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Incidente Matilde Lorenzi, il parere del medico: “Quel casco non protegge. La sicurezza assoluta è un’utopia”

Incidente Matilde Lorenzi, il parere del medico: “Quel casco non protegge. La sicurezza assoluta è un’utopia”
(ansa)

Parla il dottor Pesucci: “L’impatto sul volto può essere talmente violento da interessare anche il cervello”

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BOLZANO - Bruno Andrea Pesucci, 69 anni, primario al San Camillo di chirurgia maxillo facciale, professore alla Sapienza e all’università Unicamillus.

Professor Pesucci, cosa può essere successo alla sciatrice Matilde Lorenzi? Il casco non protegge da questo tipo di cadute?

«Il casco evidentemente non ha dato protezione sufficiente. E purtroppo non esistono negli sport di velocità dispositivi efficaci, che non siano i caschi integrali da moto».

Lorenzi ha subito un intervento per trauma cranio-facciale: cosa comporta?

«L’importante è sempre fare passare poco tempo fra il trauma e il trasporto in ospedale. Nel caso di traumi complessi, i tempi di intervento e ripresa si allungano fortemente».

Era possibile fare di più da un punto di vista della sicurezza?

«Il trauma cranio-facciale si ha anche quando la testa è direttamente protetta da un casco, ma l’impatto sul volto è talmente violento da interessare anche la regione cranica, compreso il cervello. Alla piena sicurezza non arriveremo mai nello sci. Gli atleti hanno la necessità di avere visione al cento percento in ogni istante. Il casco di per sé deve evitare traumi alla testa: non ci sono dispositivi migliori».

Che consigli possiamo dare a chi vorrebbe correre meno rischi?

«In generale, per i traumi non ci sono modi per mettersi al sicuro. Impossibile dire a uno sciatore professionista di andare piano o a un giocatore di rugby di evitare la mischia. Si devono cambiare le regole. Nella boxe sono cambiati i materiali e le norme, con i pugili contati finalmente anche in piedi».

Ha mai operato un paziente per un incidente simile sugli sci?

«Opero da quarant’anni nell’ospedale dove si fa più traumatologia di tutta Roma. Non ho mai operato uno sciatore. Nel calcio, nel basket, nel rugby sono più frequenti i colpi che provocano lesioni facciali. Nello sci i traumi al volto sono rari. Solitamente sono gli arti, soprattutto quelli inferiori, a essere esposti a fratture e contusioni».

Ha ampia esperienza di sportivi.

«Ho avuto in cura a Villa Stuart Dzeko, Karsdorp, Manolas, Florenzi».

C’è qualcosa che si possa fare per provare a evitare incidenti gravi come questo?

«In tutte le discipline si è arrivati a tali velocità che la prevenzione è semplicemente impossibile. Nello sport, la performance è una necessità che spesso va a detrimento della sicurezza. Un problema in qualche misura gestibile ma ineliminabile».

In futuro si potranno introdurre sistemi migliorativi?

«A volte la tecnologia ci stupisce. Penso alla Halo-cage della Formula 1, apparentemente fastidiosa ma in realtà comodissima».

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