Wimbledon, Berrettini in semifinale; Pietrangeli applaude: "Dopo mille anni uno dei miei record può essere superato"
dal nostro inviato Paolo Rossi , dal nostro inviato Paolo RossiLONDRA. Si è preso la storia degli ultimi sessant'anni, ha scritto una pagina fregiandola con caratteri in oro: Matteo Berrettini in semifinale a Wimbledon. Un italiano che cavalca i prati. Un'eresia, una bestemmia fino a un paio di anni fa. Non succedeva dal 1960. "Eh, e pensare che il mio papà è del '59, accidenti: sto scrivendo la storia e mi piace. Non voglio fermarmi qui, ci proverò perché ci credo, ci avrei creduto indipendentemente dall'avversario della semifinale, Federer o Hurkacz". Gli toccherà il polacco. Berrettini viene benedetto anche dall'uomo del passato: "Grazie a Matteo dopo mille anni uno dei miei record sarà superato". Nicola Pietrangeli dixit, fino a ieri l'unico in semifinale nel tempio. Da oggi si sentirà meno solo. "Un altro romano, che bellezza".
Con tre ore e qualche minuto, 131 punti e 12 ace (totale a 79, è sempre più in testa al…
LONDRA. Si è preso la storia degli ultimi sessant'anni, ha scritto una pagina fregiandola con caratteri in oro: Matteo Berrettini in semifinale a Wimbledon. Un italiano che cavalca i prati. Un'eresia, una bestemmia fino a un paio di anni fa. Non succedeva dal 1960. "Eh, e pensare che il mio papà è del '59, accidenti: sto scrivendo la storia e mi piace. Non voglio fermarmi qui, ci proverò perché ci credo, ci avrei creduto indipendentemente dall'avversario della semifinale, Federer o Hurkacz". Gli toccherà il polacco. Berrettini viene benedetto anche dall'uomo del passato: "Grazie a Matteo dopo mille anni uno dei miei record sarà superato". Nicola Pietrangeli dixit, fino a ieri l'unico in semifinale nel tempio. Da oggi si sentirà meno solo. "Un altro romano, che bellezza".
Con tre ore e qualche minuto, 131 punti e 12 ace (totale a 79, è sempre più in testa alla speciale classifica), Berrettini ha avuto la meglio su "uno dei miei più cari amici", il canadese Felix Auger-Aliassime, e ha finalmente liberato il suo orgoglio: "Sono fiero di quello che ho fatto, in barba a tutti quelli che hanno insinuato dubbi sul mio conto. Sento che posso farcela ad andare avanti".
La pagina di ieri è l'ultima, e può diventare la più prestigiosa, la più preziosa. Grazie a Berrettini l'Italia entra anche nella Top Five dei prize money (dietro Usa, Francia, Spagna e Australia): Wimbledon non ha prezzo, eppure questo venticinquenne ha vinto il match facendolo sembrare la cosa più semplice, anche quando ha sofferto, fine secondo e terzo set, con Auger-Aliassime in totale confidenza. Nonostante tutto però l'azzurro non ha indietreggiato di un centimetro, concentrandosi sulle sue specialità, menu da sempre garanzia di successo: prima palla pesante e poi vincente, o gestione dello scambio.
In realtà Berrettini aveva iniziato mostrando di voler comandare, poi nel secondo set si è inceppato qualcosa, e l'inerzia del quarto di finale è sembrato cambiare. Ma il lavoro di Stefano Massari - il mental coach - è evidente. E, insieme a quello tecnico di Vincenzo Santopadre, ha regalato questo frutto estivo e dolcissimo. Ma, come detto, il ragazzo di Roma Nord ha memoria d'elefante, e non dimentica i sacrifici fatti. È nel profondo di quel suo inverno che ha imparato, ha capito di poter arrivare ad avere un'estate invincibile. E, come dicono nel Giappone prossima meta, la bellezza è qualcosa di iniziatico, la si deve meritare, e il cui premio è una lunga e talvolta spinosa ricerca finale: ed ecco che la consapevolezza raggiunta di se stesso ha aperto a Matteo prospettive e traguardi insospettabili.
E pensare che quando a Repubblica il suo coach, Santopadre, è uscito allo scoperto dichiarando "Matteo ora può vincere uno Slam", qualcuno ha storto il naso. Non comprendendo appieno come fosse vincente la filosofia del tecnico, che vede "il segreto del successo sportivo un po' come una cena, dove il trucco è invitare persone con argomenti diversi ma che possono fare progetti insieme". Questo è il clan Berrettini, una gioiosa macchina da guerra. Potrebbero essere le due settimane più belle della sua vita, intanto sono già dieci i match di fila vinti sull'erba, dal Queen's fino al quarto di finale con il canadese.
Chissà cosa direbbe ora Federer di Berrettini che, alla vigilia del torneo, veniva dato dai bookmaker come terzo possibile finalista a Wimbledon contro Djokovic (Nole ha battuto Fucsovics in tre set e affronterà in semifinale Shapovalov, vincitore al quinto su Khachanov). "Lo hanno messo perché ha vinto al Queen's..." rispose seccato lo svizzero. Nicola Pietrangeli si lancia nel pronostico: "Non grido al miracolo se vince tutte e due le partite che restano".