✕

Brignone, lo sci è arte: “Mantegna e Federer, inseguo l’eleganza”

(afp)
La vittoria nel superG di Val d’Isère e il paragone fatto da Goggia col grande pittore. Compagnoni: “Serve creatività per dialogare con la montagna”
2 minuti di lettura

Federica Brignone aveva tutto. Sin da bambina una classe innata che le ha permesso di vincere il superG di Val d’Isère con traiettorie ovattate e grinta ferina. Una famiglia imbevuta di cultura di montagna, madre campionessa, padre maestro di sci, fratello talentuoso trasformato in allenatore, amore per lo sport ma anche per la libertà di scegliere. Un pezzo della favola Compagnoni, skiman, manager, al suo servizio. Una determinazione che la spinge a lavorare duro anche a trentatré anni. Le mancava una cosa, ma ha avuto anche quella: un’avversaria al peperoncino come Sofia Goggia. Capace di stimolarla con le sue vittorie e i suoi atteggiamenti istrionici, ma anche di trovare definizioni imprevedibili che definiscono una giornata magica: «Federica deve aver pennellato alla Mantegna, come lei sa fare». La quasi doppietta di Val d’Isère (la norvegese Lie ha solleticato Federica e superato Sofia al secondo posto) entra così nel campo dell’arte. Con la citazione di un maestro della pittura…

Federica Brignone aveva tutto. Sin da bambina una classe innata che le ha permesso di vincere il superG di Val d’Isère con traiettorie ovattate e grinta ferina. Una famiglia imbevuta di cultura di montagna, madre campionessa, padre maestro di sci, fratello talentuoso trasformato in allenatore, amore per lo sport ma anche per la libertà di scegliere. Un pezzo della favola Compagnoni, skiman, manager, al suo servizio. Una determinazione che la spinge a lavorare duro anche a trentatré anni. Le mancava una cosa, ma ha avuto anche quella: un’avversaria al peperoncino come Sofia Goggia. Capace di stimolarla con le sue vittorie e i suoi atteggiamenti istrionici, ma anche di trovare definizioni imprevedibili che definiscono una giornata magica: «Federica deve aver pennellato alla Mantegna, come lei sa fare». La quasi doppietta di Val d’Isère (la norvegese Lie ha solleticato Federica e superato Sofia al secondo posto) entra così nel campo dell’arte. Con la citazione di un maestro della pittura, uno sconfinamento (dall’Alta Savoia alla Pinacoteca di Brera) che non spaventa anzi strappa alla valdostana un sorriso grande così: «A nostro modo facciamo arte anche noi. Come i cantanti, i pittori, gli scultori, gli architetti. Ognuno ha il suo stile, che si riflette nella sciata. Io sono orgogliosa della mia perché sono sempre stata abbastanza elegante, sin da bambina cercavo quel che mi piace di più esteticamente. Mi è venuto quindi naturale ammirare Federer, non solo perché vinceva ma anche perché aveva una certa eleganza nel muoversi che manca a Djokovic e Nadal».

Compagnoni: "L’interpretazione della gara è arte”

Dalla Bulgaria dove si trovava per un evento concorda Deborah Compagnoni: «Quando ho visto Federica ho capito che era finita, nessuna avrebbe potuto superarla dopo una discesa così. Anch’io avrei voluto essere paragonata a un pittore, perché è vero, la creatività e il carattere contano a certi livelli, l’interpretazione della natura nascosta dietro una gara di sci che diventa forma d’arte, con la montagna, la neve con cui dialogare».

L’epoca di Brignone-Goggia

Una gara che sarebbe finita nella celebrazione della tecnica, del temperamento, delle 24 vittorie in Coppa come Gustav Thoeni, diventa così tridimensionale, e amplifica ancora di più una delle grandi rivalità del nostro sport. Come non si è più ripresentata un’epoca Tomba dal 1998 a oggi, chissà quante decenni ci vorranno per riprodurre un dualismo Brignone-Goggia nello sci. Un patrimonio che Federica fotografa con cura: «La nostra sfida è molto utile al nostro movimento, a chi ci sta attorno e ne ha approfittato in tutti questi anni. Perché Sofia ed io siamo grandi lavoratrici, signore professioniste, quando è entrata in squadra una come Marta Bassino è stata brava perché ha cercato subito di copiarci. Io sono una che non molla niente, Sofia pure, siamo delle competitive e a nessuna piace perdere. Che pittrice sarebbe lei? Diversa da me».

Brignone: “Vivevo malissimo, ora sono serena”

L’unione faceva la forza, ma forse adesso funziona di più una rivalità tra opposti che si attraggono. Qualsiasi cosa sia stata, bisogna benedire quel che ha spinto Federica verso questa stagione. Mai stata così giovane e incisiva: «Vivevo malissimo la mia vita, ma ora sono serena». Si vede.

Leggi i commenti