Barty si ritira: "Grazie tennis ma scelgo la felicità"
Emanuela Audisio , Emanuela AudisioLascia a modo suo. A soli 25 anni. Da numero uno del tennis. Da campionessa pura. Con il suo colpo più vincente e scioccante: la felicità. Meglio di Sinatra che da vecchio cantava My Way, meglio di Chatwin quando spiegava e inseguiva Le vie dei Canti, meglio dei tanti accumulatori seriali di grandezza.
L'australiana Ashleigh Barty dice basta: non vuole di più, ma altro. Curare le piccole cose che le danno gioia e non più servire per il match. E quando sei capace di vincere non solo la partita, ma anche nella vita, meriti applausi. Molti. Grazie Ash, nessuno come te. Né Borg che lasciò nauseato a 26 anni, né la belga Justine Henin, anche lei l'addio a 26, perché troppo ossessionata, né il nuotatore australiano Ian Thorpe, depresso a 24, né sua Maestà Air Jordan che a 30 se ne andò, stanco di basket e affranto per l'uccisione del padre, dopo tre titoli consecutivi a Chicago (rientr&ogr…
Lascia a modo suo. A soli 25 anni. Da numero uno del tennis. Da campionessa pura. Con il suo colpo più vincente e scioccante: la felicità. Meglio di Sinatra che da vecchio cantava My Way, meglio di Chatwin quando spiegava e inseguiva Le vie dei Canti, meglio dei tanti accumulatori seriali di grandezza.
L'australiana Ashleigh Barty dice basta: non vuole di più, ma altro. Curare le piccole cose che le danno gioia e non più servire per il match. E quando sei capace di vincere non solo la partita, ma anche nella vita, meriti applausi. Molti. Grazie Ash, nessuno come te. Né Borg che lasciò nauseato a 26 anni, né la belga Justine Henin, anche lei l'addio a 26, perché troppo ossessionata, né il nuotatore australiano Ian Thorpe, depresso a 24, né sua Maestà Air Jordan che a 30 se ne andò, stanco di basket e affranto per l'uccisione del padre, dopo tre titoli consecutivi a Chicago (rientrò dopo un anno e mezzo). Quelli erano tutti campioni che avevano perso la bussola mentre Ash l'ha (ri)trovata e ora fa rotta verso altri sogni. È sempre stata una diversa, non una star, ma la tennista della porta accanto. E non solo per i tre titoli del Grande Slam: Roland Garros nel 2019, Wimbledon nel 2021, l'Open d'Australia nel 2022 (prima giocatrice di casa a riuscirci dopo 44 anni), ma per la sua sincerità: "Ho dato tutto".
A questo serve lo sport, a capire il mondo, ma soprattutto se stesse. Puoi dare di più? Forse sì, ma quale prezzo e ti interessa? Se ti diverti a stare sul divano di casa, a Ipswich, a sud-est di Brisbane, con famiglia e nipoti, Lucy e Oscar, va bene così. Anche perché Ash a 17 anni, già giocatrice, si era accorta di una sofferenza mentale, era depressa, stanca dei viaggi e delle pressioni per il successo precoce, che l'avevano portata a un trattamento farmacologico. Cosi per 17 mesi si è messa in pausa, giocando a cricket nella squadra professionista dei Brisbane Heat. Nel 2016 aveva ripreso con la racchetta e con un nuovo coach, Craig Tyzzer, rispettoso dei suoi tempi. Il rientro ad alto livello per lei che ha un fisico normale, 1.66 d'altezza, ha richiesto sacrifici e dedizione: 623esima nel 2016, 17esima nel 2017, prima di arrivare in cima. Con le sue manie: niente asciugamano nel primo gioco, mai un sorso d'acqua al primo cambio campo, sempre un'altra racchetta con le palle nuove, borsa imballata e disfatta nello stesso ordine.
Barty è la numero 1 del mondo da 113 settimane consecutive (120 totali), com'era riuscito a Chris Evert: solo Steffi Graf, Serena Williams e Martina Navratilova hanno avuto un regno più lungo. Non lascia perché il suo tennis è superato, anzi in campo sa fare tutto: servizio, dritto, volo, rovescio tagliato, ma perché nonostante quella perfezione le manca qualcosa. Che non sta tra quelle righe. Voleva Wimbledon, l'ha avuto. Voleva l'Australian Open, ha avuto anche quello. Ma dentro le restava un buco, un'insoddisfazione che non si placava, nemmeno con tanti successi. Allora ha capito che doveva smettere di cercare in quel rettangolo e uscire dal campo. Si chiama male di vincere, è una sensazione tossica: l'hanno provata anche Panatta, Noah, Agassi. Quando in bocca hai un sapore amaro e non riesci a goderti niente, perché la folla richiede un altro punto, un'altra volta, e dai campione, ti amiamo, cosa ti costa?
Ash è fidanzata con Gary Kissick, maestro di golf, un ragazzone dal volto placido, la sera si divertono ad andare con amici a bere una birra. Niente celebrity. Lei non odia il tennis come Agassi, anzi ringrazia questo magnifico sport per quello che le ha dato. Lo ha detto commossa nell'annuncio alla sua ex compagna di doppio, Casey Dellacqua, dimostrando di saper chiudere con eleganza il cerchio e di scegliere per l'addio non la grande platea, ma l'amica con cui si è iniziato.
Forse una risposta l'ha avuta a febbraio anche dalla visita all'Uluru, l'enorme montagna rossa, luogo sacro per gli aborigeni, riconsegnato dal governo australiano agli indigeni nel 1985. Lì lei che è una nativa Ngarigo ha portato il suo trofeo di Melbourne e ha giocato a tennis con degli studenti locali per aiutare la comunità. E chissà se sulle orme degli antenati avrà trovato "Le Piste del Sogno" di cui narrava Chatwin e avrà capito che c'è anche una sostenibile leggerezza dell'essere, lontana dal numero in classifica. E che si può lasciare, non per tradire, ma per restare fedeli. Questa è la scelta di Ash: cercare la felicità come persona e non come atleta. Perché lo sport è quello che fai, non quello che sei. Bel colpo.