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Serena Williams ko agli Us Open nell'ultimo match della carriera: errori e lacrime. Il primo 'grazie' è per papà Richard

(ansa)
La campionessa statunitense, 23 Slam in carriera, si arrende in tre set all'australiana Ajla Tomljanovic. Carriera finita? "Chissà, non si sa mai"
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NEW YORK - Stavolta è finita davvero. Ventisette anni di carriera e ventitré titoli del Grande Slam si chiudono qui, con la pallina di dritto che si ferma sulla rete nel silenzio dei 24mila che affollano l'Arthur Ashe Stadium di New York. Serena Williams perde al terzo turno, lo fa in tre set, 5-7 7-6 1-6, al termine di una partita buttata via molte volte, dal 5-3 a 5-7 nel primo set, da 5-2 a 7-6 nel secondo e dall'1-0 a 1-6 nel terzo.

La carriera della campionessa americana finisce come non avrebbe voluto. Come segno del destino Serena perde l'ultima possibilità di raggiungere il record di 24 Slam dell'australiana Margaret Court e a toglierle questa speranza è un'altra australiana, naturalizzata anche se di origine croata, Ajla Tomljanovic, 29 anni, numero 46 del mondo.

NEW YORK - Stavolta è finita davvero. Ventisette anni di carriera e ventitré titoli del Grande Slam si chiudono qui, con la pallina di dritto che si ferma sulla rete nel silenzio dei 24mila che affollano l'Arthur Ashe Stadium di New York. Serena Williams perde al terzo turno, lo fa in tre set, 5-7 7-6 1-6, al termine di una partita buttata via molte volte, dal 5-3 a 5-7 nel primo set, da 5-2 a 7-6 nel secondo e dall'1-0 a 1-6 nel terzo.

La carriera della campionessa americana finisce come non avrebbe voluto. Come segno del destino Serena perde l'ultima possibilità di raggiungere il record di 24 Slam dell'australiana Margaret Court e a toglierle questa speranza è un'altra australiana, naturalizzata anche se di origine croata, Ajla Tomljanovic, 29 anni, numero 46 del mondo.

 

Nonostante Serena non volesse arrendersi, l'avversaria ha mantenuto la freddezza nei colpi di dritto e a incrociare, mettendo in difficoltà la leggenda, che ha finito per sbagliare in modo insolito, con il 70 per cento di errori nel dritto, alternando colpi magistrali, di pura classe, come una volée nel finale, un paio di recuperi straordinari sotto rete nonostante i suoi quasi 41 anni. A ogni colpo vincente, Serena ha finito per liberare un urlo che ha infiammato il pubblico. Ma non è bastato. E' stato tutto un lento e inesorabile conto alla rovescia. L'ultimo drammatico gioco, durato quattordici minuti, segnato da continui capovolgimenti, ha scritto il capitolo finale di una storia irripetibile.

 

E' pazzesco pensare come dopo ventisette anni di carriera straordinaria, Serena ancora volesse allungare la sua vita sul campo, si aggrappasse a ogni punto, spaventata all'idea di chiudere davvero e uscire al terzo turno, come aveva fatto nel secolo scorso quando era stata battuta da una romena, Irina Sprilea. Era il '98, la sua avversaria di stasera aveva appena cinque anni. La partita è stata abbastanza lunga, tre ore e cinque minuti, da lasciare spazio ai pensieri, soprattutto ai cattivi pensieri, in campo e sugli spalti: in certi momenti Serena avrà guardato l'avversaria e pensato che lei sarebbe stata forse l'ultima della sua carriera. Quale sarebbe stato il colpo finale? Un punto dell'avversaria o un suo errore? Cosa le avrebbe fatto meno male?

(afp)

Il pubblico continuava a riprendere ogni azione con i cellulari per immortalare il momento. Volevano che non finisse mai e volevano che finisse subito, per mettere fine all'angoscia dell'addio. I segni di cedimento di Serena, rimasta nel finale ferma sulle gambe e impotente davanti ai colpi profondi dell'australiana, hanno fatto scattare più volte il countdown e la nostalgia del pubblico, quello stipata sugli spalti, quello che seguiva il match fuori dall'arena, attraverso il maxischermo, e quello a casa, per strada, nei pub. L'australiana, sola contro tutti, sapeva che ogni suo punto stava provocando la delusione del mondo, e anche un po' la sua ("ero triste perché sapevo cosa significava", dirà poi), ma ha giocato a suo modo per la storia: resterà negli annali come l'ultima avversaria di Serena, l'ultima a batterla. Non ci sarà rivincita.

Quando la risposta della campionessa è finita sulla rete, Ajla non ha esultato per rispetto della leggenda. Il momento dopo la fine è durato poco, molto meno di quello che forse il pubblico si aspettava. Serena è stata intervistata in campo e ha salutato la sua famiglia, tra le lacrime. "Grazie papà, so che mi stai guardando, grazie mamma - ha detto  - è stata una bella avventura. Queste sono lacrime di gioia, penso. Non so. Ma io non sarei Serena se non ci fosse stata Venus. Grazie, Venus". Alla sorella, seduta nel box dei Williams, sono salite le lacrime. Quando l'intervistatrice ha poi chiesto alla leggenda: "Ma non è che ci stai ripensando e non ti ritiri più?", Serena ha sorriso e risposto: "Non penso, ma chissà. Non si sa mai". Poi è andata via, di corsa, stavolta senza fermarsi a firmare gli autografi.