Tennis, Us Open: Djokovic re a New York. Del Potro ko in tre set
di GIORGIA MECCA
Novak Djokovic (afp)
Il serbo batte in tre set l'Argentino e vince il 14esimo Slam in carriera, eguagliato Sampras
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NEW YORK - Il futuro del tennis è un uomo che viene dal passato. Novak Djokovic ha ricominciato a vincere il 2 luglio e non si è ancora fermato. Stanotte ha conquistato per la terza volta gli Us Open vincendo in finale contro Juan Martin Del Potro dopo tre ore e diciassette minuti di partita e tre set, 6-3, 7-6, 6-3.
Il serbo di trentuno anni, che ha cominciato il 2018 fuori dai top ten e sempre più lontano dagli immortali Roger Federer e Rafa Nadal, dopo due anni di litigi, sfuriate, ritiri e sconfitte su sconfitte ha ritrovato fiducia in se stesso. Marian Vajda, il suo storico allenatore se n'era accorto a Londra, subito dopo la semifinale vinta contro Nadal. Quel giorno disse: "Ora posso confermarlo. È tornato". Aveva ragione. In tre mesi Djokovic ha vinto il torneo di Wimbledon, Cincinnati (l'ultimo Master 1000 che gli mancava) e Flushing Meadows. In totale sono 71 titoli in carriera, 14 gli Slam. Come Sampras: "E' qualcosa di speciale questo risultato, così come l'aver eguagliato Pete Sampras - ha detto dopo la finale -. Speravo fosse qui stasera, ma desidero dirgli che lo amo ed è uno dei miei idoli: mi auguro di incontrarlo presto, magari su un campo da tennis".
Tre mesi fa Djokovic era numero 22 del mondo, con il successo a New York salirà al numero tre, al posto di Del Potro.
Djokovic consola Del Potro (ansa)
L'argentino, che compirà ventinove anni il 23 settembre, era alla sua seconda finale Slam. La prima l'ha giocata nel 2009 contro Roger Federer, sempre a New York. Non era il favorito, lo sapeva anche lui, quel giorno vinse giocando il suo miglior tennis. Questa notte non è bastato. Dopo un primo set a senso unico, con errori forzati di Djokovic vicino allo zero, Del Potro ha rialzato a testa, ha cominciato a rischiare, a mettere i piedi in campo. Sul 4 a 3 in suo favore ha tirato un diritto diagonale sull'incrocio delle righe imprendibile per chiunque. Si è stupita anche Meryl Streep, in tribuna. Non riusciva a credere che si potesse tirare così forte.
Djokovic ha perso fiducia per poco più di un quarto d'ora. Nel secondo set si è messo a urlare, a guardare il suo box per cercare supporto. Sul finale del secondo set ha guardato più volte con occhi rabbiosi l'arbitra dell'incontro e il pubblico che tifava in gran parte per l'argentino, ha cominciato a commettere errori gratuiti. Poi è tornato, come sempre. Sua moglie Jelena, a ogni punto del marito, si è alzata dalla sedia per applaudirlo e guardarlo negli occhi. Per vincere Djokovic ha bisogno anche di questo, di non sentirsi solo. La partita è finita durante il tie break del secondo set, quando Del Potro ha tirato in rete un diritto quasi vincente e si è coperto le mani con gli occhi. Era l'occasione per portarsi in vantaggio, non è riuscito a sfruttarla. Da allora la fatica ha cominciato a farsi sentire, e anche la frustrazione di trovarsi due set sotto contro un giocatore che non ha mai perso una partita quando ha avuto un vantaggio così grande. Non è più riuscito a rialzare la testa, Djokovic è ritornato solido, un muro, efficace nel servizio e nella risposta, tornata anche lei quella del 2011, la migliore del circuito.
Nel terzo set, dopo scambi lunghissimi quasi tutti di rovescio e quasi tutti vinti dal serbo, Djokovic non è mai sembrato stanco, Del Potro accasciava il suo metro e novantotto sulle ginocchia. Esausto, senza fiato. Anche il serbo ha ricevuto un warning, è stato fischiato e distratto dal pubblico, e poi dopo tre ore e diciotto minuti di partita, si è accasciato per terra per festeggiare la vittoria. Del Potro, dopo avere stretto la mano al suo avversario è scoppiato a piangere, e per cinque minuti non è riuscito a smettere.