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Roland Garros Parigi: la finale del 2017 tra Nadal e Wawrinka

Rafa Nadal, vincitore del Roland Garros 2017
Rafa Nadal, vincitore del Roland Garros 2017 
"La decima di re Nadal, dominatore di Parigi. Ora sogna Wimbledon". Così scriveva su Repubblica Gianni Clerici il 12 giugno 2017
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Nadal ha dunque vinto per la decima volta il Roland Garros, come a nessuno era mai riuscito. Ha battuto Wawrinka, retrocesso al ruolo di involontario sparacchiatore, con lo stesso punteggio con cui l'aveva battuto quattro anni fa nei quarti, 6-2, 6-3, 6-1. Ammesso a mia volta sul Centrale, credo come ex-raccattapalle, mi son ritrovato prima del match tra altri Campioni che vi avevano vinto più di una volta, il mio amico Nicola Pietrangeli 2, Manolo Santana 2, Roy Emerson 2, Guillermo Vilas 1, Jan Kodes 2. Nessuno di loro, nelle chiacchere, offriva una chance allo sfidante, nemmeno un re esperto di vela come Juan Carlos, che si era insinuato tra noi. Nemmeno, re a parte, i più qualificati tra gli esperti, i bookmakers, che davano Wawrinka a 5 (cioè se giocavate 100 euro ne incassavate 500) e Nadal a 1,20 (cioè vincevate 20 euro).

Per conto mio, dopo la straordinaria semi dello svizzero contro Murray, speravo in una difesa migliore di Stan, confidando nella sua velocità, superiore negli scambi di rovescio. Niente di simile si è verificato, il fenomeno della terra rossa ha continuato a dominare, a vincere i set con uno scarto preoccupante, quasi giocasse con un handicap (dall'inglese mani nel cappello) favorevole. L'unica, per limitarne la superiore facilità, sarebbe stato invece la scelta contraria, di un handicap in favore del povero Wawrinka, o meglio dei precedenti avversari, che elenco, Paire 6 games, Haase 8, Basilashvili 1, Bautista Agut 5, Carreno Busta 2, Thiem 7, Waw 6 con una media di 5 games a partita.

A proposito di Wawrinka, mi domando, e domanderei al suo allenatore Magnus Norman come abbia pensato di battere Nadal senza suggerire al suo assistito altro che scambi prolungati dal fondo, una guerra di rimbalzi dal risultato scontato. Rileggo le mie note, infatti, e trovo che Stan ha giocato il suo primo drop dopo un'ora e sedici, in una partita che è durata 2 ore e sedici minuti. Mentre, dal fondo, lo svizzero non ha mai tentato una parabola alta sul rovescio bimane di Rafa, costringendolo a un qualche disagio, non dico addirittura a togliere la mano destra dal manico.

È stata, insomma, una vicenda che ha entusiasmato gli spettatori felicissimi di possedere un costoso biglietto, ma che non è giunta ad annoiarmi soltanto per l'ammirazione che mi ispirava Nadal, insieme alla commiserazione per il suo avversario. Ripercorro il punteggio, dal 2 pari del primo set, e trovo, per giungere a 3-0 per Rafa nel secondo, una successione di 28 punti a 9, roba da primo turno. Simile superiorità assoluta, Rafa non l'ha solo raggiunta con il colpo da lui inventato, la famosa "Nadalada", il diritto da destra oppure dal centro, quasi sempre sul rovescio avversario. Nadal ha giocato lunghissimo il suo rovescio bimane, e ha spesso baciato le righe con il lungo linea. Era quasi impossibile attaccarlo, per un avversario come Wawrinka. Un Wawrinka che subiva sempre, nei palleggi, una profondità superiore a quella che riusciva a controbattere, e che si accaniva soltanto a tentare tiri più violenti, e spesso troppo corti o troppo lunghi. Non c'è stata, insomma, partita, per chi rimarrà sempre nella storia come il Re del Rosso, e che, da oggi, ritorna numero due del modo, dietro a Murray. Wimbledon lo aspetta, con i suoi prati non privi di gramigna, e da questa rallentati. Nadal ci ha vinto due volte, nel 2008 e nel 2010. Chissà che non ci riprovi.

di Gianni Clerici

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