Quando è tornato dal Cile senza il suo amico perduto per sempre, ha voluto subito un tatuaggio. «Ci sono due rondini, e un numero: 28.51. È l’ultimo intermedio segnato da Matteo Franzoso prima della caduta, quel giorno a La Parva» racconta Giovanni Franzoni, con quella commozione che non l’ha mai abbandonato da quando ha scoperto sul tabellone della Val Gardena di aver fatto il superG della vita. E tutto è venuto naturale, lo sguardo e il dito puntato verso il cielo, le lacrime, la dedica al discesista morto in allenamento in Cile a settembre dopo essere stato per anni suo compagno di camera. Il post su Instagram in cui cita “la canzone che ascoltavo i giorni dopo che te ne sei andato cercando di trovare un senso a tutto questo”. Nell’emozionante giornata sulla Saslong diventa quasi secondario che Giovanni Franzoni da Manerba del Garda, 24 anni, finisca terzo e salga per la prima volta sul podio nel superG di Jan Zabystran, primo ceco a vincere in Coppa del mondo.
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Quando è tornato dal Cile senza il suo amico perduto per sempre, ha voluto subito un tatuaggio. «Ci sono due rondini, e un numero: 28.51. È l’ultimo intermedio segnato da Matteo Franzoso prima della caduta, quel giorno a La Parva» racconta Giovanni Franzoni, con quella commozione che non l’ha mai abbandonato da quando ha scoperto sul tabellone della Val Gardena di aver fatto il superG della vita. E tutto è venuto naturale, lo sguardo e il dito puntato verso il cielo, le lacrime, la dedica al discesista morto in allenamento in Cile a settembre dopo essere stato per anni suo compagno di camera. Il post su Instagram in cui cita “la canzone che ascoltavo i giorni dopo che te ne sei andato cercando di trovare un senso a tutto questo”. Nell’emozionante giornata sulla Saslong diventa quasi secondario che Giovanni Franzoni da Manerba del Garda, 24 anni, finisca terzo e salga per la prima volta sul podio nel superG di Jan Zabystran, primo ceco a vincere in Coppa del mondo.
Giovanni Franzoni dedica il podio nel superG in Val Gardena a Matteo Franzoso, morto in Cile
Franzoni, è nata una stella?
«Anche se in tanti non ci credono io mi sento un insicuro. Da quando ero piccolo ho sempre avuto dubbi su mille cose, poi durante le gare sono riuscito tante volte a cambiare la mia personalità. I risultati dell’anno scorso mi hanno dato fiducia, ma essendo sensibile spesso quando le cose non sono andate bene ho esitato. Non mi sono mai sentito un fenomeno, ho il carattere di chi non pensa di essere migliore degli altri. Ho dovuto lavorare tanto per arrivare dove sono ora e questo risultato mi dà fiducia. Penso che qualcuno mi abbia guardato da lassù».
Ha legato il ricordo di Franzoso al pezzo Dedicated di Guè, Rasty Kilo, Noyz Narcos.
«È una canzone legata a un momento triste, in cui passavo i giorni a capire cosa fare, a stare coi compagni ma anche da solo. Quando l’ascolto si accende la zona del cervello che mi ricorda lui».
Sente la presenza di Matteo?
«Ogni volta che metto fuori i bastoncini dal cancelletto ci penso, e so che Matteo farà tutte le gare insieme a me. Mi ripeto di farlo per lui, è una sensazione strana però mi dà forza. Eravamo i due più giovani, molto legati, abbiamo fatto tutto il percorso insieme».
C’è solo dolore nella perdita del suo amico, o ha scoperto altro?
«Sono cresciuto. Non è facile metabolizzare e ancora adesso quando sono da solo è dura. Però ho scoperto un quadro più ampio della vita, da quel giorno apprezzo di più quel che faccio perché è ciò che amo. Tante volte non riconosciamo la bellezza e la gratitudine, io ho scoperto quanto è effimera la vita e apprezzo ogni giorno in cui posso andare a sciare».
Cosa vorrebbe dire a Matteo?
«Se fosse qui gli direi che è una persona fantastica e sono orgoglioso di essere suo amico. Per me è come un fratello maggiore, e per tutta la mia vita continuerò a sciare per lui» .