PARIGI - Tre feriti lievi, gigantesca paura generale, zona degli spalti evacuata temporaneamente, federazione francese che per ora se la cava con un comunicato spaventato e al tempo stesso rassicurante (o auto-rassicurante, ma non sono escluse code legali), partita fra Tsonga e Nishikori sospesa per più di quaranta minuti. Uno spettacolo imbarazzante e per certi versi d'altri tempi e d'altre strutture.
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La tempestività del crollo di una lamiera del tabellone luminoso del Philippe Chatrier, il campo centrale del Roland Garros, è commovente. Apre una ferita già sanguinante che coinvolge il sistema sportivo francese, quello imprenditoriale e soprattutto quello politico. Da anni infatti è in atto una guerra per il controllo, la gestione o la cancellazione definitiva della ristrutturazione (con relativo ampliamento) dell'impianto a forma di triangolo che sorge ai margini del Bois de Boulogne, storico luogo poco fuori la Porte d'Auteuil in cui si celebra l'unico Slam sulla terra rossa, l'unico Slam che Djokovic ancora non ha vinto, un vanto del tennis europeo da più di 100 anni, poco sotto Wimbledon. E' una lotta politica. Il Roland Garros e i suoi milioni di estimatori sognano da anni di dotarsi di un tetto. Ancora non c'è un progetto approvato. Dei quattro tornei major è l'unico (adesso che nel 2016 anche l'Arthur Ashe di Flushing Meadows disporrà di una copertura) a non potersi "coprire" in caso di pioggia. Il direttore del torneo, Gilbert Ysern, ha lanciato il suo grido d'allarme, ma è soltanto una delle tante campane: "L'ampliamento è il mio desiderio da almeno cinque anni, ma purtroppo, mentre crediamo di fare dei passi in avanti scopriamo che la questione è molto più complicata di quanto si possa immaginare. Ma una ristrutturazione è di vitale importanza per il torneo, altrimenti un giorno il torneo cesserà di esistere. Non è possibile rinunciare ad un progetto di ampliamento e di modernizzazione". C'è il problema dell'allargamento, osteggiato dagli ambientalisti, tutti schierati a protezione delle "serre" (uno dei progetti sarebbe di costruire un campo mezzo "interrato" proprio in quella zona, il Giardino delle Serre). Ma Ysern è chiaro: "Modernizzare l'intera struttura senza estendere la superficie sarebbe un errore colossale, il torneo non sopravviverebbe, morirebbe annegato".
Cosa c'è dietro? Dietro l'allargamento dell'impianto la possibilità di aumentare le possibilità di Parigi di ottenere le Olimpiadi del 2024. Mentre la questione del tetto verrebbe spostata a una possibile inaugurazione del 2019 (al posto del previsto 2016, ormai una chimera). Ma l'impianto va comunque ripensato, così non può andare avanti a lungo, considerato che cade (letteralmente) a pezzi. La Francia, insieme con le sue emanazioni sportive, non ha molto di che rallegrarsi. Le immagini, circolate immediatamente sul web, del crollo della lamiera non sono un attestato di efficienza, semmai sono la prova di un'emergenza urbanistica e di sicurezza, cui è necessario prestare la massima attenzione. Ma la verità è che il Conseil de Paris ha bocciato l'unico progetto finora presentato, un progetto fantomatico di cui esistono documentazioni, foto, immagini in 3D, con tanto di tour virtuali. Ma sono fantasie. Non c'è niente. Nessun lavoro ha avuto il via libera. Avallato dal governo (e in prima persona dal presidente Holland) è stato bloccato dalla città di Parigi, con 82 a 76, che chiede sostanziali modifiche per preservare ogni centimetro quadrato del Giardino delle Serre, anche se il sindaco, la socialista Anne Hidalgo sarebbe d'accordo con Hollande: "Il progetto andrà avanti e noi lo sosterremo". Il no a un nuovo Roland Garros nasce da un eco-alleanza trasversale fra Verdi, rappresentanti di centro e di destra. Mentre il vecchio Philippe Chatrier perde lamiere e dignità, tocca comunque al governo centrale prendere la decisione finale. In federazione sono certi che presto inizieranno i lavori perché Hollande ha tutto l'interesse di portare a Parigi i Giochi del 2024. Il 20 giugno la federazione dovrebbe comunicare il nome dell'azienda incaricata dei lavori, in attesa della concessione edilizia. Sempre che le modifiche vengano approvate dal Conseil. Intanto hanno dovunque chiamare un'impresa per sistemare il pezzo caduto in testa agli spettatori, chiamando un numero verde, di corsa. Del vecchio tennis attaccato con lo scotch dei ricordi bisogna cominciare a non fidarsi più.
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La tempestività del crollo di una lamiera del tabellone luminoso del Philippe Chatrier, il campo centrale del Roland Garros, è commovente. Apre una ferita già sanguinante che coinvolge il sistema sportivo francese, quello imprenditoriale e soprattutto quello politico. Da anni infatti è in atto una guerra per il controllo, la gestione o la cancellazione definitiva della ristrutturazione (con relativo ampliamento) dell'impianto a forma di triangolo che sorge ai margini del Bois de Boulogne, storico luogo poco fuori la Porte d'Auteuil in cui si celebra l'unico Slam sulla terra rossa, l'unico Slam che Djokovic ancora non ha vinto, un vanto del tennis europeo da più di 100 anni, poco sotto Wimbledon. E' una lotta politica. Il Roland Garros e i suoi milioni di estimatori sognano da anni di dotarsi di un tetto. Ancora non c'è un progetto approvato. Dei quattro tornei major è l'unico (adesso che nel 2016 anche l'Arthur Ashe di Flushing Meadows disporrà di una copertura) a non potersi "coprire" in caso di pioggia. Il direttore del torneo, Gilbert Ysern, ha lanciato il suo grido d'allarme, ma è soltanto una delle tante campane: "L'ampliamento è il mio desiderio da almeno cinque anni, ma purtroppo, mentre crediamo di fare dei passi in avanti scopriamo che la questione è molto più complicata di quanto si possa immaginare. Ma una ristrutturazione è di vitale importanza per il torneo, altrimenti un giorno il torneo cesserà di esistere. Non è possibile rinunciare ad un progetto di ampliamento e di modernizzazione". C'è il problema dell'allargamento, osteggiato dagli ambientalisti, tutti schierati a protezione delle "serre" (uno dei progetti sarebbe di costruire un campo mezzo "interrato" proprio in quella zona, il Giardino delle Serre). Ma Ysern è chiaro: "Modernizzare l'intera struttura senza estendere la superficie sarebbe un errore colossale, il torneo non sopravviverebbe, morirebbe annegato".
Cosa c'è dietro? Dietro l'allargamento dell'impianto la possibilità di aumentare le possibilità di Parigi di ottenere le Olimpiadi del 2024. Mentre la questione del tetto verrebbe spostata a una possibile inaugurazione del 2019 (al posto del previsto 2016, ormai una chimera). Ma l'impianto va comunque ripensato, così non può andare avanti a lungo, considerato che cade (letteralmente) a pezzi. La Francia, insieme con le sue emanazioni sportive, non ha molto di che rallegrarsi. Le immagini, circolate immediatamente sul web, del crollo della lamiera non sono un attestato di efficienza, semmai sono la prova di un'emergenza urbanistica e di sicurezza, cui è necessario prestare la massima attenzione. Ma la verità è che il Conseil de Paris ha bocciato l'unico progetto finora presentato, un progetto fantomatico di cui esistono documentazioni, foto, immagini in 3D, con tanto di tour virtuali. Ma sono fantasie. Non c'è niente. Nessun lavoro ha avuto il via libera. Avallato dal governo (e in prima persona dal presidente Holland) è stato bloccato dalla città di Parigi, con 82 a 76, che chiede sostanziali modifiche per preservare ogni centimetro quadrato del Giardino delle Serre, anche se il sindaco, la socialista Anne Hidalgo sarebbe d'accordo con Hollande: "Il progetto andrà avanti e noi lo sosterremo". Il no a un nuovo Roland Garros nasce da un eco-alleanza trasversale fra Verdi, rappresentanti di centro e di destra. Mentre il vecchio Philippe Chatrier perde lamiere e dignità, tocca comunque al governo centrale prendere la decisione finale. In federazione sono certi che presto inizieranno i lavori perché Hollande ha tutto l'interesse di portare a Parigi i Giochi del 2024. Il 20 giugno la federazione dovrebbe comunicare il nome dell'azienda incaricata dei lavori, in attesa della concessione edilizia. Sempre che le modifiche vengano approvate dal Conseil. Intanto hanno dovunque chiamare un'impresa per sistemare il pezzo caduto in testa agli spettatori, chiamando un numero verde, di corsa. Del vecchio tennis attaccato con lo scotch dei ricordi bisogna cominciare a non fidarsi più.