"Aguanta Rafa". Deve essersene ricordato a un certo punto Daniil Medvedev. La frase, ormai celebre, era quella che Toni Nadal, zio di Rafa appunto, usa per svezzare i giovani ragazzini che frequenta l'Academy di Maiorca, mostrando come esempio per tutti le capacità del nipote alla fatica e alla resistenza.
Domenica notte, a New York, il russo ha provato l'impossibile: indietro 5-7 e 3-6, ha trascinato cocciutamente la finale degli Us Open al quinto set. Ma, nonostante l'Arthur Ashe Stadium lo sostenesse da pazzi ("volevano più tennis e io ho dato il cuore"), ha dovuto cedere allo spagnolo ora giunto al 19° Slam e a una sola distanza da Roger Federer. "Ricorderò questa partita anche quando avrò 70 anni" ha detto Medvedev, mentre per la prima volta è stato visto piangere Rafa Nadal. " Apoteosico" hanno titolato i media spagnoli, inchinandosi come tutti gli appassionati di ogni sport. Il mondo ha celebrato il mancino di Maiorca che, a 33 anni, continua a dare lezioni a chi ne aveva pronosticato il tramonto. Perché? Proviamo a fare un viaggio nel suo mondo personale.
<<la finale degli Us Open del 2017>>
Gli infortuni di Nadal
"Rafael non è un giocatore di tennis, è una persona infortunata che gioca a tennis e questo è molto difficile ". Anche questa frase è di zio Toni. Effettivamente ha rischiato la fine della carriera nel 2009 e nel 2012, per colpa del logoramento delle cartilagini. Ginocchia, caviglie, addome, adduttori, polsi, spalle, schiena: in realtà non c'è una parte del suo corpo che non l'abbia tormentato.
Nadal e i trattamenti medici
Le ginocchia erano affette dalla sindrome di Hoffa, e lui reagì cercando soluzioni: "Ho fatto un trattamento al plasma e uno con le cellule staminali". Per la schiena spiegò cosa aveva accettato di fare: "Prendono il plasma del sangue, lo centrifugano ed estraggono fattori di crescita che vengono iniettati per favorire la rigenerazione delle cellule". Nel tempo, però, ha cambiato dieta (a Roma lo hanno visto divorare un salmone intero), e ha snellito il suo corpo per non appesantire ossa e articolazioni e diminuire il rischio di infortuni. Poi ha usato altre idee alternative: la fiala di acqua marina del Mar Cantabrico con i sali contro la disidratazione nel 2015 a Melbourne, e adesso invece i datteri al posto degli integratori. "Ho modificato il mio gioco in base agli infortuni".
<<la finale degli Us Open del 2018>>
Le motivazioni di Nadal
Ma se un tipo che può vantare un patrimonio personale di 300 milioni di dollari continua a giocare a tennis è per un altro motivo. Uno solo, molto semplice: "Gioco perché amo il mio sport. Non è che la cosa mi rende più o meno felice, perché la mia felicità viene dalla soddisfazione personale". Con il trionfo di Flushing Meadows Rafa Nadal ha prenotato la poltrona di n. 1 a fine anno: Djokovic, oggi leader, dovrà darsi molto da fare per impedirlo. Ma lo spagnolo tiene il profilo basso: "Se riesco a tornare numero uno, fantastico. Ma non è la mia priorità. Non posso perdere energie o tempo per questo. Voglio solo essere competitivo il più possibile".
Nadal oltre il tennis
Perché c'è altro, oltre alla racchetta: "Devo pensare anche alle altre cose". Magari al matrimonio con Xisca (Francisca) Perello, riservata fidanzata che lo segue da ormai 14 anni. L'evento è programmato per questo autunno, probabilmente più in inverno. Ma non c'è solo l'amore: Nadal ha diversificato le sue attenzioni anche nel campo del business, specificatamente nel campo della ristorazione: con Pau Gasol, Rudy Fernandez e Enrique Iglesias ha aperto una catena di ristoranti a Madrid, invece a Londra ha trovato un altro socio d'eccezione: Cristiano Ronaldo. Questo è Rafa, il suo stile: il tennis sarà meraviglioso, ma la vita offre sempre di più.