Dal Cile arriva una voce sconvolta. Christof Innerhofer è il volto della discesa italiana dal 2008, quando vinse per la prima volta sulla Stelvio di Bormio. Campione, modello nelle sfilate milanesi, era l’idolo di specialisti come Matteo Franzoso, l’atleta azzurro che ieri avrebbe compiuto 26 anni e che è morto martedì per le conseguenze della caduta riportata in allenamento a Santiago del Cile. C’era anche Innerhofer quella mattina sulla pista di La Parva. E adesso che ha vissuto da vicino la tragedia di Franzoso, per Chris parlare del futuro e del tentativo di partecipare ai Giochi di Milano Cortina a 41 anni è un fastidioso dettaglio annegato nel dolore.
Christof Innerhofer, come sta adesso?
«Sono andato fuori di testa, non riesco neanche a dormire. La prima notte ho cammina…
Dal Cile arriva una voce sconvolta. Christof Innerhofer è il volto della discesa italiana dal 2008, quando vinse per la prima volta sulla Stelvio di Bormio. Campione, modello nelle sfilate milanesi, era l’idolo di specialisti come Matteo Franzoso, l’atleta azzurro che ieri avrebbe compiuto 26 anni e che è morto martedì per le conseguenze della caduta riportata in allenamento a Santiago del Cile. C’era anche Innerhofer quella mattina sulla pista di La Parva. E adesso che ha vissuto da vicino la tragedia di Franzoso, per Chris parlare del futuro e del tentativo di partecipare ai Giochi di Milano Cortina a 41 anni è un fastidioso dettaglio annegato nel dolore.
Christof Innerhofer, come sta adesso?
«Sono andato fuori di testa, non riesco neanche a dormire. La prima notte ho camminato fino alle quattro del mattino, la seconda sono rimasto in palestra per sfogarmi. Sono distrutto».
Non resterà in Sudamerica, è vero?
«Non mi interessa rimanere qui, vado a casa. Ho lasciato il ritiro per raggiungere Santiago, sono passato in ambasciata visto che mi hanno rubato tutto, passaporto compreso, poi volerò in Italia al più presto perché qua non faccio più niente di niente».
Come ha vissuto l’incidente mortale?
«Risalendo in seggiovia ho visto cosa era successo e sono andato fuori di testa. Ho visto le persone intorno a lui, ho capito subito la gravità dell’incidente».
Si stava preparando a scendere anche lei in allenamento?
«No, sono sceso due minuti prima di Matteo e stavo risalendo per fare il secondo giro sulla pista. Non eravamo solo noi italiani, c’era anche il britannico Roy-Alexander Steudle e lo svizzero Justin Murisier, infatti ad accompagnare Matteo è stata anche la dottoressa elvetica».
Quindi lei era già passato sul punto in cui è caduto Franzoso, e ha saputo subito dopo?
«Sì, c’era un dossettino che alleggeriva un po’ i discesisti quando arrivavano, poi c’era una curva verso sinistra. Quando ero al traguardo ho sentito che Matteo era caduto sul salto, ma non sapevo come, dove, cosa. Poi sono salito, e ho visto».
Cosa è successo?
«Credo che lui sia andato dritto. Non era un passaggio difficile, però se commetti un errore, vai sugli spigoli o sulle punte degli sci in pochi centesimi di secondo, prendi la direzione sbagliata e vai fuori pista…».
Chi era Matteo Franzoso?
«Un ragazzo per bene, e allegro: abbiamo scherzato e riso anche la sera prima, a cena. Mi ha sempre chiesto consigli, che gli ho dato anche quando non me ne chiedeva. Quando alloggiavamo nella caserma delle Fiamme Gialle eravamo una bella famiglia, gli sono stato vicino ogni volta che ho avuto l’occasione».
Cosa farà al suo ritorno?
«Torno a casa, non mi interessa allenarmi, non potrei farlo. Non ho le forze, come faccio a pensare a sciare? I risultati contano zero in confronto alla vita perduta. Voglio andare al funerale di Matteo, cercare nel mio piccolo di stare vicino alla sua famiglia».
Sta pensando al ritiro?
«Alla prima discesa della mia carriera, a 14 anni, mi sono rotto i legamenti e si è staccato un pezzo d’osso. A Bormio nel 2024 mi sono tagliato il polpaccio, ho una cicatrice enorme ancora adesso dopo che mi hanno applicato 30 punti. In momenti come questo pensi “quanta fortuna ho avuto”, e che quello che è successo a Matteo poteva capitare a chiunque. Mi rialzerò come ho fatto mille volte e cercherò di dare il meglio di me, ma un momento così non l’ho mai vissuto».