Tennis, Coppa Davis: Federer batte Fognini e porta la Svizzera in finale
Il numero uno elvetico piega in tre set l'azzurro e chiude la semifinale. Inutile la vittoria di Seppi contro Lammer. A novembre contro la Francia l'atto conclusivodall'inviato CLAUDIO GIUA
GINEVRA - Aveva dunque ragione il capitano rossocrociato Severin "Seve" Lüthi a far risparmiare ieri le forze al suo uomo più forte, da molti anni anche suo datore di lavoro negli intervalli tra un incontro di Davis e l'altro. L'azzardo della coppia Wawrinka-Chiudinelli è riuscito, Roger Federer - riposato e motivato nei primi due set, in difficoltà nel terzo - ottiene il punto decisivo del 3-1 (nell'ultimo e ininfluente singolare della sfida Andreas Seppi ha superato con il punteggio di 6-4 1-6 6-4 Michael Lammer, la semifinale finisce Svizzera-Italia 3-2) e porta per mano il suo team ad affrontare in autunno (dal 21 al 23 novembre) la Francia . Riusciranno Gasquet e Tsonga a sottrarre la coppa allo svizzero che la vuole per sé costi quel che costi?
Ci vorrebbe uno statistico per spiegare com'è possibile che prima di oggi i numeri 1 elvetico e italiano si siano trovati l'uno di fronte all'altro solo due volte tra Slam, Masters e Coppa …
Ci vorrebbe uno statistico per spiegare com'è possibile che prima di oggi i numeri 1 elvetico e italiano si siano trovati l'uno di fronte all'altro solo due volte tra Slam, Masters e Coppa …
GINEVRA - Aveva dunque ragione il capitano rossocrociato Severin "Seve" Lüthi a far risparmiare ieri le forze al suo uomo più forte, da molti anni anche suo datore di lavoro negli intervalli tra un incontro di Davis e l'altro. L'azzardo della coppia Wawrinka-Chiudinelli è riuscito, Roger Federer - riposato e motivato nei primi due set, in difficoltà nel terzo - ottiene il punto decisivo del 3-1 (nell'ultimo e ininfluente singolare della sfida Andreas Seppi ha superato con il punteggio di 6-4 1-6 6-4 Michael Lammer, la semifinale finisce Svizzera-Italia 3-2) e porta per mano il suo team ad affrontare in autunno (dal 21 al 23 novembre) la Francia . Riusciranno Gasquet e Tsonga a sottrarre la coppa allo svizzero che la vuole per sé costi quel che costi?
Ci vorrebbe uno statistico per spiegare com'è possibile che prima di oggi i numeri 1 elvetico e italiano si siano trovati l'uno di fronte all'altro solo due volte tra Slam, Masters e Coppa Davis. È capitato sull'erba di Wimbledon nel 2012 (6-1 6-3 6-2 per Federer) e, prima ancora, sull'hard di Montreal nel 2007 (fu un eloquente 6-1 6-1). Mai un set davvero in bilico, otto game per Fabio contro trenta di Roger, distacchi di cinque, quattro, al minimo tre game. Ma il tempo può fare scherzi o miracoli, dipende dal punto di vista soggettivo.
Alla quarta partita della semifinale ginevrina i due arrivano in condizioni diverse ma ugualmente non ottimali. Roger ha saltato il doppio di ieri, sostituito con scarso successo dall'amico d'infanzia Marco Chiudinelli. Nove giorni fa nella semifinale degli UsOpen contro Marin Cilic ha subito una delle sconfitte più brucianti degli ultimi anni. Fabio è reduce da una stagione a due velocità, con un inizio entusiasmante nella primavera sudamericana e un'estate di poca soddisfazione. Ieri accanto a Bolelli ha disputato un durissimo match, convincente in termini di passione e determinazione.
I primi quattro game raccontano una storia che i diciottomila del Palaexpo, compresi gli italiani, non s'aspettano: il ligure non ha paura dell'uomo più titolato del tennis del Millennio, risponde bene al servizio, imposta la strategia di diritti ad uscire e di rovesci incrociati che cercano il rovescio di Federer, oggi meno risolutore del solito. Tenta anche qualche discesa a rete. Mantiene i nervi saldi forse perché sul seggiolone dell'arbitro c'è Pascal Marias, il francese che ha imparato a contenere le sue esplosioni d'ira. Dura poco, però. Al sesto gioco Roger ottiene il primo break, che raddoppia all'ottavo: 6-2 in 32 minuti.
Secondo set che sembra ricalcare il primo passo passo. Stavolta, tuttavia, fino al 3 pari Fabio resta attaccato all'avversario, che chiude di forza quando gli tocca servire mentre lui deve remare parecchio per tenersi i propri turni. Il break arriva, inesorabile, all'ottavo game, prologo del 6-3 che si stampa sui tabelloni della gremitissima Halle 6 dopo solo 30 minuti.
Eppure il ligure è in evidente crescita, è molto più in palla di venerdì contro Stan Wawrinka. Più va avanti il match, più serve bene, rischia con giudizio, ha un tasso d'errore accettabile. Federer resta sciolto e disinvolto, consapevole com'è d'avere di fronte un giocatore che sulla terra rossa - dove non si sono mai scontrati - potrebbe dargli del filo da torcere. Non qui, però. Tuttavia ha grande rispetto per Fabio.
Nel quarto gioco del terzo set l'italiano ha tre prime occasioni per strappare il servizio a Roger, che sfoggia grandi colpi per impedirgli di trasformarle. Subito dopo fa un game perfetto, lasciando a bocca asciutta Federer al termine di scambi di notevole intensità. Ha un'altra palla di break nel sesto game, anch'essa neutralizzata. Poi ecco il primo "evento" della giornata: accade che in una gara ufficiale Federer debba cedere a Fognini quattro game in un solo set. Il secondo evento è quando l'italiano più talentuoso va a condurre per 5-4, il terzo si materializza sul 6-5 al termine di un game combattuto da entrambi usando le armi del tennis d'eccellenza.
Il tie break comincia con un'accelerazione di diritto di Fabio che sorprende Federer, che però riesce a ottenere un minibreak alla prima occasione. L'azzurro si riporta a ridosso del numero 3 ATP per vederlo subito dopo allontanarsi grazie a un delizioso diritto incrociato strettissimo. Finisce 7-6 (4) per Roger dopo un'ora e 59 minuti. I sedicimila bianchi e rossi del Palaexpo esplodono in cori, compreso quello dell'Aida verdiana, e applausi che sembrano non interrompersi più. Impazziscono al giro di campo di Roger sulle spalle dei compagni.
Fognini è riuscito a far credere per mezz'ora che l'inerzia della gara potesse cambiare. Non c'è riuscito ma ha dimostrato di essere giocatore di spessore, quando vuole e può. Lo sapevamo. Nei commenti del dopopartita è concreto e sincero: "Ho fatto bene, avrei meritato di vincere il terzo set ma il match di oggi dimostra che il mio colpo che ha maggiori margini di miglioramento è il servizio, su cui lavorerò con il mio allenatore in novembre e dicembre. Questa squadra è ovviamente inferiore a Spagna, Francia, Serbia, ma con me, Andreas e Simone - nel quale per primo io ho creduto - sa farsi valere e ha davanti ancora parecchi anni di piena maturità". Analisi corretta, Corrado Barazzutti e Angelo Binaghi hanno di che essere soddisfatti.
Ci vorrebbe uno statistico per spiegare com'è possibile che prima di oggi i numeri 1 elvetico e italiano si siano trovati l'uno di fronte all'altro solo due volte tra Slam, Masters e Coppa Davis. È capitato sull'erba di Wimbledon nel 2012 (6-1 6-3 6-2 per Federer) e, prima ancora, sull'hard di Montreal nel 2007 (fu un eloquente 6-1 6-1). Mai un set davvero in bilico, otto game per Fabio contro trenta di Roger, distacchi di cinque, quattro, al minimo tre game. Ma il tempo può fare scherzi o miracoli, dipende dal punto di vista soggettivo.
Alla quarta partita della semifinale ginevrina i due arrivano in condizioni diverse ma ugualmente non ottimali. Roger ha saltato il doppio di ieri, sostituito con scarso successo dall'amico d'infanzia Marco Chiudinelli. Nove giorni fa nella semifinale degli UsOpen contro Marin Cilic ha subito una delle sconfitte più brucianti degli ultimi anni. Fabio è reduce da una stagione a due velocità, con un inizio entusiasmante nella primavera sudamericana e un'estate di poca soddisfazione. Ieri accanto a Bolelli ha disputato un durissimo match, convincente in termini di passione e determinazione.
I primi quattro game raccontano una storia che i diciottomila del Palaexpo, compresi gli italiani, non s'aspettano: il ligure non ha paura dell'uomo più titolato del tennis del Millennio, risponde bene al servizio, imposta la strategia di diritti ad uscire e di rovesci incrociati che cercano il rovescio di Federer, oggi meno risolutore del solito. Tenta anche qualche discesa a rete. Mantiene i nervi saldi forse perché sul seggiolone dell'arbitro c'è Pascal Marias, il francese che ha imparato a contenere le sue esplosioni d'ira. Dura poco, però. Al sesto gioco Roger ottiene il primo break, che raddoppia all'ottavo: 6-2 in 32 minuti.
Secondo set che sembra ricalcare il primo passo passo. Stavolta, tuttavia, fino al 3 pari Fabio resta attaccato all'avversario, che chiude di forza quando gli tocca servire mentre lui deve remare parecchio per tenersi i propri turni. Il break arriva, inesorabile, all'ottavo game, prologo del 6-3 che si stampa sui tabelloni della gremitissima Halle 6 dopo solo 30 minuti.
Eppure il ligure è in evidente crescita, è molto più in palla di venerdì contro Stan Wawrinka. Più va avanti il match, più serve bene, rischia con giudizio, ha un tasso d'errore accettabile. Federer resta sciolto e disinvolto, consapevole com'è d'avere di fronte un giocatore che sulla terra rossa - dove non si sono mai scontrati - potrebbe dargli del filo da torcere. Non qui, però. Tuttavia ha grande rispetto per Fabio.
Nel quarto gioco del terzo set l'italiano ha tre prime occasioni per strappare il servizio a Roger, che sfoggia grandi colpi per impedirgli di trasformarle. Subito dopo fa un game perfetto, lasciando a bocca asciutta Federer al termine di scambi di notevole intensità. Ha un'altra palla di break nel sesto game, anch'essa neutralizzata. Poi ecco il primo "evento" della giornata: accade che in una gara ufficiale Federer debba cedere a Fognini quattro game in un solo set. Il secondo evento è quando l'italiano più talentuoso va a condurre per 5-4, il terzo si materializza sul 6-5 al termine di un game combattuto da entrambi usando le armi del tennis d'eccellenza.
Il tie break comincia con un'accelerazione di diritto di Fabio che sorprende Federer, che però riesce a ottenere un minibreak alla prima occasione. L'azzurro si riporta a ridosso del numero 3 ATP per vederlo subito dopo allontanarsi grazie a un delizioso diritto incrociato strettissimo. Finisce 7-6 (4) per Roger dopo un'ora e 59 minuti. I sedicimila bianchi e rossi del Palaexpo esplodono in cori, compreso quello dell'Aida verdiana, e applausi che sembrano non interrompersi più. Impazziscono al giro di campo di Roger sulle spalle dei compagni.
Fognini è riuscito a far credere per mezz'ora che l'inerzia della gara potesse cambiare. Non c'è riuscito ma ha dimostrato di essere giocatore di spessore, quando vuole e può. Lo sapevamo. Nei commenti del dopopartita è concreto e sincero: "Ho fatto bene, avrei meritato di vincere il terzo set ma il match di oggi dimostra che il mio colpo che ha maggiori margini di miglioramento è il servizio, su cui lavorerò con il mio allenatore in novembre e dicembre. Questa squadra è ovviamente inferiore a Spagna, Francia, Serbia, ma con me, Andreas e Simone - nel quale per primo io ho creduto - sa farsi valere e ha davanti ancora parecchi anni di piena maturità". Analisi corretta, Corrado Barazzutti e Angelo Binaghi hanno di che essere soddisfatti.