Coppa del mondo di sci, ruspe sotto il Cervino. Ok della Fis alla pista, ma la procura indaga
di Cosimo Cito e Claudio CucciattiUna ruspa in azione sul ghiacciaio del Teodulo
Il controllo della neve è stato superato sabato. «Condizioni “invernali” » fa sapere la Fis, la Federazione internazionale dello sci. Il Matterhorn Cervino Speed Opening di Coppa del mondo, le libere dell’ 11 e 12 novembre (uomini) e 18 e 19 novembre (donne), tra Zermatt e Cervinia, prime prove transfrontaliere di sempre per lo sci internazionale, si farà. A patto che lassù, ai 3720 metri della Gobba di Rollin, dove sarà il cancelletto di partenza, non vada come domenica a Sölden, dove il gigante maschile sul ghiacciaio del Rettenbach (partenza a 3040 metri) è stato annullato per troppo vento. La stessa Fis che combatte il fluoro sotto le solette degli sci (la norvegese Mowinckel è stata squalificata, il fluoro inquina) ha voluto una gara all’ombra del Cervino, sul ghiacciaio del Teodulo. Lassù, dove comandano ghiaccio e vento. E dove, nelle settimane scorse, si sono mosse le ruspe. Dovevano riempire i vuoti nei crepacci in attesa delle nevicate, poi arrivate in abbondanza. Ma quelle …
Il controllo della neve è stato superato sabato. «Condizioni “invernali” » fa sapere la Fis, la Federazione internazionale dello sci. Il Matterhorn Cervino Speed Opening di Coppa del mondo, le libere dell’ 11 e 12 novembre (uomini) e 18 e 19 novembre (donne), tra Zermatt e Cervinia, prime prove transfrontaliere di sempre per lo sci internazionale, si farà. A patto che lassù, ai 3720 metri della Gobba di Rollin, dove sarà il cancelletto di partenza, non vada come domenica a Sölden, dove il gigante maschile sul ghiacciaio del Rettenbach (partenza a 3040 metri) è stato annullato per troppo vento. La stessa Fis che combatte il fluoro sotto le solette degli sci (la norvegese Mowinckel è stata squalificata, il fluoro inquina) ha voluto una gara all’ombra del Cervino, sul ghiacciaio del Teodulo. Lassù, dove comandano ghiaccio e vento. E dove, nelle settimane scorse, si sono mosse le ruspe. Dovevano riempire i vuoti nei crepacci in attesa delle nevicate, poi arrivate in abbondanza. Ma quelle immagini hanno fatto molto di più: hanno scosso il popolo della montagna.
Indaga la procura di Aosta
La pista Gran Becca è per oltre due terzi sul versante italiano. Il traguardo è ai Laghi di Cime Bianche, sopra Cervinia. Almeno sul lato svizzero, una parte del tracciato sarebbe al di fuori del perimetro omologato, tanto che la commissione cantonale del Vallese ha imposto uno stop parziale ai lavori e costretto il comitato organizzatore ad assicurare che procederà alle dovute correzioni. Nei giorni scorsi anche la procura di Aosta ha aperto un fascicolo, senza indagati e ipotesi di reato, sui lavori sul versante italiano. Una petizione contraria alle ruspe ha già raccolto 31mila firme.
La Cervino Spa: “Siamo autorizzati”
Si è mossa anche la politica. Il 25 ottobre il Progetto Civico Progressista ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale: «Chiediamo di conoscere lo stato dell’arte delle attività di preparazione della gara e in particolare se, sul versante italiano, si sia verificato il pieno rispetto di tutte le prescrizioni di legge e dei regolamenti a livello europeo, nazionale, regionale e comunale». Il caso è anche arrivato in Parlamento, con un’interrogazione al ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin da parte dell’Alleanza Verdi Sinistra italiana. Federico Maquignaz, presidente di Cervino Spa, si mostra tranquillo: «Sapevamo di lavorare su un suolo demaniale non destinato a uso pista, ma abbiamo chiesto le autorizzazioni, concesse fino al 31 dicembre 2023. Le ruspe? Sono 30-40 anni che agiscono sui ghiacciai». Nel 2022 il Matterhorn Speed opening, programmato per fine ottobre, non si disputò per mancanza di neve.
La difesa della montagna
Fin qui gli aspetti tecnici. Poi ci sono le domande etiche: fin dove si può spingere lo sport? «Accelerare lo scioglimento con interventi umani è gravissimo » racconta Fabio Valentini (Mountain Wilderness), «l’unico modo di intervenire sono le vie legali. La coscienza ambientale così si riduce a chiacchiera da bar». Ancora più duro Michele Comi, guida alpina e autore di un durissimo post apparso su Montagna. tv: «Viviamo in un mondo schizofrenico, basato sulla parola“compensazione”. Vorremmo tanto la transizione ecologica, ma siamo in una realtà opposta. La montagna, per lo sci, si sta trasformando in un fondale. E il Cervino, da Cattedrale delle Alpi com’era stato definito nell’Ottocento, si sta trasformando in una cattedrale del consumo. A questo punto faccio un appello agli atleti: vorrei che prendessero posizione contro questo scempio». Quell’immagine, aggiunge Vanda Bonardo (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi), «fa male al cuore: non è da questo che dipende il destino del Teodulo, ma è rappresentativo della mentalità con cui alcuni organizzatori di eventi approcciano la montagna».