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Le pagelle dei colpi di Berrettini: servizio e dritto quasi perfetti, ma la differenza a Wimbledon l'ha fatta il tocco

È quella che viene chiamata la "mano", la sensibilità, la capacità di mandare la palla dove si vuole. E che Matteo ha trasformato nella sua arma segreta
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Qualsiasi cosa domenica accada (anche perché quello che è già successo è talmente incredibile, grande, bello, felice), non è successo per caso. Come tutto, d'altronde, in un gioco come il tennis. La finale di Matteo Berrettini a Wimbledon - e prima ancora la vittoria al Queen's, al suo esordio nel torneo: in passato era accaduto soltanto a un giovane tennista tedesco, si chiamava Boris Becker - è un pezzo, ma attenzione non la fine, di un percorso tecnico, tattico e mentale: Berrettini ha vinto perché fino a questo momento è stato sempre più forte dei suoi avversari.

Vediamo i motivi.

Servizio. Voto 10

(ansa)
È sempre stato il suo colpo predominante. Il suo è uno dei migliori servizi del circuito, un'arma che, evidentemente, sull'erba diventa fondamentale. Le percentuali di punti fatti con la prima palla su…

Qualsiasi cosa domenica accada (anche perché quello che è già successo è talmente incredibile, grande, bello, felice), non è successo per caso. Come tutto, d'altronde, in un gioco come il tennis. La finale di Matteo Berrettini a Wimbledon - e prima ancora la vittoria al Queen's, al suo esordio nel torneo: in passato era accaduto soltanto a un giovane tennista tedesco, si chiamava Boris Becker - è un pezzo, ma attenzione non la fine, di un percorso tecnico, tattico e mentale: Berrettini ha vinto perché fino a questo momento è stato sempre più forte dei suoi avversari.

Vediamo i motivi.

Servizio. Voto 10

(ansa)
È sempre stato il suo colpo predominante. Il suo è uno dei migliori servizi del circuito, un'arma che, evidentemente, sull'erba diventa fondamentale. Le percentuali di punti fatti con la prima palla superano l'80 per cento. Mostruoso. In semifinale ha scaricato elettrodomestici più che servizi: da destra al centro, da sinistra a uscire. Al limite dell'ingiocabile per tutto il torneo.

Dritto. Voto 9 (forse 9.5)

(reuters)
Si è detto spesso che il gioco di Berrettini sia basico. Quasi facile. Servizio e diritto. E si è detto, dunque, molto spesso una grande cavolata. Primo: perché non è affatto facile. Secondo: perché Berrettini non ha un dritto qualsiasi, ma ha uno dei dritti più importanti tra i giocatori in attività. Terzo, perché Berrettini con il dritto ha imparato ad avere la pazienza di aspettare, la fantasia di variare, la forza di chiudere. Novità sull'erba: ha rispolverato un gesto desueto, il dritto tagliato, capovolgendolo da strumento di difesa ad arma di attacco. Non è un caso.

Rovescio. Voto 8 (forse 8.5)

(afp)
Non è un caso perché la stessa attitudine la si è vista dall'altra parte, con il rovescio, da sempre il lato debole di Matteo. Inteso: tale il rovescio è rimasto. Con la differenza che il lato debole è diventato comunque fortissimo. Perché il rovescio bimane è solido, alle volte importantissimo (per esempio sul passante lungolinea), alle volte non ancora espresso (la risposta: con Hurkacz, una sola, forse due, di livello). Ma la vera grande novità è il back, che è stato a tratti devastante. Berrettini non lo sta usando per prendere la rete, come da tradizione dei giocatori di attacco. Ma per spezzare il ritmo all'avversario, addormentare la partita, lo ha utilizzato come un incantatore di serpenti usa il flauto: inganna. Per poi attaccare con il diritto. Ma non è tutto: perché la vera qualità che Berrettini ha dimostrato in questo Wimbledon è quella che gli addetti ai lavori, chiamano la "mano". La sensibilità. La capacità di mettere, con un tocco, la palla dove si vuole. La palla corta con il rovescio di Berrettini è stata la sua arma segreta e finale. È il suo #tiraggir. Il cucchiaio. È fantasia, follia. Poesia.

Gioco a volo. Voto 7.5 (forse 8)

(ansa)
Riprendendo questo concetto, la "mano" che Matteo ha fatto scoprire al mondo è servita anche nei pressi della rete. Seppur con fortune alterne. Negli ottavi di finale con Ivashka è stato commovente: ha giocato alcune delle stop volley più belle del torneo. Male nei quarti con Auger Aliassime. Meglio con Hurkacz. Il dato però è che quella sensibilità c'è. E, per quanto Vincenzo Santopadre, il suo coach, la possa allenare, quella è predestinazione. Talento. È un capolavoro, insomma.

Volendo dire altro, si dovrebbe anche sottolineare come da 9 sia la capacità di spostarsi lateralmente: servono piedi dolci e grande allenamento. E bene ha fatto anche nella corsa in avanti (8,5) cosa non scontata per chi ha la sua altezza. Da 10 invece è stata fin qui la tenuta mentale: è sempre stato superiore ai suoi avversari, quando tutto andava bene e soprattutto quando (cosa difficilissima) quando le partite piegavano dalla parte sbagliata: il terzo set con Aliassime, l'inizio del quarto contro Hurkacz sono stati pezzi perfetti.

Ultima cosa: Berrettini è un ragazzo educato, sempre con i modi e le parole giuste (10), nel campo e fuori dal campo. Il che - a differenza di un bel dritto o di una palla corta di rovescio - non ti dà un punto. Ma, in un campo da tennis, è importante uguale.