Tennis, Roland Garros: la Tunisia oggi si ferma, gioca Ons Jabeur
Paolo Rossi
Ons Jabeur (ansa)
Il mondo arabo tifa per la tennista che contro l'americana Collins si gioca l'accesso ai quarti di finale dello slam parigino: sarebbe una storica prima volta
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PARIGI - C'è l'Italia in festa, in questo Roland Garros. Ma non solo. Sorride anche il mondo arabo, che oggi tiferà per la tunisina Ons Jabeur che, sul campo Lenglen sfiderà l'americana Danielle Collins per un posto nei quarti di finale. La Tunisia intera si ferma oggi, tutti nei bar vedranno in tv le gesta della tennista già nominata sportiva araba dell'anno 2019 che si definisce "prodotto tunisino 100%" e che lavora con una struttura interamente tunisina (suo marito ricopre il ruolo di preparatore fisico): oggi si porta un intero paese sulle sue spalle. "È sempre disponibile per azioni associative o di beneficenza, è un'icona", "Porta molta speranza e felicità al popolo tunisino" dicono di lei in patria.
Comunque vada, è stato un Roland Garros storico: oltre alla Jabeur a Parigi, per la prima volta, c'era una tennista egiziana, Mayar Sherif in tabellone, è riuscita a qualificarsi e ha dato filo da torcere a Karolina Pliskova. Bisogna tornare indietro, agli inizi del 2000 per trovare una ragazza proveniente dai paesi arabi nello Slam: un'altra tunisina, Selima Sfar, era stata capace di arrivare due volte al secondo turno a Parigi, tre volte a Wimbledon e una agli us Open, risultati che le consentono - nel 2001 - di entrare nella Top 100. Selima la si può considerare davvero la prima donna nel mondo nel tennis arabo. Annuncerà il ritiro nel 2011.
Poi è spuntata Ons Jabeur, dotata di tocco sopraffino e capace di vincere l'edizione junior di un Roland Garros. Quando sembrava essersi fatta le ossa, però, il salto di qualità non arriva. Il biennio 2015/2016 non porta nulla di nuovo. Nel 2017 torna a farsi notare e lo fa proprio a Parigi, si porta fino al terzo turno, battendo per la prima volta una top 10, Dominika Cibulkova, ed entrando nelle prime 100 nel mondo ma senza ulteriori exploit. Lei stessa ha rivelato perché: "La paura mi stava trattenendo. Allenatori e giocatori mi dicevano che avevo un gioco così fantastico che all'epoca ero stanca di sentirlo, tanto da non essere in grado di esibirmi bene. Quindi ero frustrata. Sapevo di dover affrontare la mia paura: ho dovuto lavorare di più e in modo più intelligente per diventare la persona che sono adesso".
Di sicuro diventerà un'altra pioniera del tennis arabo, che aiuterà a superare tutte le difficoltà che altri tennisti/e hanno dovuto affrontare. Vedi, per esempio, la storia di Lamine Ouahab, algerino di nascita, marocchino di passaporto e tennista per vocazione, che ha raccontato delle volte in cui non ha ricevuto in tempo i visti per poter giocare le qualificazioni a Wimbledon, o attendere tre mesi per partire insieme alla moglie in direzione di Parigi per il Roland Garros. "Per noi arabi questi tipi di problemi fuori dal campo influenzano la nostra carriera. Diciamo che io quando sparisco dal circuito, non lo faccio come decisione volontaria". Ora si spera che le cose miglioreranno.