Kilde: "Il nostro Mondiale di coppia, con Mikaela Shiffrin più forti delle pressioni"
di Mattia Chiusano , di Mattia ChiusanoUna Coppa del mondo generale. Venti vittorie, comprese due discese di Kitzbuehel. Quattro medaglie tra Olimpiadi e Mondiali. Basterebbe questo. Ma c’è dell’altro: Aleksander Aamodt Kilde è anche il compagno della più grande sciatrice della storia, Mikaela Shiffrin. Senza vincere tutto quel che potevano, sono stati loro la coppia dei Mondiali appena conclusi, che il norvegese ha vissuto in un hotel nella mondanissima Courchevel 1850, lontano dai dj set, dallo struscio di fronte alla mega zucca piazzata davanti a Louis Vuitton. Le montagne, il freddo pungente: qui sono nate le sue prime medaglie mondiali.
Kilde, è soddisfatto?
"Mi sono sentito con molta pressione addosso, e pure io me ne sono inflitta. Ero abbastanza nervoso, sono venuto qui per l’oro, ma alla fine…
Una Coppa del mondo generale. Venti vittorie, comprese due discese di Kitzbuehel. Quattro medaglie tra Olimpiadi e Mondiali. Basterebbe questo. Ma c’è dell’altro: Aleksander Aamodt Kilde è anche il compagno della più grande sciatrice della storia, Mikaela Shiffrin. Senza vincere tutto quel che potevano, sono stati loro la coppia dei Mondiali appena conclusi, che il norvegese ha vissuto in un hotel nella mondanissima Courchevel 1850, lontano dai dj set, dallo struscio di fronte alla mega zucca piazzata davanti a Louis Vuitton. Le montagne, il freddo pungente: qui sono nate le sue prime medaglie mondiali.
Kilde, è soddisfatto?
"Mi sono sentito con molta pressione addosso, e pure io me ne sono inflitta. Ero abbastanza nervoso, sono venuto qui per l’oro, ma alla fine ho realizzato il mio piano. Ero pronto per il primo successo in superG, l’ho perso per un centesimo, ma due medaglie sono fantastiche".
In discesa quest’anno ha rischiato la pelle a Kitzbuehel: se la sogna di notte quella spaccata a 130 km/h?
"Questo è uno dei momenti chiave di uno sciatore, soprattutto in discesa: devi essere in grado di resettare e provare a correre contro ciò che ti fa paura. Ho vissuto alcuni momenti spaventosi nella mia vita, ma questo è alle spalle ora. So che il pericolo era molto vicino, ma sono sempre più concentrato sul giorno dopo".
Per fortuna a Kitzbuehel ha trovato il tiktoker Khaby Lame per abbassare la tensione con un video Instagram.
"Lo conoscevo già da prima, è stato divertente consegnargli il trofeo".
Le facciamo una lista: Haaland del City, lo slalomista Kristoffersen, il fondista Klaebo, il primatista mondiale del 400 hs Warholm, l’oro olimpico dei 1500 Ingebrigtsen, il tennista Ruud…
"Ne manca uno…".
Ovviamente lei. La Norvegia come fa a sfornare tanti fenomeni?
"A noi norvegesi piace poter crescere in un paese con molte risorse, con la famiglia attorno e il supporto per fare ciò che ami. Nello sport serve anche un’economia per sostenerti, oltre alla passione. Noi norvegesi poi cresciamo senza mai arrenderci, ce l’abbiamo nel sangue, vogliamo essere sempre al top, avere fame e passare al livello successivo".
Nello sci da trent’anni vi chiamate Attacking Vikings: cosa siete, super eroi, un club esclusivo?
"Per me Attacking Vikings significa cercare di essere migliori insieme, continuare a combattere. Ispirarsi agli idoli che per così tanti anni hanno reso possibili questi risultati".
Idoli?
"Parlo di gente come Aamodt, Svindal: se sono qui è perché li ho ammirati per tanto tempo".
Ha provato a trasmettere questo spirito a Mikaela Shiffrin, cresciuta in un team al suo servizio, senza una squadra forte attorno?
"Sì. Lei è sempre in giro e sta lavorando molto, quel che fa per le compagne è incredibile ma stiamo parlando della nazionale di un paese di 300 milioni di persone. È un po’ diverso vivere in Norvegia, siamo sei milioni, più facile per noi diventare Attacking Vikings".
Durante i Mondiali ha parlato dello stress che condividete.
"C’è molto stress, forse ancora di più per lei. Ma ho iniziato a sentirlo anch’io. Penso che siamo molto fortunati ad avere l’un l’altra in questa situazione".
Quando parla della sua famiglia ormai include sempre Mikaela.
"Certo. C’è mia madre Kristin, che si occupa della logistica, delle tasse. Mio padre Einar, il capofamiglia, che si assicura che tutto fili liscio. Mio fratello Andreas Aamodt, ex alpinista, ora manager, si occupa degli sponsor. Poi c’è Mikaela, la sua importanza è immensa, è bello avere l’un l’altra nella nostra vita di atleti, oltre a tutto il resto. Lei sa di cosa si parla, mi aiuta".
Insieme avete firmato la lettera per il clima recapitata alla Fis.
"I cambiamenti nel clima sono visibili, noi atleti dobbiamo fare tutto quel che possiamo. Lo so che lo sci comporta tanti viaggi per le squadre, la produzione di neve artificiale, ma non possiamo rimanere con le mani in mano. Non so se questa lettera produrrà dei cambiamenti, ma è l’inizio di qualcosa che noi atleti dovremo sempre considerare una priorità".