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Shiffrin, l’intervista: “Non solo l’oro, con la gara in coppia sono tornata a divertirmi”

Mikaela Shiffrin e Breezy Johnson sul podio (reuters)

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Dopo aver annunciato la rinuncia al gigante, la campionessa americana centra il titolo mondiale a Saalbach nella combinata a squadre insieme alla compagna di squadra Breezy Johnson
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SAALBACH – Mikaela Shiffrin è pallida, ma gli occhi brillano e la risata è pronta a esplodere mentre si incammina fuori dalla zona d’arrivo del Zwörfelkogel. Ride di gusto, quando dice “per noi ci vorrebbe un hashtag like the wind, come il vento”, oppure quando la sua compagna d’oro Breezy Johnson usa parole tipo Tomahawk, l’ascia da battaglia dei nativi americani adottata dal linguaggio sportivo Usa. Quando sarà completa la storia della “Goat” dello sci, la più grande di tutti i tempi, questa pagina avrà una cornice speciale.

Nel giro di 24 ore Shiffrin ha confessato la paura ancora in circolo per la caduta di Killington, che le ha procurato una ferita ai muscoli addominali e l’ha spinta a rinunciare al gigante di doma…

SAALBACH – Mikaela Shiffrin è pallida, ma gli occhi brillano e la risata è pronta a esplodere mentre si incammina fuori dalla zona d’arrivo del Zwörfelkogel. Ride di gusto, quando dice “per noi ci vorrebbe un hashtag like the wind, come il vento”, oppure quando la sua compagna d’oro Breezy Johnson usa parole tipo Tomahawk, l’ascia da battaglia dei nativi americani adottata dal linguaggio sportivo Usa. Quando sarà completa la storia della “Goat” dello sci, la più grande di tutti i tempi, questa pagina avrà una cornice speciale.

Nel giro di 24 ore Shiffrin ha confessato la paura ancora in circolo per la caduta di Killington, che le ha procurato una ferita ai muscoli addominali e l’ha spinta a rinunciare al gigante di domani. Ma il giorno dopo Mikaela è stata decisiva nella medaglia d’oro americana nella combinata a squadre. Sciando con intelligenza, senza rischi eccessivi ma attaccando nel finale, sapendo di avere nelle gambe un solo slalom negli ultimi due mesi. È l’ottavo oro mondiale, il 15° podio che eguaglia il record della tedesca Christl Cranz tra il 1934 e il ’39.

(reuters)

Mikaela Shiffrin, Sofia Goggia ha detto che la capisce, anche lei era spaventata tornando dal grave infortunio di un anno fa.
“Sì. Vogliamo che tutto sia facile, vogliamo superare l’intero processo di riabilitazione, e farlo bene, con forza. E pensiamo “una volta che sarò sulla neve sarà tutto così divertente. La mia passione mi farà superare qualsiasi difficoltà”. Siamo convinti che andremo avanti passo dopo passo e ci arriveremo. Ma ci sono così tante variabili nello sci, e tornare non è facile. Vorresti tuffarti, ma poi quando potresti farlo, semplicemente non lo vorresti più. Ti dici “Non voglio mettere gli sci sulle lamine”. È spaventoso, sì. E ci vuole tempo”.

Ha riscritto la storia del suo Mondiale in poche ore.
“Mi sono resa conto che non era ancora possibile gareggiare in gigante, avevo bisogno di più tempo per allenarmi, ho deciso di rinunciare ma ho considerato la possibilità della combinata a squadre. I nostri allenatori ci hanno detto che questi sarebbero stati gli accoppiamenti: in pratica sono venuta ai Mondiali per gareggiare con la campionessa del mondo di discesa, e tutti hanno cominciato a parlare di medaglie, l’unica cosa che conta. Ma alla fine quel che conta è come ti comporti e come ti sostieni a vicenda”.

Come avete preparato la gara?
“Quanto tempo è passato da quando avevamo undici anni. Per ritrovarci dovevano inventare un evento completamente nuovo... Ho parlato un po’ con Breezy e lei mi ha detto: “ehi, non è per la medaglia, fallo perché è un divertimento pazzesco. Fallo perché ti piace sciare e perché vuoi essere qui”. E io lo dico dalla gara di Courchevel in cui sono tornata dopo l’infortunio: ho detto che è spaventoso, ma voglio essere qui. Anche se nelle ultime due settimane ho perso un po’ questo entusiasmo, la paura è diventata troppa. Ma poi ho sentito Breezy parlare in questo modo, “no, no, ci divertiamo”, l’ho sentita dire Tomahawk che forse non è la parola giusta, però insomma buttiamoci giù per questa discesa, senza paura. Come il vento. L’ho capito anch’io: mi sono detta che sarebbe stato snervante, pieno di emozioni, ma divertente. E quindi, facciamolo”.

Come sta adesso, ci sono ancora tracce dell’infortunio?
“No, non fa più male. La cosa bella dei muscoli è che quando guariscono, il dolore scompare. Ed è diverso dai legamenti, dalle ginocchia e da tutto quello con cui hai a che fare per molto tempo. Il resto del corpo mi fa male perché non sono ancora abituata a sciare... Ma sì, stiamo andando bene, anche con lo staff che si occupa degli aspetti mentali. Sono grata per quel che è successo oggi”.

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