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Ultimo atto a Parigi: il 'solito' Nadal o la sorpresa Ruud?

Nadal e Ruud (ansa)
Oggi alle 15 la finale maschile del Roland Garros. Il 36enne spagnolo cerca la 14esima vittoria sulla terra rossa francese, al norvegese serve una vera e propria impresa
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PARIGI - "Ma perché, la giocano la finale al Roland Garros? Non gliela consegnano automaticamente la coppa a Rafa Nadal?". Ecco, come nel calcio esistono le chiacchiere da bar, anche nel tennis c'è qualcosa di simile. Accade nei circoli, soprattutto, dove ci si vede per incrociare le racchette. E, in questi luoghi, il pensiero è più o meno unanime: "Ma come potete pensare che un qualsiasi Ruud possa battere, in finale poi, lo spagnolo?". Ancora: "Ma perché, i norvegesi giocano a tennis? Non sono quelli dello sci di fondo?". Infine: "Ma Ruud non è quel ragazzino che è andato ad allenarsi all'Academy di Nadal, a Maiorca? E dovrebbe batterlo al Roland Garros? Siamo seri, su...". 

PARIGI - "Ma perché, la giocano la finale al Roland Garros? Non gliela consegnano automaticamente la coppa a Rafa Nadal?". Ecco, come nel calcio esistono le chiacchiere da bar, anche nel tennis c'è qualcosa di simile. Accade nei circoli, soprattutto, dove ci si vede per incrociare le racchette. E, in questi luoghi, il pensiero è più o meno unanime: "Ma come potete pensare che un qualsiasi Ruud possa battere, in finale poi, lo spagnolo?". Ancora: "Ma perché, i norvegesi giocano a tennis? Non sono quelli dello sci di fondo?". Infine: "Ma Ruud non è quel ragazzino che è andato ad allenarsi all'Academy di Nadal, a Maiorca? E dovrebbe batterlo al Roland Garros? Siamo seri, su...". 

Tutto sommato c'è un fondo di analisi, non sono solo chiacchiere e sfottò da bar. Ed effettivamente oggi, alle ore 15, sul Campo Chatrier del Roland Garros, entreranno in campo un tipo che ha conquistato lo Slam rosso tredici volte (e 21 complessivi) e uno sfidante alla sua prima volta in una finale dei quattro Major. Uno sfidante, Casper Ruud appunto, che nel 2013 si faceva scattare la foto ricordo di lui ragazzino spettatore a Parigi. Inutile dirvi chi c'era sul campo, e chi ha vinto. Ci sono poi anche altre foto ricordo, quelle di un Ruud un po' più cresciuto proprio con Rafa a Maiorca. 

Ma, al di là di queste argomentazioni, come definirle, emotive bisogna aggiungere quelle tecniche: Ruud è un ottimo giocatore, è numero 8 del mondo, ma non è un tennista di potenza, esplosivo. Lo si può inserire nella categoria dei giocatori di resistenza: ottime doti atletiche, capacità di soffrire. Esattamente nella stessa categoria di Rafa Nadal, che però è avanti anni luce ed è oggettivamente imbattibile. 

Certo, lo spagnolo venerdì ha compiuto 36 anni, ha il piede malconcio e qualche altro acciacco qua e là che non conosciamo, ma giunto alla sua quattordicesima finale davvero non si riesce a immagine che possa perderla: non è mai accaduto. Al Roland Garros le tre volte che ha perso è stato nei turni precedenti. 

Certo, poi c'è l'imponderabile: vedi quello che è accaduto a Zverev con la caduta, l'infortunio e il ritiro. Ma anche considerando altri fattori - come il fatto che non si siano mai incrociati prima sul campo, oppure la pioggia a Parigi e dunque la chiusura del tetto con una partita indoor e rimbalzo diverso della palla - e aggiungendo il totale rispetto per Ruud (che Nadal gli ha già tributato: come persona, come tennista e come famiglia), davvero bisogna immaginare un mondo rivoltato per veder trionfare il norvegese. In futuro, perché no? Ma non oggi, 5 giugno 2022. Parigi vuole incoronare per acclamazione lo spagnolo.