Novak Djokovic a Roma: ecco perché può giocare
di Paolo Rossi , di Paolo RossiNovak Djokovic tornerà in campo nel torneo di Dubai che comincia lunedì 21 febbraio, dove sarà testa di serie numero 1 ed è stato sorteggiato contro Lorenzo Musetti. Poi dovrà attendere i tornei in Europa sulla terra rossa: in primis Montecarlo. In questo momento la Francia ha ridotto da 6 a 4 mesi l'esenzione per chi ha avuto il Covid, ed è il caso del serbo che ha dichiarato di averlo contratto il 16 dicembre 2021. Significa, quindi, che potrebbe restarci fino al 16 aprile (il torneo si gioca dal 9 al 17 aprile). Dopo Montecarlo giocherà il torneo di casa a Belgrado dal 18 al 22 aprile. Poi Madrid (26 aprile-8 maggio) e gli Internazionali di Roma (8-15 maggio). E questo è il punto: perché Djokovic, cacciato dall'Australia, può giocare liberamente in Italia? Se lo domandano in molti. Virologi, politici, sportivi, tifosi.
Novak Djokovic tornerà in campo nel torneo di Dubai che comincia lunedì 21 febbraio, dove sarà testa di serie numero 1 ed è stato sorteggiato contro Lorenzo Musetti. Poi dovrà attendere i tornei in Europa sulla terra rossa: in primis Montecarlo. In questo momento la Francia ha ridotto da 6 a 4 mesi l'esenzione per chi ha avuto il Covid, ed è il caso del serbo che ha dichiarato di averlo contratto il 16 dicembre 2021. Significa, quindi, che potrebbe restarci fino al 16 aprile (il torneo si gioca dal 9 al 17 aprile). Dopo Montecarlo giocherà il torneo di casa a Belgrado dal 18 al 22 aprile. Poi Madrid (26 aprile-8 maggio) e gli Internazionali di Roma (8-15 maggio). E questo è il punto: perché Djokovic, cacciato dall'Australia, può giocare liberamente in Italia? Se lo domandano in molti. Virologi, politici, sportivi, tifosi.
Un passo indietro. Dopo l'espulsione dall'Australia, che gli ha impedito di giocare gli Open, Novak Djokovic ha parlato. Due volte: alla Bbc e alla tv serba. E ora non si può più cadere in fraintendimenti. "Non sono vaccinato. Non mi vaccino, ma non sono un no vax. Io mi accorgo di ogni cosa che ingerisco, anche lo 0,5%. Questo è il motivo. E se per questo motivo non posso disputare gli Slam, lo accetterò".
Se sul piano mediatico la presenza di Novak a Roma ha già alimentato polemiche a ogni livello, sul piano normativo la sua situazione al momento è perfettamente in regola. Djokovic è guarito dal Covid, dunque può esibire il Green Pass rafforzato, che gli consente di svolgere tutte le attività previste per i vaccinati. Con una sola differenza: il suo pass, da guarito che non ha ricevuto alcuna dose di vaccino e non ha intenzione di farne, durerà sei mesi dalla data del certificato di guarigione (in Europa si calcola invece dal primo tampone positivo). Dunque Novak potrà non solo giocare al Foro Italico, ma anche muoversi liberamente in alberghi, ristoranti ed esercizi commerciali in Italia, almeno fino a giugno. Peraltro, arriverà a Roma da Madrid e dunque non gli servirà neppure il tampone per l'ingresso nel nostro Paese, secondo quanto previsto per i Paesi Ue. Ovviamente ragioniamo sulla base delle norme attualmente in vigore, tenendo presente che di qui a maggio potrebbero essere ulteriormente allentate in ragione dell'andamento dei contagi.
Ma se il serbo non avesse contratto il Covid? Anche in questo caso la sua partecipazione non sarebbe stata a rischio. Djokovic gioca a tennis per lavoro, e per lavorare non ha bisogno del green pass rafforzato ma sarebbe sufficiente quello base, con tampone (molecolare o antigenico, 72 o 48 ore prima) per intenderci. E non avendo 50 anni, non sarebbe soggetto all'obbligo vaccinale. Il fatto che il tennis sia uno sport all'aperto non è poi rilevante: Djokovic avrebbe potuto essere un giocatore di pallavolo o di basket (nelle coppe ci sono già stati casi di atleti non vaccinati scesi in campo in Italia). Anche nel calcio ci sono ancora No Vax, una ventina circa: giocano dopo essersi sottoposti a tampone. Recentemente c'è stato il caso di Szczesny della Juventus, che si è vaccinato in ritardo e nella partita di Supercoppa contro l'Inter non aveva accesso all'hotel della squadra. Ecco, se Djokovic non avesse contratto il virus a dicembre, a Roma avrebbe dovuto "arrangiarsi" per mangiare e dormire (per esempio: trovare un appartamento privato e cucinare a casa), non avendo la possibilità di accedere ad alberghi e ristoranti. Avrebbe vissuto come un No Vax, insomma. Ma col diritto di giocare perché è il suo lavoro.
Certo, ci sono poi i dubbi avanzati dalla stampa tedesca sulla validità dei tamponi del serbo e sul suo effettivo contagio. Ma per ora sono insinuazioni non dimostrate. E non sono legate alla sua espulsione dall'Australia, come ha ricordato lo stesso Djokovic: "Non sono stato espulso dall'Australia perché non vaccinato, perché ho violato delle regole o perché ho commesso un errore. L'unico motivo è che il Ministro dell'Immigrazione ha utilizzato un suo potere perché ha avuto la sensazione che potessi alimentare un sentimento No Vax. E su questo sono in totale disaccordo". Ecco il vero punto: in Australia c'è stata una decisione politica. In Italia, per le regole vigenti, Djokovic ha diritto a giocare a Roma. Se poi cambieranno le norme per tutti o ci sarà un provvedimento speciale (ad esempio l'obbligo vaccinale per il Foro Italico) sarà un'altra questione. Insomma, la polemica degli ultimi giorni fra il sottosegretario allo Sport Vezzali e l'omologo alla Salute Costa è leggermente fuori fuoco.
Dopo Roma, cambierà tutto. In bilico è la partecipazione di Djokovic al Roland Garros: la ministra dello sport francese Roxana Maracineanu ha già avvisato che senza tessera vaccinale non si entra negli stadi, né giocatori né spettatori. L'altra certezza è che Djokovic oggi potrebbe giocare a Wimbledon: unico obbligo, la quarantena di dieci giorni dall'ingresso in Inghilterra. Cosa, quest'ultima, che tennisticamente parlando gli metterebbe a dura prova la preparazione sull'erba. Ma questa è un'altra storia, anche privata se vogliamo. E poi luglio, oggi, sembra lontanissimo.