Nadal trionfa al Roland Garros: l'impero del Re Sole che non rivendica titoli ma il piacere di giocare
di Emanuela Audisio , di Emanuela AudisioIl Re Sole è lui. Il re della terra (rossa) è lui. Il re degli Slam (22) è lui. Due più degli altri, record maschile. E se non vi piace la monarchia: il Grande Guerriero è lui. Il ruggito più rumoroso nella foresta del tennis è il suo. Non è il caso di avere nostalgia per Rafa Nadal. A 36 anni fa ancora parte del presente, è un re che non smette di combattere per il suo regno. Quando gioca lui quel rettangolo diventa quadrato, come un ring.
Il match point con cui Nadal ha vinto il suo 14° Roland Garros
Certo non è più il ragazzo con i capelli lunghi, un po' troppo buzzurro, che vince a Parigi nel 2005, né quello che nel 2008 non piace al pubblico perché martella il principe Federer senza avere la sua eleganza. Ora è il Rafa di tutti, di quelli che conoscono i guasti della carne. Nessuno fa più caso ai suoi tic che in venti…
Il Re Sole è lui. Il re della terra (rossa) è lui. Il re degli Slam (22) è lui. Due più degli altri, record maschile. E se non vi piace la monarchia: il Grande Guerriero è lui. Il ruggito più rumoroso nella foresta del tennis è il suo. Non è il caso di avere nostalgia per Rafa Nadal. A 36 anni fa ancora parte del presente, è un re che non smette di combattere per il suo regno. Quando gioca lui quel rettangolo diventa quadrato, come un ring.
Il match point con cui Nadal ha vinto il suo 14° Roland Garros
Certo non è più il ragazzo con i capelli lunghi, un po' troppo buzzurro, che vince a Parigi nel 2005, né quello che nel 2008 non piace al pubblico perché martella il principe Federer senza avere la sua eleganza. Ora è il Rafa di tutti, di quelli che conoscono i guasti della carne. Nessuno fa più caso ai suoi tic che in venti anni sono aumentati, ma che non vengono più derisi. A vedere la sua ossessiva meticolosità, come sistema le bottigliette, come stende e piega bene l'asciugamano, viene da pensare che un marito o un figlio così sarebbero benvenuti a casa. Ora che ha la testa spelacchiata, le dita della mano sinistra incerottate, le rughe di chi ha troppo faticato sotto il sole, ora che la sua forza è arrugginita, lo amano. Perfino re Felipe VI di Spagna, quando gli dà la mano per congratularsi, sembra intimidito, come se avesse usurpato il titolo.
Forse è il caso di tralasciare la firma Big Three per andare verso quella di Big One: 14° titolo al Roland Garros, 63° sulla terra, 30ª finale Slam, 305 successi, 11 game consecutivi rifilati al giovane 23enne norvegese Ruud (solo di nome, tenero di fatto). Combatterà ancora, Rafa. Lo ha detto: "Farò di tutto per esserci, ma non in questa maniera, con un piede insensibile, con le iniezioni che bloccano il nervo. Quanto a Wimbledon, è una priorità, dico sì agli antidolorifici, ma non sono più disposto a fare delle infiltrazioni per giocare, non è la mia filosofia. La prossima settimana proverò un trattamento".
Il match point con cui Nadal ha vinto il suo 14° Roland Garros
Il più bel colpo di Nadal non è stato il dritto micidiale da ko ma il rivendicare che a lui piace giocare. Con il trofeo di Parigi in mano non aveva gli occhi del ragioniere che mette in cassa l'ultima vincita, ma del bambino contento del suo gioco.