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Nadal trionfa al Roland Garros: l'impero del Re Sole che non rivendica titoli ma il piacere di giocare

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Il più bel colpo di Rafa a Parigi non è stato il suo micidiale dritto, ma il rivendicare che lui si diverte. E con il trofeo in mano aveva gli occhi del bambino contento
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Il Re Sole è lui. Il re della terra (rossa) è lui. Il re degli Slam (22) è lui. Due più degli altri, record maschile. E se non vi piace la monarchia: il Grande Guerriero è lui. Il ruggito più rumoroso nella foresta del tennis è il suo. Non è il caso di avere nostalgia per Rafa Nadal. A 36 anni fa ancora parte del presente, è un re che non smette di combattere per il suo regno. Quando gioca lui quel rettangolo diventa quadrato, come un ring. 

Il match point con cui Nadal ha vinto il suo 14° Roland Garros

Certo non è più il ragazzo con i capelli lunghi, un po' troppo buzzurro, che vince a Parigi nel 2005, né quello che nel 2008 non piace al pubblico perché martella il principe Federer senza avere la sua eleganza. Ora è il Rafa di tutti, di quelli che conoscono i guasti della carne. Nessuno fa più caso ai suoi tic che in venti…

Il Re Sole è lui. Il re della terra (rossa) è lui. Il re degli Slam (22) è lui. Due più degli altri, record maschile. E se non vi piace la monarchia: il Grande Guerriero è lui. Il ruggito più rumoroso nella foresta del tennis è il suo. Non è il caso di avere nostalgia per Rafa Nadal. A 36 anni fa ancora parte del presente, è un re che non smette di combattere per il suo regno. Quando gioca lui quel rettangolo diventa quadrato, come un ring. 

Il match point con cui Nadal ha vinto il suo 14° Roland Garros

Certo non è più il ragazzo con i capelli lunghi, un po' troppo buzzurro, che vince a Parigi nel 2005, né quello che nel 2008 non piace al pubblico perché martella il principe Federer senza avere la sua eleganza. Ora è il Rafa di tutti, di quelli che conoscono i guasti della carne. Nessuno fa più caso ai suoi tic che in venti anni sono aumentati, ma che non vengono più derisi. A vedere la sua ossessiva meticolosità, come sistema le bottigliette, come stende e piega bene l'asciugamano, viene da pensare che un marito o un figlio così sarebbero benvenuti a casa. Ora che ha la testa spelacchiata, le dita della mano sinistra incerottate, le rughe di chi ha troppo faticato sotto il sole, ora che la sua forza è arrugginita, lo amano. Perfino re Felipe VI di Spagna, quando gli dà la mano per congratularsi, sembra intimidito, come se avesse usurpato il titolo.

Ormai è ufficiale: Rafa spesso non riesce a camminare, la sua fragilità fisica gli ha fatto appena dire: "Preferirei un piede nuovo a un titolo del Roland Garros". Insomma, preferisco vivere da uomo, che vincere. Quello che un campione non dovrebbe mai dire, ma nemmeno pensare. E infatti ha giocato con il piede (sinistro) narcotizzato da infiltrazioni: "Non lo sentivo, non avevo sensibilità". E per la prima volta il suo medico lo ha seguito per tutta la durata del torneo a Parigi. 

Forse è il caso di tralasciare la firma Big Three per andare verso quella di Big One: 14° titolo al Roland Garros, 63° sulla terra, 30ª finale Slam, 305 successi, 11 game consecutivi rifilati al giovane 23enne norvegese Ruud (solo di nome, tenero di fatto). Combatterà ancora, Rafa. Lo ha detto: "Farò di tutto per esserci, ma non in questa maniera, con un piede insensibile, con le iniezioni che bloccano il nervo. Quanto a Wimbledon, è una priorità, dico sì agli antidolorifici, ma non sono più disposto a fare delle infiltrazioni per giocare, non è la mia filosofia. La prossima settimana proverò un trattamento". 

Il match point con cui Nadal ha vinto il suo 14° Roland Garros

Come ha spiegato bene Mats Wilander: "Lui non ha un infortunio, lui è un giocatore infortunato". Nadal ha da sempre, ma se ne è accorto solo nel 2005, la sindrome di Müller-Weiss, una malattia molto rara e degenerativa, caratterizzata dalla frammentazione e dalla necrosi dello scafoide tarsale. Si può operare, ma dopo Rafa (comunque alla fine) sarà perso non solo per il tennis, ma anche per l'attività sportiva normale. "E io vorrei in futuro potermi divertire con gli amici, giocare a pallone con loro, continuare a fare movimento". Meglio la vita che diventare un accumulatore seriale di titoli. Non gli interessa passare alla storia come il più mitico o il più grande, certo non gli dispiace, ma non a questo prezzo. Stesse parole anche se in età diversa dette dall'australiana Ash Barty, numero uno mondiale, nel dare addio al tennis ad appena 25 anni, preferendo la felicità personale alla fama. 

Il più bel colpo di Nadal non è stato il dritto micidiale da ko ma il rivendicare che a lui piace giocare. Con il trofeo di Parigi in mano non aveva gli occhi del ragioniere che mette in cassa l'ultima vincita, ma del bambino contento del suo gioco.