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Sofia Goggia: “Senza Brignone sento il peso su di me. Per vincere mi isolo”

Sofia Goggia, 32 anni, un oro e un argento olimpico, 26 vittorie in Coppa (agf)

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Sabato il gigante a Sölden apre la stagione dello sci che porta a Milano-Cortina. L’Italia priva di Federica punta tutto sulla discesista. “La baita di mio padre è priva di acqua e luce ma lì c’è la vita lenta che cerco”
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Cinque giorni al debutto di Sölden. "Sarò la prima italiana a partire, col numero 16" medita Sofia Goggia, con l’espressione seria e assorta di chi sa che qualcosa è cambiato. Solo in quel momento si capirà pienamente cosa è successo, nell’apertura della Coppa del mondo sul ghiacciaio austriaco del Rettenbach che spalanca le porte alla stagione di Milano Cortina. Nel gigante ci sarà un vuoto enorme, un cratere lasciato dall’assenza di Federica Brignone: regina della specialità, campionessa del mondo a Saalbach, fuoriclasse in riabilitazione che ancora non sa "in quale data rimetterò gli sci". In attesa che ritorni, il peso del team femminile non sarà più condiviso tra chi aveva fatto del gigante un esercizio dinamico di grazia, e chi ha fatto della discesa un grido di battaglia come Sofia.

Sofia Goggia in azione (afp)

Sofia Goggia, è pronta per caricarsi sulle spalle la squadra?

"Se ci…

Cinque giorni al debutto di Sölden. "Sarò la prima italiana a partire, col numero 16" medita Sofia Goggia, con l’espressione seria e assorta di chi sa che qualcosa è cambiato. Solo in quel momento si capirà pienamente cosa è successo, nell’apertura della Coppa del mondo sul ghiacciaio austriaco del Rettenbach che spalanca le porte alla stagione di Milano Cortina. Nel gigante ci sarà un vuoto enorme, un cratere lasciato dall’assenza di Federica Brignone: regina della specialità, campionessa del mondo a Saalbach, fuoriclasse in riabilitazione che ancora non sa "in quale data rimetterò gli sci". In attesa che ritorni, il peso del team femminile non sarà più condiviso tra chi aveva fatto del gigante un esercizio dinamico di grazia, e chi ha fatto della discesa un grido di battaglia come Sofia.

Sofia Goggia in azione (afp)

Sofia Goggia, è pronta per caricarsi sulle spalle la squadra?

"Se ci fosse stata Federica ci saremmo divise a metà i pesi, le responsabilità, che in questi anni si sono scaricate sempre su di noi. Ci sono tante ragazze che possono fare da parafulmine, spero che Marta Bassino riesca a riprendersi. Ma da quando si è fatta male Federica abbiamo fatto riunioni col mio team per parlare proprio di questo: ci siamo detti che tutte le persone che sono attorno a me avrebbero dovuto schermare quel che sarebbe arrivato dall’esterno, farmi da bolla. E finora è stato così".

Avete parlato in squadra dei nuovi equilibri?

"Lavoriamo in gruppi separati. Ma penso che le altre non abbiano mai avuto questo pensiero, sapendo in questi anni di poter contare sempre su di me e su Federica".

Sicura di non poter tornare protagonista anche in gigante?

"Lo voglio. In questa specialità sono andata per la prima volta sul podio ai Mondiali, col bronzo a Sankt Moritz 2017. Poi ho perso tanto focalizzandomi sulla velocità, ma per me un podio in gigante varrà come una vittoria nella velocità".

La Coppa del mondo generale è un traguardo di Sofia Goggia?

"Non ci penso. Però l’obiettivo è quello di accumulare più punti possibile in tre discipline. Arrivare alla Coppa non è semplice, ma allo stesso tempo non impossibile".

Tomba, Compagnoni, Thoeni non hanno mai vissuto in casa un’Olimpiade, lei avrà questa occasione sulla pista dove ha vinto quattro discese di Coppa.

"Se penso a quella seggiovia tre posti vecchio stile, alla poesia che ci circonda… Un amore sacro, sarà ancora più bello andare a Cortina".

Un ritorno alla tradizione alpina, tra l’altro, dopo gli scenari lunari di PyeongChang e Pechino.

"Varrà tantissimo per il pubblico europeo, che non si dovrà alzare alle tre di notte. Ma io penso anche al modo in cui ho vissuto le mie due Olimpiadi, isolandomi da tutto e tutti. Sarà il modo più corretto per affrontare anche questa, con le ingerenze che ci saranno. Vorrei invertire il paradigma: concentrarmi non sulla pressione, ma sull’emozione e la bellezza di vivere il sogno olimpico in Italia".

La scomparsa di Matteo Franzoso pesa sulla vostra squadra: dedicherà a lui la sua prima vittoria?

"Un pensiero per lui non mancherà, ma non sarò sola, tutto quel che faranno i suoi compagni sarà dedicato a lui".

Un tempo lo sport più pericoloso erano i motori, adesso è lo sci ad avere questo brutto primato?

"Non si capisce a fondo che questo è diventato uno sport estremo, coi materiali e le velocità che raggiungiamo. Lo dico da due anni che i nostri sci sono armi".

Si può intervenire in maniera più efficace?

"Dire che si può fare qualcosa in più è un luogo comune. Ma un’evoluzione della sicurezza è possibile, è già importante che sia stato introdotto l’airbag. Sono stata la prima a usarlo nel 2018".

Crede nelle tute anti taglio?

"Sono obbligatorie da quest’anno ed è una novità importantissima, almeno per le gambe. Basti pensare alla devastazione patita da Aleksander Aamodt Kilde a Wengen quasi due anni fa".

Nella sua vita alterna momenti frenetici ad altri di introspezione e isolamento: è stato così anche nell’estate preolimpica?

"Prima di partire per il Sudamerica a fine agosto sono scesa a Roma per gli esami universitari, poi dopo l’Argentina sono passata tre giorni a casa e ripartita. Ma prima di questo tour sono salita alla baita in Val d’Aosta costruita da mio padre nel 1986, portando i materiali con l’elicottero e i muli. È una specie di bivacco a 2240 metri, per raggiungerlo lasci la macchina sopra Cogne, poi cammini per un’ora e un quarto. Non c’è l’elettricità, ci si lava nel fiume. Lassù, prima che la nebbia e la neve avvolgano tutto, trovo quel che mi completa: una vita più lenta".

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