ben circoscritti: da luglio a fine ottobre la preparazione prevede fino a 190 chilometri settimanali con almeno un paio di sedute in palestra, pesi, allena tutto il corpo, a venti giorni dalla prima maratona cala i chilometri e aumenta l'intensità, la sua settimana tipo: lunedì 12 chilometri e palestra; martedì 18 chilometri; mercoledì pista (20 volte i 400 metri ad esempio); giovedì 20 chilometri; venerdì ancora pista (30 volte i 200 ad esempio); e, non ci crederete, sabato riposo...difficilmente la domenica non gareggia come avrete intuito.
A tavola tanta pasta, più pesce che carne, e integratori, vitamine, proteine, se tutto va bene in settimana riesce a fare una seduta di massaggi e una sauna. Per ora con le maratone pausa, cercherà di velocizzare per la stagione dei cross, poi da febbraio del prossimo anno in programma ha otto maratone quasi attaccate una all'altra, alcune anche all'estero e un sogno particolare: partecipare alla 100 Chilometri del Passatore. Hajjy assicura che partirebbe con l'unico obbiettivo di arrivare primo in Piazza del Popolo a Faenza, c'è da sperare che gli organizzatori non se lo facciano scappare, sarebbe davvero da tenere sotto osservazione in una gara di questo tipo uno come lui, magari anche per quanto riguarda la prestazione cronometrica.